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Il Bari col Locri ritorna alla regola del tre

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E sempre a proposito delle sfide dell’assurdo beckettiane di cui spesso e volentieri – soprattutto in questa categoria – facciamo menzione, ci mancava, in effetti, anche il Locri, squadra dignitosa calabrese protagonista di una sfida diventata di cartello, autentica sorpresa di questo girone della serie D, che è partita per raggiungere una serena salvezza ma si è trovata, tranchant, dietro al Bari in seconda posizione distanziata da un solo punto, avendo ottenuto ben quattro vittorie, un pareggio ed una sola sconfitta, una squadra promossa dalla Eccellenza calabrese, trainata dal suo allenatore Scorrano per il quale la trasferta di Bari avrebbe rappresentato un premio per tutto l’ambiente locrese, e accompagnata dall’euforia di un paese intero sintetizzato, oggi, dai quasi quattrocento tifosi al settimo cielo per misurarsi in uno stadio come il San Nicola (che chissà quando rivedranno più), una squadra pronta a vendersi cara la pelle pur di non sfigurare a Bari. Come tutte quelle che verranno qui, del resto. Insomma, una gioia per loro, un dramma per noi. Come lo sarà sempre quest’anno.

Cornacchini, come soleva fare Diogene con il suo lanternino per trovare qualcosa di accurato, doveva inventarsi qualcosa per pretendere un Bari arrabbiato, a causa di qualche problemino nella formazione per cui occorreva estrarre dal cilindro la soluzione migliore a causa della defezione di Aloisi (fuori per almeno un mese e mezzo) ma soprattutto a causa del relativo intreccio di “under” da sbrogliare con Turi a sostituirlo, un “98”, con l’esigenza di fare qualche cambio tattico anche perché i due deludenti pareggi conseguiti di fila hanno sancito che, con ogni probabilità, il Bari non sia entrato ancora in campo con l’atteggiamento giusto, tanto da far fare un figurone alla Turris e al Marsala che han giocato più con cuore e dinamismo che con la tecnica, e oggi occorreva cambiare registro mostrando, sì, i muscoli ma, nello stesso tempo, cercando di calarsi fino alla cima dei capelli nelle acque torbide della serie D, imparando in fretta a sporcarsi le mani e i piedi, con una buona dose di umiltà pur senza dimenticare di essere i protagonisti del torneo ma sempre rispettando l’avversario di turno, insomma un Bari “condannato” a vincere e a convincere ma con intelligenza tecnico-psicologica imponendo il proprio gioco.

Senza il suo bomber Caruso, Scorrano ha dovuto mandare in campo Pellegrino in porta, Coluccio con Strumbo al centro della difesa, Isabella terzino destro Bruzzese terzino sinistro, Condomitti, De Marco e Pirrone a centrocampo, Pagano ala destra, De Marzo ala sinistra, Panitteri e Angotti attaccanti.

Cornacchini, considerata la mini rivoluzione appena descritta, ha cercato di dare peso in attacco e alla manovra cambiando il modulo di gioco passando dal tradizionale 4-3-3 al 4-2-3-1 mandando in campo Marfella in porta, Turi, all’esordio come terzino destro deciso a giocarsi la chance (e crediamo se la sia giocata molto bene), Nannini terzino sinistro al posto di D’Ignazio, Mattera e Di Cesare centrali difensivi, Bolzoni e Hamili a centrocampo, Piovanello, Brienza e Floriano il terzetto d’archi a ridosso di Pozzebon, che ha preso il posto di Simeri.

Sospinti da un lucido scirocco che trasforma la realtà abusata e la rende irreale, sotto una effettiva minaccia di pioggia, il Bari ha cominciato molto bene la gara muovendosi in modo perfetto, dando l’impressione di calarsi nella parte di squadra di categoria, quella – per intenderci – che manda i palloni in tribuna quando c’è qualche pericolo, che perde tempo nei falli laterali a sfavore, con Turi che come uno stantuffo si è reso molto pericoloso sulla sua fascia, con la classe di Brienza che ha illuminato d’immenso i compagni, e con gli altri giocatori che si son mossi bene, tanto che e al 7′ la pressione del Bari è stata premiata col gol: Mattera con un lancio lungo ha servito il nostro RF7, Floriano (anche noi ne abbiamo uno di “7”), che col tacco (alla Cassano in occasione del gol contro l’Inter) è avanzato verso la linea di fondo servendo un assist vincente con un cross per Pozzebon che si è avventato mettendo in gol il pallone. Gol di pregevole fattura.

Ancora Bari al 26′ su una gran giocata di Turi che ha servito sempre lui, Pozzebon, ilquale, solo davanti a Pellegrino, ha tirato debolmente col pallone che stava per rotolare in rete ma Bruzzese l’ha deviata sulla linea. Ancora Piovanelo con un assolo molto bello ha tirato fuori.

Ma il Bari oggi era incontenibile: al 36′ ha raddoppiato Floriano con un cross di Piovanello, con un pallone messo molto bene sulla sua testa.

Molte altre le occasioni per triplicare ma non sempre si può essere precisi. Sta di fatto che il Bari di Marsala è solo un lontano parente.

Nel secondo tempo sempre e solo Bari con una miriadi di occasioni sprecate, assoluto padrone del campo, col Locri attivo e mai rinunciatario a cui va dato merito di non aver fatto mai barricate e di aver giocato bene almeno per quello che ha potuto. Molto bravo quel Pirrone, da tenere d’occhio.

A fine partita, nel recupero, il terzo gol con Simeri che ha spinto in gol un assist di Hamlili.

Non c’è stata mai partita, un Bari tornato finalmente “Bari” che ha ripreso la sana abitudine dei tre gol di scarto. Con la Nocerina a tre punti di distacco che ha sorpassato il Locri al secondo posto, ora bisogna solo proseguire su questa strada mantenendo il giusto assetto tra umiltà e consapevolezza dei propri mezzi. Simpatica la dichiarazione della presidentessa del Locri che a fine gara ha detto che “Cenerentola non ha trovato la sua scarpetta”. Auguri al Locri e ai suoi splendidi e passionali tifosi che oggi sono stati bravissimi.

Massimo Longo

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