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Quanto è difficile dire la verità

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Riuscire a sparare la verità è l’atto di coraggio più folle e forte. È folle perché sai già in partenza che perderai qualcosa. È forte perché non sai cosa perderai. Ti bussa, ti allunga il tempo ma poi irrompe e ti concede una sola possibilità: essere te stesso o mentire. E quanto è confortante ammantarsi di  bugie. Piccole, buone, semplici, simpatiche, tenere favolette sciolte per egoismo, paura, timore di essere. E già, perché infilare la verità vuol dire “essere”. Chi non hai mai costruito una panzana a “fin di bene”? L’antidoto per eccellenza contro il siero viscido di una bugia si invoca con un “a fin di bene”. E si appare buoni e bravi tanto da piacere all’altro. Quanto è difficile dire la verità. È amara, trema quando viene tirata fuori, ma sa guardare dritto negli occhi. Regge il capo, lo sostiene e mette a nudo l’essere, in tutta la sua bellezza.

Quella bellezza autentica e disarmante che non può piacere a tutti. Mi spiego con Kafka, “è difficile dire la verità, perché ne esiste sì una sola, ma è viva e possiede pertanto un volto vivo e mutevole”.  Si può cambiare idea, ma non volto, si può cambiare percorso, ma la tua verità ti segue ovunque, come un’ombra, come un’arma segreta contro la fiumana delle illusioni. Quando imbracci la verità abbagli e perdi, perdi una marea di gente. Ed io voglio perdere, voglio perdere chi vive d’apparenza e conquistare lo sguardo di chi sopporta la mia verità, che non sarà mai dolce al primo assaggio, ma che sa di eterno, di scelta costante, di dubbi, di ricerca dell’io nell’altro, di lotta d’amore, di vita vera.

  

 

 

 

 

 

 

 

 Evelyn Zappimbulso

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