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100 anni fa gli italiani entravano in Vittorio Veneto

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Se non ritroviamo lo slancio dei ragazzi del ’99 moltiplicato per mille, la singola persona umana sarà totalmente ed ineluttabilmente asservita… e allora si, quel sacrificio di cento anni fa sarà stato vano.

Oggi (ieri), 30 ottobre 2018, alle ore 12 ricorre il centesimo anniversario dell’entrata dei fanti italiani a Vittorio Veneto. Non fu cosa da poco. Fu una impresa epica assimilabile a quelle di Giulio Cesare e di gran lunga più importante delle pur celebrate imprese di altri quali Napoleone o Federico II.

Fa una vittoria meridionale. Napoletano era il capo di stato Maggiore, Armando Diaz, che in meno di un anno aveva rivoluzionato la demenziale, sanguinaria e suicida conduzione precedente della guerra. Meridionale e napoletano era l’inno, “la leggenda del Piave”, che trascinò milioni di italiani alla riscossa; napoletani erano i cantanti interpreti di quell’inno che nelle trincee diffondevano quelle note. Meridionale fu il tributo decisivo di sangue che permise all’Italia di fermare il dilagare delle orde teutoniche che avevano già saccheggiato le popolazioni venete e friulane occupate.

Dopo 100 anni tutto è cambiato: i “sacri confini minacciati” sono un orpello d’altri tempi che si può aggirare comodamente seduti nel proprio salotto; quindi nessuno si commuove più al ricordo del sacrificio dei ragazzi del ’99. Anzi la parola “confine” per molti e specialmente per le classi dirigenti è vecchia se non dannosa. Quindi niente celebrazioni o ricordi. Gli ultimi superstiti di quell’epoca non ci sono più da tempo e quindi meglio parlare degli odierni eroi, comici ed arrampicatori di specchi televisivi. Neanche una parola dalle Istituzioni.

Quindi quei valori che portarono al sacrificio tanti ragazzi erano solo propaganda funzionale agli interessi delle allora classi dirigenti? Se fu così anche l’odierno mondialismo è nuovamente propaganda? I meridionali che servirono quei valori erano degli ingenui?

La verità è che da millenni i popoli nordici hanno cercato di predare le terre mediterranee; molte volte gli è riuscito, quasi sempre con la connivenza dei nativi che li hanno facilitati per avere il proverbiale “piatto di lenticchie”. Senza la nostra civiltà nulla della loro potenza sarebbe esistito. Anche oggi i nordici travalicano bellamente i confini per imporre regole fatte da loro e per loro che ci presentano come migliori delle nostre perché “più efficienti” stat100 anni fa gli italiani entravano in Vittorio Veneto

Se non ritroviamo lo slancio dei ragazzi del ’99 moltiplicato per mille, la singola persona umana sarà totalmente ed ineluttabilmente asservita… e allora si, quel sacrificio di cento anni fa sarà stato vano.

Oggi, 30 ottobre 2018, alle ore 12 ricorre il centesimo anniversario dell’entrata dei fanti italiani a Vittorio Veneto. Non fu cosa da poco. Fu una impresa epica assimilabile a quelle di Giulio Cesare e di gran lunga più importante delle pur celebrate imprese di altri quali Napoleone o Federico II.

Fa una vittoria meridionale. Napoletano era il capo di stato Maggiore, Armando Diaz, che in meno di un anno aveva rivoluzionato la demenziale, sanguinaria e suicida conduzione precedente della guerra. Meridionale e napoletano era l’inno, “la leggenda del Piave”, che trascinò milioni di italiani alla riscossa; napoletani erano i cantanti interpreti di quell’inno che nelle trincee diffondevano quelle note. Meridionale fu il tributo decisivo di sangue che permise all’Italia di fermare il dilagare delle orde teutoniche che avevano già saccheggiato le popolazioni venete e friulane occupate.

Dopo 100 anni tutto è cambiato: i “sacri confini minacciati” sono un orpello d’altri tempi che si può aggirare comodamente seduti nel proprio salotto; quindi nessuno si commuove più al ricordo del sacrificio dei ragazzi del ’99. Anzi la parola “confine” per molti e specialmente per le classi dirigenti è vecchia se non dannosa. Quindi niente celebrazioni o ricordi. Gli ultimi superstiti di quell’epoca non ci sono più da tempo e quindi meglio parlare degli odierni eroi, comici ed arrampicatori di specchi televisivi. Neanche una parola dalle Istituzioni.

Quindi quei valori che portarono al sacrificio tanti ragazzi erano solo propaganda funzionale agli interessi delle allora classi dirigenti? Se fu così anche l’odierno mondialismo è nuovamente propaganda? I meridionali che servirono quei valori erano degli ingenui?

La verità è che da millenni i popoli nordici hanno cercato di predare le terre mediterranee; molte volte gli è riuscito, quasi sempre con la connivenza dei nativi che li hanno facilitati per avere il proverbiale “piatto di lenticchie”. Senza la nostra civiltà nulla della loro potenza sarebbe esistito. Anche oggi i nordici travalicano bellamente i confini per imporre regole fatte da loro e per loro che ci presentano come migliori delle nostre perché “più efficienti” statuendo che ognuno di noi è alle dipendenze di questo principio universale ed assoluto della efficienza. Principio che proprio per la sua assolutezza si pone al centro e sopra di ogni momento della vita umana; in questa loro visione i superiori obiettivi collettivi costringono i singoli a vivere per essi; questi obiettivi superiori (che poco tempo fa erano la razza e la grandezza della nazione) adesso sono la quadratura dei bilanci delle istituzioni e delle grandi imprese (banche in testa); bilanci che però sono fatti di numeri privi di ogni fondamento reale ma frutto di tabelle a loro volta fondate su dati astratti quanto sintetici di realtà molto diverse dalla loro rappresentazione. La persona umana non ha un luogo e una bandiera di riferimento dentro cui rifugiarsi; non ha nessuno che la rappresenti e la difenda; il suo lavoro o il suo pensiero o la sua proprietà o il suo risparmio sono soli… preda delle regole universali ed incontrastate dell’efficienza sempre e comunque del mondialismo del pensiero unico che ti viene a trovare nel salotto di casa tua attraverso il tuo smartphone. Efficienza che significa ricerca tecnologica -la nuova religione- tesa a produrre con meno lavoro la stessa unità di prodotto e cioè a creare disoccupazione….

Quindi adesso non basta più difendere i sacri confini per salvare il nostro “gentil seme” minacciato; ma si tratta di preservare l’ideale umanitario e la centralità della persona ovunque questa si trovi, fuori o dentro i nostri confini; se non ritroviamo lo slancio dei ragazzi del ’99 moltiplicato per mille, la persona umana -ormai schiacciata dai “supremi obiettivi” confezionati da oligarchie finanziarie e burocratiche al cui servizio interi partiti e stati si genuflettono..- sarà totalmente ed ineluttabilmente asservita… e allora si, quel sacrificio di cento anni fa sarà stato vano.

Ma questo non accadrà.

Canio Trione

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