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Ennesimo suicidio nel Corpo della Guardia di Finanza

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di Lorenzo Lorusso

Il colonnello Massimiliano Giua, comandante provinciale della Guardia di Finanza di Terni, si è tolto la vita.
Meno di un anno fa, sempre in Umbria, si era tolto la vita, a soli 58 anni, il generale del Corpo Forestale (poi assorbito dall’Arma dei Carabinieri) Guido Conti.
Cosa potrebbe accomunare i due suicidi non è dato sapere e forse non c’è neppure un filo comune, però, negli ultimi decenni, i suicidi – a livello nazionale – tra i dipendenti delle Forze di Polizia ad ordinamento militare sono stati tanti, a nostro avviso troppi. Fu lo stesso ex comandante generale del Corpo della Guardia di Finanza, Roberto Speciale, ad emanare – qualche anno fa – una sorta di circolare che aveva più il sapore di un disperato appello ai suoi dipendenti (non fatelo!) piuttosto che di un asettico commento o necrologio. Il generale, nell’ambito della circolare, citava i numerosi suicidi avvenuti nell’ambito delle Fiamme Gialle; suicidi che non avevano risparmiato nessun grado della gerarchia militare, dai semplici finanzieri ai generali erano stati troppi a togliersi la vita improvvisamente e senza un apparente motivo. Un caso che ha fatto e continua a fare statistica a livello europeo, purtroppo in negativo, solo la Finlandia ha delle statistiche peggiori delle nostre. Ma nel caso del paese scandinavo la motivazione principale sembrerebbe essere la quasi totale carenza dei raggi solari, quindi una cronica mancanza di produzione della serotonina, che sovrintende al buon umore.
La depressione, è risaputo, non guarda in faccia a nessuno, ricco o povero, generale o soldato, è un po’ come sono l’uranio e l’amianto, che hanno ucciso silenziosamente già svariate centinaia di militari in un clima che prima era di totale omertà e poi è diventato di negazionismo e di minimizzazioni, di piccole ammissioni. Ci sono volute molte cause e tantissime trasmissioni televisive contro gli Stati Maggiori, contro le alte gerarchie, per ottenere quei riconoscimenti che in realtà erano dovuti e bastava davvero poco per concederli. Eppure, nonostante questo, è stata offesa – senza ritegno alcuno – mediante la politica del negazionismo, sia la dignità dei lavoratori in divisa sia quella delle loro famiglie.
Tornando ai suicidi una cosa è certa: le pratiche disciplinari (spesso immotivate e pretestuose) ed i continui trasferimenti di sede del personale non favoriscono il buon umore; e non favoriscono neppure la quiete familiare. Anche il ritrovarsi – dopo alcune decine di anni di servizio – smobilitato da un Corpo a struttura civile per transitare in un’Arma con una decisa impostazione di tipo militare non deve essere stato semplice per tutti coloro che hanno subito quella sorta di pseudo riforma voluta dal governo Renzi. Forse è anche per questo che oggi, più che ricordare il colonnello Giua come un militare, ovvero come un ufficiale facente parte di un Corpo di Polizia militarmente organizzato, lo vogliamo ricordare come quel bravo giornalista che ha dimostrato di essere sia quando indossava la divisa sia quando era fuori dal servizio e poteva esprimere il massimo delle sue potenzialità.

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