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Il mercato Ict italiano vale 30 miliardi. Ma è sotto il potenziale

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IL RAPPORTO ASSINTEL

E’ quanto emerge dal Rapporto Assintel. E’ l’IT a trainare la crescita, mentre le Tlc continuano a perdere colpi. Al rialzo le stime sul 2019: si crescerà dell’1,9%, il doppio del 2018. Industry e finanza fanno da locomotiva. Il cloud continua a registrare performance da record. E con l’IoT si assisterà a una mutazione importante dello scenario

Mila Fiordalisi 

30 miliardi di euro: tanto vale il mercato Ict italiano secondo la fotografia scattata da Assintel, in collaborazione con Cfmt (Centro di Formazione Management del Terziario) e Idc Italia.

La crescita rispetto a un anno fa si attesta sotto il punto percentuale (0,7%) ma nel 2019, annuncia l’associazione presieduta da Giorgio Rapari, le performance, saranno al raddoppio, con una chiusura stimata a +1,9%. Ma IT e Tlc sono destinati sempre più a separare il loro destino: se il segmento dell’Information Technology con i suoi 22,8 miliardi portati a casa registrerà nel 2019 una crescita del 2,3%, le Telecomunicazioni battono e continueranno ancor di più a battere la “fiacca” il prossimo anno: i 7,2 miliardi di valore 2018 – in decrescita rispetto a un anno fa – subiranno un’ulteriore sforbiciata di oltre mezzo punto percentuale (-0,6% la stima 2019).

Saranno gli investimenti in software – stimati a +5% – a trainare la crescita nel 2019. Più contenuto l’andamento di hardare e servizi rispettivamente a 1,4% e +1,2%. Di contro la spesa per i servizi di Tlc tenderà a diminuire, anche se più lievemente che in passato – evidenzia l’associazione – come effetto della continua battaglia sui prezzi degli operatori, contrastato della crescente domanda di connettività a banda larga di qualità delle aziende italiane.

“Per cogliere in pieno i benefici macro-economici della trasformazione digitale occorre creare condizioni di contesto che incentivino sia la collaborazione, sia una governance del processo: penso alla creazione di sinergie e reti fra gli operatori dell’offerta – come ad esempio la collaborazione fra pmi e startup innovative, ma anche all’innovazione delle filiere del made in Italy che coinvolga anche le micro e piccole imprese, ed infine alla grande criticità della digitalizzazione mancata della Pubblica amministrazione” – commenta Giorgio Rapari, Presidente Assintel.

Daniela Rao, senior Director research and consulting di Idc Italia sottolinea che “le iniziative di trasformazione digitale rappresentano un fattore di spinta per gli investimenti delle aziende italiane e richiedono il coordinamento di numerose e diversificate risorse – economiche, umane e tecnologiche- nonché l’integrazione e lo sviluppo di nuovi processi che si estendono al di là dei confini consolidati dell’azienda”.

Industry e finanza locomotive della crescita
Nel 2019 oltre il 48% della spesa Ict prevista sarà generato dalle grandi imprese, “a conferma che è importante continuare a lavorare per la digitalizzazione delle micro e piccole imprese”, sottolinea Assintel. I settori in cui si concentra la maggior parte della spesa (il 44% del totale) saranno l’Industria manifatturiera con 7 miliardi di euro e le organizzazioni della Finanza con 6,3 miliardi. Riguardo alla distribuzione geografica degli investimenti IT, il 2019 non modificherà lo scenario: il Nord continuerà a mantenere la pole position con oltre il 55% della spesa Ict nazionale. Lazio e la Lombardia le Regioni che maggiormente contribuiranno alla spesa Ict a livello nazionale, generando oltre il 40%. A seguire il Piemonte, l’Emilia-Romagna e il Veneto, che insieme nel 2019 genereranno circa il 31% della spesa Ict nazionale. Dopodiché il “tracollo”: le altre 15 Regioni produrranno congiuntamente il restante 28% della spesa.

La crescita “esplosiva” del cloud
“Il trend complessivo continua ad evidenziare da un lato il continuo e costante calo degli investimenti delle aziende italiane in quello che viene definito l’Ict tradizionale, che comprende gli investimenti per il mantenimento dell’infrastruttura Ict senza grandi progetti evolutivi in ottica di trasformazione digitale, dall’altro il mercato risulta più vivace e cresce a tassi molto sostenuti focalizzato sulle tecnologie più innovative che vanno dal cloud all’Internet of things. In questo contesto, le tecnologie che nel 2019 maggiormente caratterizzeranno l’andamento della spesa Ict in Italia sono riconducibili all’evoluzione della Terza Piattaforma e degli Acceleratori dell’Innovazione”, sottolinea Assintel.

