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Artverona 2018: le scelte dei 13 direttori di musei

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Sesta edizione del progetto sostenuto da AGSM che trova in ArtVerona e nella collaborazione di 13 direttori dei principali musei e istituzioni d’arte contemporanea un’occasione di supporto e visibilità per gli artisti in fiera. I direttori dei musei coinvolti si impegnano a promuovere gli artisti selezionati all’interno della loro programmazione attraverso un talk, una pubblicazione, un workshop, un’installazione o una mostra.
Un’iniziativa volta a fare rete e a promuovere il sistema dell’arte contemporaneo, che non si esaurisce nei soli giorni di fiera, ma vede ArtVerona farsi tramite e canale privilegiato di promozione e visibilità per gli artisti, i galleristi e i musei coinvolti, durante tutto l’anno, alla ricerca di una modalità condivisa, pragmatica e fluida, che ovvii alla burocrazia e alla frammentazione che spesso frenano il nostro Paese.
Un progetto che mira a un cambio di paradigma, dove una fiera d’arte si identifichi come un interlocutore attivo e propositivo all’interno del sistema, per una messa a valore non solo del mercato, ma anche e soprattutto dei suoi protagonisti e delle progettualità che essi portano avanti, ponendoli al centro.
“Essere al fianco di questa iniziativa di ArtVerona che coinvolge tutto il territorio nazionale, andando oltre i quattro giorni di fiera, significa per AGSM sostenere la cultura tutto l’anno e promuovere nuove forme d’arte e di talenti per la ricchezza del nostro Paese” ha dichiarato il Presidente di AGSM Michele Croce.

Elisabetta Barisoni, responsabile di Ca’ Pesaro – Galleria Internazionale d’Arte Moderna di Venezia, ha scelto Sophie Ko Chkheidze (Tbilisi, 1981) rappresentata dalla Galleria de’ Foscherari di Bologna, con questa motivazione:

Le “geografie temporali” di Sophie Ko, artista georgiana nata a Tbilisi nel 1981 e residente a Milano, si presentano come scatole bidimensionali in cui è compressa la materia, il pigmento puro utilizzato in cromie diverse, dal verde al rosa, all’azzurro, fino ai profondi neri, con inserti di rosso e blu elettrico. Quello che ho trovato molto interessante del lavoro di Ko non è solo la forza della materia, ma soprattutto la sua relazione con il concetto di tempo.

Patrizia Nuzzo, responsabile delle Collezioni d’Arte Moderna e Contemporanea dei Musei Civici di Verona, ha scelto Thomas Scalco (Vicenza, 1987) rappresentato da Luisa Catucci Gallery di Berlino, con questa motivazione:

Per la capacità di saper coniugare, in un sapiente equilibrio compositivo e concettuale, mondi apparentemente contrapposti, sulla soglia che separa l’aniconico e il figurativo, mettendo in luce le connessioni e le relazioni al di là delle differenze individuali. La presenza della geometria nel caos informe del mondo diventa la possibilità di confronto con l’alterità assumendo, di volta in volta, i caratteri dello spirituale, dell’ultraterreno dello sconosciuto.

Sara Fumagalli, curatrice alla GAMeC di Bergamo, ha scelto Driant Zeneli (Shkoder, Albania, 1983) rappresentata da Prometeogallery di Milano, con questa motivazione:

Con il direttore Lorenzo Giusti abbiamo optato per Driant Zeneli, per la sua capacità di parlare con lucidità e fermezza, insieme a incanto e meraviglia, attraverso il mezzo filmico, di utopie impossibili che diventano ossessioni, di illusioni e fallimenti, che lasciano spazio al sogno e all’immaginazione, quali dimensioni entro cui poter trovare e scegliere alternative possibili.

Cristiana Collu, direttrice della Galleria Nazionale d’Arte Moderna e Contemporanea di Roma, ha scelto Virginia Colwell (Nebraska, United States, 1980) rappresentata da MARSO di Città del Messico, con questa motivazione:

Abbiamo scelto l’installazione fotografica di Virginia Colwell, Untitled Ruin (2014), perché particolarmente coerente ai temi della mostra delle collezioni del museo, Time is Out of Joint. A partire dal 2019, il lavoro verrà inserito nel percorso della mostra, in stretto dialogo con le collezioni della Galleria Nazionale.

Christiane Rekade, direttrice del Kunst Meran Merano Arte di Merano, ha scelto Irene Fenara (Bologna, 1990) rappresentata da UNA di Piacenza, con questa motivazione:

Abbiamo scelto una giovane artista italiana con una pratica artistica molto promettente, Irene Fenara. Con le sue riflessioni sul significato e sull’uso delle immagini, ma anche attraverso considerazioni sui sistemi di sorveglianza e sicurezza utilizzati attualmente, l’artista adotta tecniche e strumenti estranei all’arte, aprendo prospettive inaspettate.

Vittoria Broggini, conservatrice curatrice del MAGA di Gallarate, ha scelto Elena Mazzi (Reggio Emilia, 1984) rappresentata da Ex Elettrofonica di Roma, con questa motivazione:

Con la direttrice Emma Zanella abbiamo scelto Elena Mazzi per la qualità della sua ricerca, che indaga il rapporto tra l’uomo e il paesaggio nei suoi aspetti intimi, affettivi, relazionali, sociali e politici, concentrando il suo interesse sulla narrazione, sul potere partecipativo del racconto e muovendosi con libertà e consapevolezza nell’utilizzo di differenti processi, tecniche e pratiche artistiche. 

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