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XXII edizione delle giornate normanno-sveve

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Il Prof. Pietro Pepe, già Presidente del  Consiglio Regione Puglia  alla XXII edizione delle giornate normanno-sveve

Prof. Pietro Pepe

Giovanni Mercadante

Si è  tenuta nei giorni 16-17 ottobre 2018 presso l’Università “A. Moro” di Bari, alla presenza del Magnifico Rettore Prof. Felice Uricchio, la XXII edizione delle giornate normanne-sveve; la  partecipazione del prof. Pietro Pepe, già Presidente del Consiglio Regione Puglia,  è stata oggetto di sua ampia riflessione. In qualità di rappresentante dell’Assessorato alla Cultura, al Mediterraneo, al Turismo della Regione Puglia, ha voluto dare un suo contributo sul tema “Le fonti dell’età normanno-sveva: autori, caratteri-funzioni”. argomento individuato dal Comitato scientifico diretto dal prof. Pasquale Cordasco, senza dimenticare  i docenti recentemente scomparsi: il prof. Salvatore Tramontano, il prof.  Raffaele Licinio, il prof. Giuseppe Galasso e la prof.ssa Pina Belli d’Elia per aver dedicato l’intera vita allo studio e alla Ricerca storica a disposizione dei Giovani, dell’Università e della società in generale.

L’accademico prof. Cosimo Damiano Fonseca, da par suo, si è assunto l’onere di fare memoria degli studi e delle ricerche dei docenti scomparsi e lo ha fatto con le parole vivificatrici dello spirito antico dei greci e dei latini di tramandare la loro preziosa eredità culturale alle Future Generazioni.

La relazione inaugurale è stata affidata alla cura del prof. Humbert Houben che ha tracciato un bilancio storiografico della storia del Mezzogiorno normanno-sveva e la prospettiva della ricerca.

Il prof. P. Pepe nel corso del suo intervento ha affermato che non mancheranno durante le  giornate del convegno  utili contributi alla lettura delle diverse interpretazioni emerse nel tempo a partire dal tardo ottocento fino al XX secolo nel Mezzogiorno d’Italia. Sarà, come dire, un vero e proprio aggiornamento storico che scaturirà dalle diverse fonti: dalle geografiche alle agiografiche a quelle più specifiche utilizzate per il Regno di Sicilia e a quelle utili per fare chiarezza sull’autenticità delle stesse.

Tra le fonti, ha continuato P. Pepe,  mi sono particolarmente care quelle fornite dal mondo religioso in particolare della chiesa cattolica nel medioevo, che a mio avviso, sono una straordinaria eredità culturale da riconsiderare peraltro, come cura per il disfacimento morale di questo Millennio.  Mi viene in soccorso lo scritto del laico Benedetto Croce: “perché non possiamo non dirci Cristiani”.

Appellandosi alla storia dichiarava che il cristianesimo è stato la più grande rivoluzione che l’Umanità abbia compiuto. Il giornalista Montanelli introducendo il Medioevo in Italia racconta di S. Benedetto da Norcia e delle sue Regole e mette in luce l’importante fenomeno religioso Sociale e Culturale del Monachesimo, con le ricche Biblioteche presenti nei diversi conventi sparsi in tutta Italia. Saranno, altresì, di grande ausilio le fonti normative, i loro caratteri, i documenti d’archivio, i Registri e tutti i riferimenti archeologici dell’Era normanna-sveva per conoscere la storia di quell’epoca.

Come è noto, il Centro Studi da anni promuove una continua attività di ricerche e di studi sulla storia dell’Italia Meridionale e concorre ad individuare le possibili cause sulla persistente disparità economica e sociale tra Nord e Sud, riprendendo, così, la discussione sulla questione meridionale e a rispondere al quesito di un medioevo basato sulla contrapposizione delle due Italie.

Ripropongo perciò, ha aggiunto P. Pepe, alcuni interrogativi su le questioni principali che restano aperte e che richiedono risposte da parte degli studiosi, che sono:

  • La politica antiurbana dei Normanni;
  • L’assenza di Città-Stato indipendenti;
  • La disastrosa conseguenza economica della guerra dei

Vespri Siciliani dal 1282 al 1302.

  • La separazione della Sicilia dal continente.

Così come non mancheranno altre motivazioni politiche presenti nel contesto sociale del Mezzogiorno che potrebbe emergere dalle importanti relazioni storiografiche francesi, tedesche ed italiane, rivolte a conoscere meglio e a valorizzare la storia del nostro territorio. Vado a concludere con questa mia considerazione finale.

Registro in questo tempo lo sviluppo di una forte domanda di storia intorno a noi che significa tanta ricerca e investigazione critica con altrettanta descrizione ed esposizione letteraria dei fatti, utili a tenere lontano falsità e leggende sempre in agguato.

Sono certo  che il Centro Studi non si risparmierà dall’assicurare la sua consolidata consulenza storica al mondo scolastico e alla elaborazione dei programmi culturali, in particolare dei Comuni federiciani del Meridione, da Bari a Barletta, da Castel del Monte a Melfi, da Altamura a Gravina, da Lagopesole ad Oria.

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