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Jihadisti di montagna

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Marines Usa segretamente in Tunisia. Monte Semmama, accanto al massiccio dei monti Chaambi, la roccaforte delle bande jihadiste in Tunisia che colpiscono in pianura e poi si ritirano sulle alture, sconfinando, se serve, in Algeria. In quella aera strategica della Tunisia, e senza che nessun governo lo abbia mai dichiarato, sono operative le truppe speciali americane. Squadre di Raiders, come sono stati ribattezzati i corpi speciali dei Marines, a combattere gruppi qaedisti. Segretissimo svelato in maniera quasi caricaturale, dopo che alcuni militari dei Raiders erano stati decorati con medaglia al valore per un’operazione del febbraio 2017 in una nazione del Nordafrica non identificata “per motivi di sicurezza e di sensibilità diplomatica”. Per i giornalisti Usa del settore è bastato incrociare i dati per avere la conferma: si tratta della Tunisia, e in particolare del monte Semmama, accanto al complesso del Chaambi. La rivelazione dalla stampa specializzata ripresa da Giampaolo Cadalanu su Repubblica.

Africom segreta

Secondo quanto trapelato da fonti militari, nel febbraio 2017 fu battaglia vera, truppe americane accanto a quelle tunisine con supporto di elicotteri, contro un gruppo del ‘Battaglione Uqba ibn Nafi’, l’ala tunisina di Al Qaeda nel Maghreb Islamico. Feriti tra i militari, morti tra gli jihadisti. Combattimenti come questo -spiega Cadalanu- vengono di norma definiti “incidenti isolati” dai portavoce di Africom, il comando militare Usa in Africa, ma chi se ne intende sa che è definizione decisamente riduttiva. La penetrazione jihadista nell’Africa subsahariana ha imposto all’Occidente un impegno massiccio nella zona. E in Tunisia la presenza americana risale a oltre quattro anni e mezzo fa, anche se è dal 2016, subito dopo la strage del museo del Bardo, che gli sforzi Usa si sono moltiplicati, con aiuti militari che sfiorano i cento milioni di dollari.

America meno africana

Ma la presenza americana in Tunisia, peraltro mai dichiarata, e non soltanto, potrebbe avere i giorni contati, o meglio, dimensioni decisamente ridotte. Il generale James Mattis, segretario alla Difesa Usa, non sembra un sostenitore delle missioni di forze speciali, avendo alla spalle una pessima memoria africana. L’esito catastrofico dello scontro con i jihadisti nell’ottobre 2017 in Niger, quando quattro militari Usa furono uccisi. Ed ora il Pentagono sta valutando di ritirare sette delle otto unità antiterrorismo, attualmente operative in luoghi imprecisati del nord Africa (certamente anche in Libia), prestando attenzione solo a Somalia e Nigeria (rotta o riserve di petrolio sui due fianchi opposti del continente). Tunisi aveva chiesto anche alla Nato un sostegno per le sue Forze Armate, e una missione di addestramento in cui era prevista anche la presenza di 60 istruttori italiani. Ma per il momento la missione risulta sospesa. 

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