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Moavero: “L’Ue ha sbagliato Ma è l’unico scudo ai nazionalismi”

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«L’Europa ha fatto errori Ma i nazionalismi estremi distruggono l’Unione».

«La Ue ha dimostrato di saper costruire la pace, non dobbiamo dimenticarlo».

 «I difetti di Bruxelles sono numerosi: è un’opera incompiuta».

«IL NAZIONALISMO esacerbato è antitetico al progetto d’integrazione europea. I nazionalismi eccessivi possono davvero distruggere quanto si è laboriosamente fatto dal 1950 in avanti nel nostro continente». Il ministro degli Esteri Enzo Moavero Milanesi è un europeista a tutto tondo e ha ben caro il valore della memoria storica. E da qui parte per rivendicare i meriti e denunciare i limiti dell’Unione.

Ministro Moavero, lei celebrerà il 75° anniversario della strage di Marzabotto. E perla prima volta saranno assieme il nostro ministro degli Esteri e quello tedesco. Qual è la valenza di una celebrazione congiunta? «E una prima volta ed è importante perché in questa fase del rapporto tra Italia e Germania, dimostra due cose. Da una parte, che i due Paesi hanno entrambi superato gli orrori della Seconda guerra mondiale e sono stati capaci di riacquisire le piene libertà democratiche, nonché di intraprendere la via dell’integrazione europea. Dall’altra parte, che hanno un rapporto vitale di amicizia, che può essere vivacemente dialettico ma che si fonda su una salda comunania di ideali».

Il presidente Mattarella, nel suo messaggio per la ricorrenza, dice che «i germi dell’odio non sono mai sconfitti per sempre». La xenofobia montante in vari Paesi sembra dargli ragione. Ci eravamo forse illusi? «Forse, anche se la “cortina di ferro” ci mostrava in Europa una pericolosa contrapposizione. Quando cadde, in tanti pensammo di aver girato per sempre la pagina, ma quanto successe nell’ex Jugoslavia all’inizio degli anni ’90 ci rammentò che i massacri, di cui Marzabotto è un simbolo, non sono seppelliti nei libri di storia. Questi fantasmi di odi antichi ci sono e dobbiamo fare molta attenzione a non risvegliarli».

Cosa ha fatto e cosa può fare l’Unione europea per garantire la pace, la prosperità e i diritti nel vecchio continente?

«L’Unione ha dimostrato, in maniera inoppugnabile, la capacità di costruire la pace tra i popoli europei. Oggi, lo diamo per acquisito, ma a ben vedere si tratta di un passo di portata epocale. Per i nostri nonni e avi, una guerra a generazione era normale. Adesso è impensabile. Un altro merito dell’integrazione europea è la diffusione di un inedito benessere per tutti i popoli che ne fanno parte. Tuttavia, il mondo sta cambiando, ci sono nuovi protagonisti. Noi europei dovremmo interrogarci su quello che i nostri Stati possono fare da soli, rispetto a quanto possiamo fare insieme».

E quindi l’integrazione euro è una strada ineluttabile?

«Credo sia la strada migliore. Ma dobbiamo percorrerla affrontando le insidie che abbiamo davanti. C’è una sfida economica e occupazionale, bisogna governare i flussi migratori, incombe il cambiamento climatico, occorre tenere il ritmo dell’innovazione continua. Solo se dimostriamo che insieme gestiamo meglio queste emergenze molto concrete, i nostri cittadini potranno credere nell’Europa. Invece, se non riusciamo a dare risposte, rischiamo che questo progetto in teoria ineluttabile, si riveli alla prova dei fatti incapace di rispondere alle aspettative».

La preoccupa l’avanzata in molti paesi europei di nazionalismi con venature xenofobe?

«Preoccupa, perché il nazionalismo esacerbato è proprio antitetico al progetto d’integrazione europea. Dico sempre che gli Stati, aderendo all’Ue, rinunciano a una parte dell’esercizio esclusivo della loro sovranità nazionale, per condividerla con altri Stati. Questa è l’essenza base della costruzione europea. L’Ue non è ancora una federazione, ma è già molto di più di una semplice organizzazione internazionale tra Stati. Il ritorno dei nazionalismi riduce la condivisione e può negarla. In una tale, possibile deriva c’è più di un pericolo: infatti, i nazionalismi eccessivi possono davvero distruggere quanto si è laboriosamente fatto dal 1950 in avanti nel nostro continente».

Intanto la popolarità dell’Ue è ai minimi, e non solo in Italia

«I difetti sono numerosi nell’Unione europea, un’opera non ancora compiuta, con istituzioni dall’apparenza federale che però non lo sono. Spesso le attese sono superiori ai risultati, non di rado deludenti o tardivi. Basti pensare alle risposte altalenanti alla grande crisi economica globale o alle carenze di fronte alle epocali migrazioni».

E quindi, come rilanciare l’Ue?

«Per rilanciare l’Ue bisogna ritrovare lo spirito di condivisione. Un’Europa migliore è possibile e necessaria. Ma per farlo serve, a chi fa politica e a chi governa, una grande capacità di autentica leadership».

 

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