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L’uomo che voleva andare su Marte se ne va in pensione

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A fine ottobre si chiude la carriera di astronauta di Paolo Nespoli. Che non è per niente contento di lasciare lo spazio e ha due o tre cose da raccontare. L’intervista al Corriere

PAOLO NESPOLI

L’uomo che doveva andare su Marte se ne va in pensione. In realtà non c’era in programma alcun viaggio di Paolo Nespoli sul pianeta rosso, ma come ogni astronauta che si rispetti ha accarezzato l’idea di essere il primo uomo a poggiarvi piede. Tutto destinato a restare, per l’appunto, un sogno perché, come racconta in una intervista al Corriere della Sera, dieci mesi dopo essere tornato dalla sua terza missione nello spazio, l’astronauta italiano andrà in pensione il 31 ottobre.

E lo fa con qualche rimpianto, ma anche senza tralasciare di togliersi qualche sassolino dalle scarpa, a partire da essere stato scelto per lsciare così presto, a 61 anni e con un anno di ferie arretrate da smaltire. “Gli astronauti italiani erano troppi, rispetto a quelli degli altri Paesi europei: io, Samantha Cristoforetti, Luca Parmitano e Roberto Vittori. Uno doveva saltare e hanno scelto me” spiega Nespoli, il più anziano ma anche “l’unico non dell’Aeronautica”. “Diciamo che ho sempre avuto qualche problema con il potere” ammette. E racconta della madre che lo voleva elettricista e non gli mai detto: “Sei bravo”.

Ma cosa racconta un uomo insofferente alla disciplina che è stato tre volte nello spazio e per un certo tempo al fianco di Oriana Fallaci? Ecco alcuni passaggi chiave della lunga intervista.

Disciplina

“Alla maturità itigai con il direttore della commissione. I miei professori patteggiarono un 38. A quel punto ero veramente sbandato: la famiglia mi faceva sentire in catene, la scuola pure. Cominciai ingegneria senza convinzione. Dovetti fare la leva e scelsi la Scuola militare di paracadutismo a Pisa. Nel posto più repressivo dell’Esercito mi trovai benissimo, avevo tantissime sfide”

Mamma

“Ai giornalisti che le chiedevano se era orgogliosa rispondeva: “Sì, sono contenta. Ma è sempre stato un mascalzone, me ne ha combinate di tutti i colori, tornava a casa con i pantaloni rotti…”. E’ morta nel 2011 durante la seconda missione nello spazio. “Nell’ultima videoconferenza mi aveva detto: “Non so se ce la faccio ad aspettarti…”. Quando tua madre muore e tu sei così lontano e non puoi fare niente, ridimensioni tutto…”.

Oriana Fallaci

“Avevamo un rapporto poliedrico, multiforme, sentimentale, camaleontico. A volte diventava una relazione madre figlio, altre il contrario. Per lei sono stato compagno, amico. Era molto sola. Non le ho mai dato ragione perché era Oriana Fallaci, come facevano gli altri. Però litigavamo, eccome. Era intrigante, stimolante, vulcanica, impossibile da gestire, a volte volevo buttarla dalla finestra. Quando nel ’91 vinsi il concorso dell’Esa per addestrare gli astronauti a Colonia dovetti lasciare New York. Disse: se esci da quella porta non ti conosco più. Non pensavo che fosse seria. Non mi ha mai più voluto sentire.Quando sono andato in missione sulla Iss la prima volta, l’anno dopo la sua morte, ho portato a bordo due poesie che mi aveva dedicato: le ho fotografate con la Terra sullo sfondo.

La vita nello spazio

“Noi sulla Terra abbiamo sempre la percezione del nostro corpo. In orbita, invece, il corpo prende una leggerezza incredibile: sei coscienza pura, sei l’anima che guarda. Questo ti dà una sensazione di pienezza e di potere. Quando torni sulla Terra ti manca subito, ti sembra di essere incatenato, in prigione”.

Ed eccoci all’ultimo #TimelapseADay di #VITAmission… Non potevo non mettere il mio ospite speciale preferito: l’#Italia di notte! Spero che il viaggio vi sia piaciuto

Dio 
“Ho un’educazione cattolica, riesco a malapena a dire che Dio non esiste. Ma sono un ingegnere. E ancora non riesco a conciliare la dicotomia tra razionalità e spiritualità”.

Delusioni

Non ha fatto la passeggiata spaziale. “Sono ancora incavolato come una iena, l’ho vissuta come una cattiveria. La scusa è che sarebbe stato troppo costoso: sistemare la tuta avrebbe richiesto dieci ore di lavoro e la manodopera dell’astronauta è preziosissima, costa 100 mila dollari l’ora. Gli altri due astronauti erano già usciti, non c’era bisogno di rimettere mano alle loro tute. Ogni due settimane ne parlavo con la psicologa che avevamo a disposizione, ero pronto a lavorare due ore in più dopo cena per tutta la durata della missione. Niente”.

Il futuro

“Come funzionario dell’Esa e astronauta professionista hai molte restrizioni: non puoi fare cose commerciali, non puoi fare il testimonial, non puoi fare consulenze. Adesso mi piacerebbe lavorare come ingegnere, seguire un progetto tecnico, magari con i satelliti. E poi mi piace parlare alla gente”. Andrà via senza liquidazione, “un’invenzione italiana che serve a farti avere un gruzzoletto quando smetti di lavorare” e una pensione  “tra i tre e i quattromila euro al mese”. “Lo stipendio di astronauta non ha niente a che fare con l’esperienza di astronauta: prendi esattamente lo stesso di un ingegnere che lavora negli uffici di Parigi dalle 9 alle 18. Per le risorse umane tu rientri in una di quattro categorie: sei al lavoro, in malattia, in vacanza o in missione. Quando sei in missione hai un’indennità, per dormire e per mangiare fuori. Però sulla Stazione spaziale avevo già vitto e alloggio. Quindi alla fine dell’ultima trasferta, dopo cinque mesi ho preso 420 dollari: tre al giorno”

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