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Al Qaeda è ancora un pericolo reale. Uno scenario per dimostrarlo

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(di David Rossi)

 “A cinque anni dalla sua implementazione, l’accordo europeo sul terrorismo sta dando i suoi frutti: lo scambio istantaneo di dati sui sospettati di legami con l’estremismo islamico, il monitoraggio continuo delle carceri per prevenire la radicalizzazione e l’isolamento per i detenuti sospettati di agire come agenti radicalizzanti hanno permesso di concludere il primo anno senza attentati dello Stato Islamico in Europa”.

Il direttore generale della Bundeskriminalamt, a Monaco per visitare la famiglia, ha colto l’occasione per visitare il Bayerisches Staatsministerium des Innern und für Integration, per discutere col ministro circa l’attuazione di ulteriori misure di integrazione dei migranti di religione islamica nelle forze di polizia, ma non ha fretta di discutere: nella tarda mattina della Vigilia di Natale il ministro degli Interni del land bavarese, secondo la tradizione, assiste alla distribuzione di presenti ai membri del proprio staff e al personale del dicastero, sito in Odeonplatz. È impegnato a stringere mani e fare auguri e nemmeno si avverte del cellulare che vibra sulla scrivania. Poco male: è solo un messaggio del suo omologo a Berlino che gli ricorda di prendere il treno in tempo. Compagno di partito e alcuni anni prima titolare dello stesso ministero, il Bundesminister, a sua volta, controlla e ricontrolla che il suo abito sia a posto per la conferenza stampa in programma di lì a poco presso il civico 1 di Willy-Brandt Strasse, la sede della Cancelleria federale. Ha appena letto il messaggio, fintamente ironico, arrivato dal consigliere federale svizzero Haller, ancora per pochi giorni titolare del dicastero degli affari domestici, prima di assurgere per un anno al ruolo di Bundespräsident, il primo del suo cantone dopo quasi cento anni.

“Passeranno altrettanti anni prima che un bavarese diventi cancelliere in Germania”. Lui scherza. Come scherza il collega italiano, che non si è fatto sentire perché non parla né inglese né tedesco, ma ha fatto arrivare una bellissima cravatta Marinella al suo collega teutonico, accompagnata da un motto di spirito che nessuno è in grado di tradurre, perché misto di italiano e di dialetto. Lo stesso modello di cravatta è arrivata all’Home Secretary britannico, particolarmente gradito al ministro italiano, così ammirato dalla Brexit. Il responsabile dell’MI5 è occupato a leggere gli ultimi rapporti sullo stato della sicurezza e dell’immigrazione e non ha aperto i plichi dei suoi colleghi italiano e americano. Da Washington è arrivato anche dal U.S. Secretary of the Interior un invito a un summit transatlantico sulla sicurezza da tenersi il prossimo anno. Il titolare del Dipartimento dell’Interno, cattolico praticante, si rammarica solo di non poter raggiungere la famiglia, a Roma per la Messa della Vigilia. Guarda l’orologio: sono le 4 del pomeriggio sulla Costa Orientale: probabilmente, la moglie e la figlia sono già accomodate nella basilica petrina e impegnate a stringere mani a cardinali e alti prelati.

A Roma, guarda l’orologio anche Adam, una moglie italiana e due figli che faranno i chierichetti in parrocchia di lì a poco.

“Che ore sono?”

“È l’ora. Hai messo online il video?”

“Sì”.

Il premier israeliano è il primo ad essere informato, ma ormai è tardi per avvertire chiunque: guarda il video per una seconda volta, tenendosi la testa tra le mani. Da cinque anni una cellula di Al Qaeda si è infiltrata in altrettanti Paesi occidentali, dissimulando uno stile di vita molto libero, a volte disinvolto, per attirare nessuna attenzione da parte dei servizi di sicurezza. A questo scopo, i membri della cellula hanno interrotto i rapporti tra di loro e con la “rete”, avendo fissato con largo anticipo le azioni da compiere. Nessuno di loro sarebbe entrato in contatto con gli altri. Se uno nel frattempo fosse morto, l’operazione sarebbe andata avanti senza il suo contributo.

Col viso coperto, lo speaker legge i nomi e i compiti di ognuno.

“Omar lavora da anni come sommelier presso il ristorante all’interno della Bundeshaus di Berna: data la mancanza di controlli di sicurezza, non faticherà molto a nascondere e far detonare dell’esplosivo proprio al momento dell’arrivo dei membri più rappresentativi del consiglio federale”.

“Khaled e Ahmed sono studenti di dottorato presso una prestigiosa università italiana. Il treno ad alta velocità Roma-Milano esploderà nella stazione di Reggio Emilia al momento del transito di due convogli dello stesso tipo, determinando una strage sia per lo scoppio sia per il successivo e devastante incidente”.

“A Roma nella coda per assistere alla messa in San Pietro abbiamo infiltrato quattro pellegrini brasiliani di origine libanese. A Londra all’interno di un centro commerciale agirà una coppia omosessuale residente nel Surrey da cinque anni, con un figlio adottivo e un ben avviato business nell’intrattenimento che permetterà loro di muoversi indisturbati. A Berlino durante una cena formale dei deputati CSU e CDU un cameriere nato in Germania sarà il nostro uomo. A New York nella Grand Central Station attiveremo quattro canoisti californiani, molto bravi nelle rispettive discipline e giustificati dal loro sport nel trasportare bagagli ingombranti. Ognuno di questi guerrieri della vera religione si attiverà dopo anni di ‘sonno’ apparente e lancerà in mezzo alla folla o in edifici pubblici attentati con gas nervini…”

A questo punto il cellulare del ministro bavarese inizia a suonare all’impazzata. Ma è tutto inutile: a Berlino quasi quasi nessuno è sopravvissuto e i pochi che ci sono riusciti invidiano i morti.

Tutto questo è pura fantasia dello scrivente. Il quale vorrebbe ricordare al lettore che il pericolo maggiore per la nostra sicurezza sia costituito dalla convinzione che il terrorista islamico sia per forza un disadattato, con problemi di dipendenza o di salute mentale, uso ad attaccare col coltello o solo con autoveicoli da lanciare sulla folla, secondo il costume dello Stato Islamico.

Al Qaeda, con la sua capacità organizzativa e le skill logistiche, non è morta e non si è convertita a braccio armato di interessi inconfessabili: è ancora attiva, pronta a uscire dal sonno e a colpire a morte. Anche nel modo appena illustrato…

(immagine: Michele Marsan)

www.difesaonline

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