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‘Sulla mia pelle’, un film necessario

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“Quando smetteremo de raccontà sta stronzata delle scale? Quando le scale smetteranno de menarce”                    dialogo tratto dal film.

 

Sulla mia pelle’ è un dovere, un film duro e crudo ma necessario a rendere giustizia ad un evento che di giustizia non ne ha. È un film straziante, che racconta gli ultimi giorni di vita di Stefano Cucci, dall’arresto alla morte nel reparto di Medicina protetta dell’ospedale Sandro Pertini.

Una pellicola che ti provare rabbia ma allo stesso tempo amarezza per la morte di un ragazzo che nonostante tutto non lo meritava. Un’angoscia continua e incessante poiché lo spettatore è consapevole della storia ma è comunque capace di provare un sentimento di sorpresa nell’apprendere come tutto è realmente successo.

Straziante è sapere come a Stefano Cucchi gli sia stato negato di vedere il proprio avvocato e la propria famiglia anche quando le sue condizioni fisiche erano allo stremo. Si capisce chiaramente come siano stati violati i diritti fondamentali di un individuo, violazioni mai giustificate dal fatto che fosse un detenuto o un ex tossicodipendente. Nulla può scagionare la violenza gratuita di chi si nasconde dietro un distintivo, di chi fa finta di non vedere anche di fronte ad un viso livido e alla sua impossibilità quasi totale di deambulare. Una storia che ha dell’incredibile, che fa specie e fa caso, nonostante le sentenze si contraddicano l’una con l’altra. Una vicenda evitabile ma che ha confermato il clima di omertà che si nasconde dietro le fila dell’Arma.

Sulla mia pelle’ è la celebrazione della potenza visiva dell’immagine che non sempre ha bisogno di essere spiegata, che non ha la necessità di dialoghi ridondanti ma che è spesso composta da silenzi che sanno dire tutto. È una pellicola che riesce a comunicare a livello fisico quello che il protagonista stava provando, il suo dolore, il suo abbandono e che non regala mai un sorriso perché non c’è nulla da ridere. Lo spettatore in quel momento si sente come un membro della famiglia, desideroso di verità e di giustizia.

Stefano Cucchi non ne esce da eroe perché non lo è, non è l’obiettivo del regista Alessio Cremonini. Stefano è semplicemente un ragazzo che, nonostante provenga da una buona famiglia che lo ama e lo supporta, ha fatto delle scelte sbagliate e che continua a prendere strade sbagliate. Questo però non legittima quello che gli è successo.

La riuscita del film è dovuta alla scelta di Alessandro Borghi come protagonista che è riuscito ad impersonare talmente bene Stefano Cucchi tanto da rendere quasi irriconoscibile la differenza tra le loro voci, il modo di muoversi, lo sguardo perso e sofferente. Il cast scelto, così severo, riesce a far percepire il clima che si stava respirando nelle mura della casa delle geometra Giovanni Cucchi.

Grazie a chi ha avuto il coraggio di realizzare una pellicola così necessaria ma allo stesso tempo difficile, consapevoli che la verità dovrà ancora venire fuori.

Sara Carullo

Salve a tutti, sono Sara Carullo, una studentessa di scienze politiche con la passione della scrittura. Mi piace analizzare ciò che mi circonda per comprendere meglio le dinamiche della società in cui vivo ma sempre con un tocco personale.

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