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Bari-Qualità e tecnica: 4 gol alla Sancataldese

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Orgoglio e Pregiudizio di Jane Austen. Già l’orgoglio di rappresentare città di Bari, ottava in Italia e con potenzialità da serie A, ed il pregiudizio di militare in serie D. Il gap che questo Bari di De Laurentiis ha cercato, e cercherà, di cancellare con la logica imprenditoriale prestata al calcio come sta facendo al Napoli.

Cornacchini aveva detto in conferenza stampa che occorreva motivare sempre i giocatori, perché ogni gara deve essere a se’ stante, di non pensare che la D sia una passeggiata, di non sentirsi superiori a nessuna squadra, di rispettare l’avversario e di far prevalere la qualità la tecnica con quella rosa messagli a disposizione da Giuntoli, mantenendo alta la concentrazione senza caricare troppo di responsabilità i suoi ragazzi che, per quasi il 100%, esordivano in uno stadio così prestigioso. Il timore era pure quello dell’emozione che spesso fa brutti scherzi. Ma così non è stato, sembravano ragazzi già svezzati pronti alle grandi battaglie sciorinando anche un ottimo gioco. Una gara piena di insidie doveva essere questa contro la Santacataldese, avversario rognoso ma con qualità che qui si sarebbe chiuso a riccio in difesa, così come faranno tutte, e che avrebbe affidato a quei tre lì davanti – Ficcarrota su tutti – di pungere la difesa del Bari e dare slancio alla squadra, e i nisseni, sua pur carenti di tecnica, hanno confermato le premesse giocando senza paura.

4-3-3 per Cornacchini che ha mandato in campo, praticamente, lo stesso “undici” di Messina con Marfella in porta, Aloisi e D’Iganzio terzini, Cacioli e Mattera stopper centrali, Hamlili e Langella mezzali, Bolzoni regista centrale di centrocampo, Neglia e Floriano ali esterne e Simeri attaccante centrale. Gli ha risposto Mascara con Franza in porta, Florio e Maimone terzini, Zappalà e Di Marco centrali di difesa, Condorelli e Costanzo mezzali con Di Stefano centrale, Lo Giudice e Ficarrotta ali esterne e Giarrusso attaccante centrale.

Mai il Bari ha perso la bussola, nonostante qualche puntatina nissena in area del Bari come al 16′ quando, prima Costanzo e poi Giarrusso, han fatto tremare i biancorossi. Ma poi solo Bari: super Neglia con una doppietta ed un assist da Dio per Floriano che da solo ha saltato Frenza , quindi la spalla di Pozzebon han fatto il resto. Senza dimenticare le numerose occasioni sbagliate. Poi solo e sempre Bari con un centrocampo da favola ed una difesa straordinaria, senza dimenticare il tridente davanti. Un rigore concesso per atterramento di Ficcarrota da parte di Mattera ha accorciato le distanze tra le due squadre, poi questo Bari mai domo ha siglato il quarto gol.

Il Bari nell’umiliante serie D che detta legge è un’opera lirica per i tifosi del Bari abituati a palcoscenici più consoni al su blasone, una sinfonia il la maggiore per la quale la città non vedeva l’ora di emozionarsi sebbene in una categoria inferiore. E i 700 di Messina ne son stati un gustoso antipasto. Questa con la Sancataldese, in settimana mostratasi spavalda di venire al San Nicola per “conquistarlo”, forse tropo azzardatamente, non è stata solo una scontata e banale vittoria, ma anche una gara che ha ribadito sprazzi di bene auguranti auspici.