Il cloud sta esercitando un’influenza sempre più importante nel dare una forma nuova alla struttura della filiera e alle relazioni industrial. Gli effetti del cloud però finora si sono manifestati in modo significativo nel segmento delle grandi Imprese, anche se il processo di diffusione sta comin­ciando ad abbracciare uno spazio sempre più grande, raggiungendo anche le Pmi. In termini di volume e crescita, riguardo al Cloud pubblico – tra i protagonisti della svolta evolutiva delle aziende italiane, sottolinea Assintel – la spesa nel 2019 supererà gli 1,8 miliardi di euro con un incremento del 25% rispetto al 2018. E saranno soprattutto i servizi cloud infrastrutturali (IaaS) e di piattaforma (PaaS) a registrare nel 2019 crescite più sostenute.

Le tecnologie “emergenti” che cambieranno lo scenario
Tra le tecnologie digitali destinate a cambiare profondamente il panorama Ict nelle imprese italiane, innovando o trasformando i processi e i modelli di business, spiccano i sistemi, le soluzioni e i servizi per l’Internet of things . La spesa IoT delle aziende italiane a fine 2018 supererà i 16 miliardi di euro ed entro il 2019 crescerà con un incremento medio annuo superiore al 18%. “Il mercato IoT è destinato ad assorbire, a ridisegnare e a estendere la gamma di sistemi e servizi Ict finora conosciuti, includendo via via nuovi device, software sempre più evoluti e servizi innovativi più flessibili e fruibili attraverso più canali”, puntualizza l’associazione.

In crescita anche la spesa in soluzioni per analizzare e processare i dati, ossia per trasformarli in informazioni a valore aggiunto: “Le realtà italiane si stanno sempre più orientando verso l’adozione di soluzioni di Big Data e Analytics, che nel 2019 catalizzeranno oltre 400 milioni di euro di investimenti con una crescita del +17% sull’anno in corso”, annuncia Assintel.

Anche Cognitive Computing e Intelligenza Artificiale raccolgono sempre più interesse e investimenti da parte delle aziende italiane: nel 2019, la spesa per queste tecnologie raggiungerà i 25 milioni di euro con una crescita del 44% sul 2018.

La sfida delle competenze
Ma sarà la questione delle competenze a tenere maggiormente banco e a rappresentare la spina nel fianco della trasformazione digitale italiana. Dall’indagine emerge che la principale linea strategica per le aziende italiane si riferisce alla valorizzazione delle competenze e delle attitudini richieste dall’economia digitale: creare e trattenere, infatti, risorse e talenti negli ambiti dello sviluppo, implementazione e governance dei progetti Ict rappresenta un fattore cruciale.

A ciò si aggiunge la necessità di utilizzare nuove tecniche di misurazione dei benefici e degli impatti dei progetti di innovazione: le aziende stanno iniziando a basare le proprie decisioni e le proprie strategie su nuove metriche e Kpi che possano garantire una migliore quantificazione dei risultati dei progetti di digitalizzazione, come il livello di innovazione (in termini finanziari, di business e di operatività), i livelli di supporto ai clienti, il livello di capitalizzazione dei dati, l’aumento delle aspettative dei clienti in merito ai prodotti e ai servizi digitali o l’incremento della produttività in seguito all’implementazione di iniziative digitali.

Le aziende alla prova della digital transformation
Altra linea strategica rilevante per il 2019 per le aziende italiane sarà la riorganizzazione dell’impresa sulla base delle istanze dell’economia digitale: le strutture dovranno essere in grado di supportare l’ideazione, l’esecuzione e la gestione delle iniziative di digital transformation.

Per quanto riguarda i livelli di implementazione delle strategie di trasformazione digitale, dall’analisi emerge che il 18% delle aziende italiane non ha ancora definito una strategia e non la sta valutando, mentre un altro 15% – pur non avendo definito una strategia – ci sta pensando. “In questi casi manca spesso la consapevolezza relativa all’importanza della digitalizzazione, oppure i vincoli di budget sono talmente rigidi che allo stato attuale le priorità aziendali sono concentrate su altre esigenze”, spiega l’associazione. Le strategie di digital transformation hanno raggiunto invece un buon livello di definizione in oltre 20% delle aziende, anche se i risultati delle iniziative implementate sono ancora poco tangibili, puntualizza Assintel. Infine, sono il 30% le realtà che dichiarano di trovarsi in una fase avanzata nel percorso di trasformazione, avendo raggiunto o superato la metà degli obiettivi prefissati: tra queste, l’8% dichiara di aver raggiunto tutti o quasi gli obiettivi prefissati. Emerge inoltre una sostanziale focalizzazione su due ambiti: il miglioramento del rapporto con i clienti, in termini di aumento della customer experience e della fidelizzazione, e il miglioramento dei livelli di automazione ed efficienza interna.

Last but not least l’evoluzione delle startup: “Un fenomeno emergente interessante è la collaborazione con le startup per accelerare l’innovazione in azienda”, evidenzia Assintel. Circa il 15% delle grandi imprese ha in corso collaborazioni attive con startup per progetti di trasformazione digitale.

 corrierecomunicazioni.it

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