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Lucano da Fazio; Rossi (Cda Rai)

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“Porterò la questione Fazio nel prossimo cda. Il problema non è politico ma aziendale. Non è corretto che un cittadino sotto inchiesta venga intervistato senza contraddittorio in una trasmissione di intrattenimento. Tentare così di raggiungere facili ascolti, vista la difficoltà Fazio da questo punto di vista, non è la funzione che dovrebbe avere la nuova Rai”

Giampaolo Rossi, membro del cda Rai, è intervenuto ai microfoni della trasmissione “Ho scelto Cusano – Dentro la Notizia” condotta da Daniel Moretti su Radio Cusano Campus, emittente dell’Università Niccolò Cusano.

Sull’ospitata di Mimmo Lucano da Fabio Fazio. “Ne parleremo nel cda, se non nel prossimo, sicuramente in quello successivo –ha affermato Rossi-. E’ un tema che va affrontato. Non entro nel merito del contenuto dell’intervista perché non è mio compito giudicarlo, anche se da cittadino alcuni passaggi dell’intervista mi hanno lasciato un po’ perplesso. Il paragone implicito che è stato fatto tra il sistema di diritti costituzionali italiano e il riferimento al non rispetto delle leggi nella Germania nazista è francamente uno strafalcione sia da un punto di vista storico che concettuale. Non entro neanche nel merito della questione giudiziaria, per me il cittadino Mimmo Lucano è innocente fin quando non verrà approvato da un tribunale di terzo grado che è colpevole di qualcosa. Quindi è un cittadino come tutti gli altri. Il tema è un altro, cioè la funzione del servizio pubblico radiotelevisivo.

La trasmissione di Fabio Fazio è una trasmissione catalogata dalla Rai come intrattenimento quindi non credo sia plausibile per una trasmissione d’intrattenimento intervistare un cittadino sotto inchiesta senza alcun contraddittorio, perché c’è un intralcio nell’attività della Magistratura e c’è una funzione di condizionamento inevitabile dell’opinione pubblica. Il servizio pubblico questo non dovrebbe farlo. Tanto più che la trasmissione è stata considerata d’intrattenimento della precedente amministrazione Rai proprio per garantire a Fazio e alla sua società di strappare un contratto plurimilionario che dal mio punto di vista è completamente fuori mercato. Quindi c’è una serie di problemi che io pongo che non sono di natura politica, ma aziendale. Ha un senso tutto questo? Secondo me no. Fazio non è un giornalista e la trasmissione non è giornalistica, quindi quell’intervista è stata inevitabilmente condotta senza le garanzie da un punto di vista deontologico che la professione giornalistica impone. Tutto questo ci costringe a una riflessione seria su cosa vogliamo la Rai sia da qui in futuro. Se la Rai deve continuare ad essere il salottino privato di qualcuno che invita i suoi amici o invita persone che rispondono molto spesso a precisi criteri di condizionamento ideologico e politico, oppure se debba essere servizio pubblico, io opto per questa seconda opzione. Credo sia necessario porre la questione di Fazio e Che tempo che fa all’attenzione del cda, anche considerando gli scarsi risultati che purtroppo sta ottenendo la trasmissione. Non è in discussione la professionalità del singolo o l’esistenza di un contratto che la Rai ha con questo format.

Io chiedo una riflessione complessiva che deve partire dal cda e deve toccare anche la società civile su quella che dovrebbe essere la funzione del servizio pubblico. Io credo sia improprio utilizzare la tv pubblica per puntate come quella che è avvenuta ieri. Un cittadino sotto inchiesta non è corretto che venga intervistato senza contraddittorio in una trasmissione di intrattenimento, tra l’altro attorno a dei temi che sono in questo momento oggetto di forte divisione anche nel dibattito all’interno del Paese. A volte si tratta di un tentativo di raggiungere facili ascolti vista anche la difficoltà di raggiungere ascolti da parte di Fazio e questa non è la funzione che dovrebbe avere una Rai nuova”.

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