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La notte prima

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C’è un momento in cui ti fermi e ti guardi. C’è un momento in cui trattieni il respiro, sciogli il legaccio del tempo lento e sospendi il ritmo. È il momento fermo prima di un esame. Ti misuri, ti scruti, sai già se puoi vincere o perdere. Ti volti nel vuoto e ti rivedi correre, salire, scivolare e graffiarti, ti rivolti nel tuo pieno e ti vedi ferma, ferma nell’attimo prima di esplodere. E sai se puoi. Lo sai solo tu.

La notte prima di un esame, di un evento, di una prova, di un giorno comunque importante è una notte lunga, lenta, silenziosa. Ha il tormento dell’attesa che intreccia pensieri e speranze, che muove gesti precisi, quasi scaramantici. Una notte di preghiera, in cui ti ripulisci di vizi e parole troppe e fortifichi te stesso ritrovando il valore di quel poco che sa di buono e vero. Vorresti ringraziare chi ami, ritrovare quella lettera che ha il senso del tempo passato, riprendere quel giorno sbagliato e renderlo migliore.

La notte prima di un esame è il passo che modella l’anima. Tutti dovrebbero viverla, almeno una volta nella vita. Una prova ci chiede di essere pronti, vigorosi e onesti soprattutto verso se stessi. Allineamo mente e cuore e puntiamo dritti verso l’obiettivo, perché se il cammino è stato segnato dall’impegno si ha sete di vittoria, si ha fame di risultato. E quel “prima” poi non lo dimentichi, diventa una cicatrice bella sul tuo sguardo fiero. La notte prima di un esame non si studia, non si suda, non si rinuncia più a nulla. La notte prima la si vive come un dono, perché mettersi alla prova è la più bella forma di vita.

Evelyn Zappimbulso

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