Dopo Messina la sfida contro il paesino nisseno di San Cataldo vicinissimo a Caltanissetta, si può parlare di segnali chiari e forti che arrivano dalla Sicilia, segnali di squadra competitiva che mira a diventare una vera e propria corazzata del torneo. E questa seconda gara di campionato ha evidenziato le distanze assiderali rispetto al target del girone. Che sia più forte di tutto il girone è ancora presto per affermarlo, ma le premesse son quelle che, con ogni probabilità, questo Bari farà una corsa a se’ stesso, del resto il segnale irradiato da De Laurentiis è abbastanza chiaro: qui si è maledettamente di passaggio, come nella vita, e miriamo quanto prima ad arrivare là dove ci compete. E per concretizzare il tutto, il Presidente onorario si è affidato al suo fido Giuntoli per costruire, categoria per categoria, una squadra vincente anche se, oggettivamente, non è stato facile sia per l’inevitabile difficoltà nel reperire la gente giusta, sia per il tempo ridotto a disposizione avuto, sia per i vari punti fermi come gli under indispensabili da reperire. Non, dunque, una cosa facile, ma a Napoli, dove le sfogliatelle sono squisitissime come la pizza, di calcio se ne intendono ad alti livelli con le conoscenze giuste, coi contatti giusti e con tutto un entourage competitivo, così da costruire una squadra che tenda a superarsi per non avere noie nei mesi difficili quando occorrerà staccare tutti con un bye bye per oggettiva differenza tecnica, e così, anche, da non avere eventuali problemi nel rush finale. Sarà così? Lo speriamo tutti anche se – sia detto in tutta onestà – basterebbe essere promossi in qualunque modo, sia arrivando primi, sia attraverso i playoff anche se questa ipotesi è meglio eliminarla dalla mente, solo per specificare che la promozione deve essere l’obiettivo del Bari e, contemporaneamente, accattivarsi le simpatie del pubblico che, quantunque folto, è pur sempre ridotto rispetto agli anni scorsi.

Fin troppo chiara la tattica di Cornacchini: squadra votata all’attacco, grande qualità in avanti con giocatori che hanno grande confidenza col pallone e col gol come se fossero di categoria superiore, presunti panchinari inclusi in quanto se si va a leggere la panchina si può notare che grossa differenza tra di loro non c’è così da non risentirne qualitativamente e strategicamente.

Il modulo di gioco è il rassicurante 4-3-3, guarda caso come il Napoli di Ancelotti, costituito da imprevedibilità, di estro e di fantasia, movimenti eccellenti, tagli, diagonali da disorientare gli avversari, con Neglia, Simeri e Floriano, un tridente che può benissimo reggere in serie B (ma anche in A, almeno nelle parti basse). Si gioca con qualità con grande spirito di squadra attraverso il talento di ognuno di loro, anche in difesa con Mattera, Di Cesare e Cacioli, un trio di difficile imitazione capaci, tutti i giocatori, di sana pazzia calcistica che, talvolta, ci vuole pure e che fa, spesso, la differenza. E di Hamlili, di Feola, di Langella e di Bolzoni ne vogliamo parlare? Abili, scattanti, mezzali e registi centrocampisti dotati di ottima tecnica e di tanta qualità, giocatori che fanno la differenza in campo.

Floriano si è imposto sin da Messina con tocchi di classe, finalizzazioni efficaci da serie superiore, ripetendosi oggi contro i nisseni con disarmante facilità, superando gli avversari con estrema padronanza ed anche con imbarazzante facilità.

Poi quel Neglia sulla fascia che di qualità ne ha da vendere che ha evidenziato grande padronanza di azione, capace di saltare l’avversario in scioltezza, bravissimo nel difficile uno contro uno che sarà determinante in occasione di partite dal coefficiente alto allorquando si dovrà fare i conti con squadre abbottonate in un ideale modulo 7-3-0.

Quindi Simeri, un centravanti completo, una punta di grande movimento, che dona incroci, diagonali, profondità e movimento per agevolare l’inserimento dei centrocampisti, eccellente nel far salire la squadra quando si ha il baricentro troppo basso, capace di custodire quanto basta il pallone per non disperderlo inutilmente, grazie anche al suo dotatissimo fisico, non a caso diventato già beniamino dei tifosi. Senza dimenticare Pozzebon il cui apporto risulterà determinante. Ed oggi era fuori un certo Ciccio Brienza da Ischia (o da Cantù, fate vobis) che quando rientrerà, regalerà qualità su qualità, esperienza e sicurezza, anche se part time, tutte caratteristiche che risulteranno utili a questa squadra già parecchio avanti con tecnica e qualità.

Massimo Longo

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