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I media hanno abdicato alla funzione di comunicazione etica, corretta e veritiera

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I mass media hanno abdicato alla loro funzione di offrire ai lettori e telespettatori  una comunicazione etica, corretta e veritiera

E’ un dato ormai incontrovertibile che i mezzi di comunicazione: giornali, emittenti televisive ma anche i produttori di opere cinematografiche abbiano da tempo abdicato alla loro funzione di erogare ed offrire ai propri lettori o ascoltatori una comunicazione etica ed educativa, fondata sulla  verità dei fatti, corretta e formativa. I giornali per vendere di più, ma non di meno i network televisivi e le produzioni cinematografiche per aumentare l’audience, lo share e gli ascolti, ormai scrivono di tutto e di più spesso amplificando oltre ogni limite e talvolta  mistificando fatti e accadimenti di cronaca, di malaffare, di stupri, di femminicidi, di pedofilia, e di violenze d’ogni genere.

Una particolare attenzione viene dedicata dai mass media alla politica con meticolosi quotidiani reportage nei quali risultano ingigantiti oltre ogni limite le fibrillazioni ed i  conflitti (spesso per  una virgola di troppo o di meno nei comunicati stampa o nelle dichiarazioni rese alla stampa da questo o quel partito) ed ovviamente scandali e scandaletti, ruberie, commistioni con chi per mestiere esercita il malaffare o con le organizzazioni mafiose che ormai sembrano essersi infiltrate dappertutto: negli apparati dello Stato, nella Pubblica Amministrazione  (Regioni ed Enti Locali), nelle banche e nelle imprese. Il tutto secondo una precisa strategia  e pianificazione che parte dalla convinzione / certezza che per vendere più giornali ed aumentare lo share e l’audience delle TV è necessario diffondere notizie, con tutti i particolari in cronaca, che fanno scalpore e stimolano interessi morbosi ma che, purtroppo, non contribuiscono a creare quelle condizioni di serena obiettività  necessarie  per informarsi, apprendere ed approfondire i fatti e le notizie che accadono nel mondo, filtrandole attraverso  i propri interessi sociali e culturali.

Ma si sa che le buone notizie non fanno notizia, si da infatti per scontato che qualcosa di buono ogni tanto accade in qualche parte del mondo o addirittura dietro l’angolo di casa  ma non si riconosce loro alcun valore educativo e men che meno commerciale (insomma non fanno vendere e non creano audience) e di conseguenza alle stesse non vengono concessi spazi adeguati per la loro diffusione e conoscenza; sicchè dunque dobbiamo sciropparci ogni giorno una vagonata di fatti di cronaca di inaudita violenza ed efferatezza,  arricchiti ovviamente da meticolosi reportage che entrano nelle case e nelle famiglie degli italiani ogni giorno, per 24  ore al giorno e per 365 giorni all’anno, con tutta  la loro carica diseducante, il cui unico effetto è quello   di stimolare  comportamenti che vanno esattamente nella direzione contraria a quella di creare condizioni di apprendimento costruttivo che aiutano a crescere  sul piano socio culturale. Per non parlare delle tante trasmissioni televisive dall’audience da primato  come  “Quarto Grado” et similia nelle quali la trattazione del tema, a cui è dedicata la puntata, viene letteralmente (io direi scientemente) offuscata e stravolta dalle logorroiche interpretazioni di soloni della informazione e del diritto che mettono in campo tesi interpretative del tutto personali, poco interessanti sotto il profilo processuale, interpretazioni dietrologiche tra le più capotiche e con una dovizia particolare di parole, verbi, avverbi ed aggettivi da fare concorrenza alla Treccani ma che alla fine si appalesano aria fritta prodotta da soggetti afflitti da protagonismo e che  amano esaltarsi e compiacersi nella  loro qualità di  sostenitori del nulla; Indro Montanelli parlava di “fasullume” ed aveva ragione. Quello che interessa, insomma, non è la qualità della notizia ma lo share, l’audience, l’ascolto per creare le condizioni psicologiche tali da tenere il telespettatore incollato alla poltrona di casa  per ore ed ore.

Diciamoci la verità: non se ne può più!. A questa logica non si sottraggono neanche i telegiornali, le cui notizie vengono filtrate perché devono rispondere alla linea editoriale e politica di questo o quel partito; gli speciali televisivi, le fiction, i vari format televisivi del tipo “Il grande fratello; “ Uomini e Donne; “Temptation  Island, “ Il Contadino cerca moglie” ( per citarne solo alcuni)  in cui non si fa altro che parlare di sesso, si tradimenti, di corna con approcci ammiccanti e comportamenti relazionali da beduini del deserto che per la loro dabbenaggine meritano il Premio Nobel per l’idiozia  socializzante. E che dire dei produttori cinematografici che invadono le sale di film dal contenuto scabroso, truculento con scene di inaudita violenza, del genere horror, insulsi e psicotici oltre che di film demenziali o superdemenziali. (con il pregevole contributo degli americani). Ernesto Galli Della Loggia sintetizza così l’intera problematica: “ E’ nello spazio  strabordante dei programmi d’intrattenimento che soprattutto si coglie la manipolazione distruttiva dell’antropologia italica.

In quei programmi dove senza pur arrivare ai livelli postribolatori del tipo “L’isola dei famosi” e del “Grande Fratello” si mischiano presentatori-guitti, comicastri, sound triviali, corpi seminudi, trovate guittesche da quattro soldi e torrenti di chiacchiere sul nulla. E’ da questa poltiglia che colano ininterrottamente dalla mattina alla sera milioni di italiani,  modelli di comportamenti posticci e sgradevoli, disprezzo implicito per ciò che è intelligente e frutto di tecniche e di sacrifici, l’idolatria dell’apparire, l’ammirazione per tutto ciò che è esagerato, sgangherato, enfatico, superfluo, ai danni di ciò che è invece morale e appropriato” Un quadro desolante me vero quello tracciato da Galli Della Loggia; alle vagonate di programmi insulsi, sciatti, volgari e violenti quasi sempre offensivi della dignità e identità culturale dei telespettatori occorre porre, con la dovuta sollecitudine, i necessari rimedi per bloccare o quantomeno ridimensionare la quotidiana devastazione delle coscienze ed il turpiloquio intellettuale.

E’ soprattutto il Parlamento che deve farsi carico di attivare le funzioni di controllo e di orientamento attraverso le Commissioni già esistenti o creandone una ad hoc con l’obiettivo di riorganizzare l’intero comparto della carta stampata e dei network televisivi, approvando norme di controllo in grado di evitare che si vada a briglia sciolta e nell’intento di indurre i media a realizzare programmi che educhino, che consentano di trascorre il tempo libero in modo piacevole e sereno senza porre in essere pressioni psicologiche in grado di provocare psicostress. Vanno altresì attivate o riattivate le varie Autorità  garanti della Comunicazione; anche gli Ordini dei Giornalisti possono dare un contributo di notevole caratura, basterebbe infatti evitare di tenere la testa sotto la sabbia per dare applicazione alle norme di comportamento etico previste nello Statuto  e poste a tutela dei valori più alti del vivere civile garantiti dalla nostra Costituzione.

Giacomo Marcario

Comitato di Redazione de “Il Corriere Nazionale”

redazione@corrierenazionale.net

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