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Cina, stretta sulle religioni on line, paure di XI e problemi vaticani

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Cina e religione, problemi da sempre. Alla vigilia dell’accordo col Vaticano sulla nomina dei vescovi, due grane il mediatore dell’accordo storico, McCarrick, ex cardinale pedofilo. Mentre il governo blocca le attività religiose on line. Una misura che, insieme agli altri bavagli e al controllo che imbriglia la rete in Cina, si inserisce in una forte politica di restringimento di spazi di libertà voluta dal regime di Xi Jimping. I cinesi in sostanza sono monitorati in quasi tutte le loro attività quotidiane.

Di Alessandro Fioroni 

Tra la Cina e Dio, problemi da sempre

Cina, dagli Imperatori divini al Partito unica fede.
Svolta recente: la Santa Sede e la Repubblica Popolare Cinese sul punto di firmare un accordo sulla nomina dei vescovi nel Paese, ma questo passo storico costituisce già un nuovo fronte aperto di molti settori della Chiesa americana nei confronti di Papa Francesco, avverte Maria Antonietta Calabrò sull’Huffinton Post.
L’attenzione dei media conservatori cattolici americani concentrati sul ruolo dell’Arcivescovo e ormai ex cardinale Theodore McCarrick coinvolto nella scandalo pedofilia, nel promuovere le relazioni Vaticano-Cina negli ultimi due decenni, come mediatore “non ufficiale”, fino al 2016, quindi in piena era-Francesco.
E il dossier cinese si interseca con quello della pedofilia e il caso Viganò. E questo potrebbe scatenare nuovi attacchi contro Francesco, con l’accusa di aver “svenduto” al partito comunista la nomina dei vescovi anche perché la firma dell’accordo avviene nel momento in cui parte la guerra commerciale di Trump alla Cina.

Cina sotto controllo

Cina, tutto sotto controllo. Anche su Dio: se esiste, e sulle regole per eventualmente pregarlo. Recentemente il Partito Comunista cinese ha approvato un proprio regolamento interno che fa divieto a chi è iscritto al partito di professare o fare parte di qualsiasi organizzazione religiosa. Vietato essere credenti se non nel partito. Una stretta che per fortuna (e a sorpresa), colpisce una parte di popolazione non troppo vasta, tenendo conto dei numeri cinesi.
Sfatando infatti la leggenda che tutti i cinesi siano una massa di militanti comunisti convinti, si scopre come in realtà siano relativamente pochi in proporzione ad una popolazione di 1miliardo e 416mila abitanti. Secondo il sito Truenumber infatti gli appartenenti al partito sono 89 milioni e 450mila. La maggior parte di questi appartengono alla parte di più povera delle popolazione, quella meno acculturata, quella che vive nelle periferie delle grandi città molto simili alle periferie delle metropoli occidentali.
La categoria più rappresentata, infatti, è quella composta da agricoltori, pastori e pescatori: quelli iscritti sono quasi 26 milioni. Ma anche la seconda categoria più numerosa di iscritti al partito comunista cinese lascia perplessi: sono i pensionati. In totale i pensionati che hanno una tessera del partito sono 16 milioni e 930mila.

La religione on line

Qual è allora la paura dei vertici del Partito.? La risposta a questa domanda sta nella rapida diffusione di nuovi culti che la nomenclatura ufficialmente giudica caotica. Le attività religiose poi si arricchiscono di una nuova specificità, e cioè che spessissimo vengono praticate attraverso internet. Per questo è stato emesso un provvedimento che limita fortemente le prediche on line, battesimi e altre pratiche religiose.
Ancora una volta dunque la censura si abbatte sul web attraverso la limitazione dello streaming. Una misura che, insieme agli altri bavagli e al controllo che imbriglia la rete in Cina, si inserisce in una forte politica di restringimento di spazi di libertà voluta dal regime di Xi Jimping. I cinesi in sostanza sono monitorati in quasi tutte le loro attività quotidiane.

Si stringono le maglie della polizia

La polizia cinese ha ampio margine legale per trattenere i sospetti di essere dissidenti o che esprimono pensieri contrari al potere. All’inizio era stata la campagna anti corruzione ad essere usata come clava per colpire gli oppositori, si trattava di studenti universitari ed intellettuali caduti sotto il maglio di una propaganda incessante. Ora è la volta delle religioni.
Solo i cattolici sono in qualche misura al riparo di una repressione troppo forte. La ragione sta nel numero di cinesi che si stanno convertendo e nel peso internazionale del Vaticano con il quale il regime mira a trovare un accordo tra innumerevoli stop and go.

Licenza di culto

In concreto, come riporta la rivista on line East-West, citando il quotidiano inglese The Guardian, le organizzazioni religiose avranno bisogno di una vera e propria licenza per poter operare sul web, permesso che sarà rilasciato dalle autorità competenti. La licenza consente di predicare ma non di trasmettere in diretta funzioni di qualsiasi sorta. Le piattaforme saranno controllate e al di fuori di quelle proprie, i cui iscritti dovranno usare nomi reali per forza, non sarà consentita nessuna diffusione come nel caso dei social media.
E’ stato il giornale filo governativo Global Times ad illustrare il provvedimento, lo ha fatto attraverso le parole di Zhu Weiqun, già al vertice del Comitato nazionale della Conferenza consultiva politica del popolo cinese. «Alcune organizzazioni – ha detto Zhu –in nome della religione esagerano deliberatamente e distorcono la dottrina religiosa on line e alcune forze del male come il terrorismo, il separatismo e l’estremismo religioso e le sette tentano anche di espandere la loro influenza on line».

Il regime con qualche paura

Nelle parole del funzionario politico traspare in realtà come la Cina nonostante i successi economici e una società che sembra impermeabile ad influenze esterne, in realtà è attraversata da movimenti sociali di lavoratori, un protagonismo culturale giovanile e istanze indipendentiste di minoranze come quelle degli Iuguri, l’etnia turcofona di religione islamica che vive nel nord-ovest della Cina, soprattutto nella regione autonoma dello Xinjiang.
Abbattere chiese, come successo negli ultimi tempi, potrebbe nascondere qualche scricchiolio del potere e una serie di problematiche irrisolte che il regime tenta di esorcizzare attraverso il controllo sociale e riunendo tutti i cittadini sotto l’ombrello del Partito Comunista.

 

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