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A colloquio con Massimo Cacciari

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L’ultimo libro di Zygmunt Bauman, il sociologo da poco scomparso, si intitola Retrotopia. Vi si descrivono le marce all’indietro – in termini culturali, sociali e politici – che si stanno verificando nel mondo a seguito della globalizzazione. In tal senso, un ritorno all’antico (in termini tutt’altro che umanistici) è costituito dalla prevalenza, nei discorsi politici italiani e non solo, dell’idea di Stato-Nazione. Secondo alcuni partiti, questa è l’unica via da percorrere in difesa degli interessi di popolazioni altrimenti sovrastate da agglomerati politico-istituzionali più ampi e, perciò, meno controllabili. Le prossime elezioni europee vedranno scendere in campo due forze: i cosiddetti sovranisti contro coloro che, all’opposto, si impegnano a proporre e a dar vita a un nuovo disegno comunitario.
Quale Europa finirà per prevalere fra queste due visioni? E come si è giunti all’attuale situazione che vede, nel progetto comunitario, un nemico da combattere e abbattere? Ne abbiamo parlato con Massimo Cacciari.

Intervista curata da Pierluigi Petricola

Prof. Cacciari, le prossime elezioni europee impongono alla discussione quotidiana di riflettere sull’Europa. La prima domanda che mi viene da farle è: perché la gente è così scontenta di questa Unione?
Per comprendere lo scontento che serpeggia fra le persone io credo vi siano due dimensioni da considerare: innanzitutto la scomparsa di quella che era l’iniziale Unione Europea a seguito del suo ampliamento. Le istituzioni che ora la compongono hanno dato vita ad una nuova entità, diversa dalla precedente, e che nelle azioni specifiche più non vi corrisponde. Il secondo aspetto, non meno importante, riguarda il rigorismo assurdo che ha caratterizzato l’azione comunitaria di questi ultimi anni. Indubbiamente le politiche economiche debbono mirare alla stabilità dei paesi membri nonché al controllo sull’inflazione. Ma l’agire europeo dovrà improntarsi su qualcosa d’altro piuttosto che solo a politiche di rigore. E questo potrà avvenire solo attraverso decisioni, previ patti e accordi comunemente presi, fra coloro che compongono l’Unione.
Secondo lei nell’Unione Europea di oggi questa situazione è stata compresa?
Diciamo che, in un certo senso, i limiti di un’azione improntata alla sola austerità sono stati compresi. Il punto è che si stanno muovendo, in modo massiccio, delle forze contrarie all’attuale maggioranza.
A cosa si riferisce nello specifico?
Mi riferisco a quella che Musil, nell’Uomo senza qualità, denomina scherzosamente Cacania. Vale a dire la maggioranza dei paesi mitteleuropei che – figurativamente parlando – da Monaco marciano verso la multiculturale Berlino per opporsi all’attuale idea europea proponendo, però, una visione destrorsa tutt’altro che rassicurante. Per questo, come dicevo prima, al fine di evitare la prevalenza assoluta di questa componente autoritaria, ispirata ai principi della Destra, occorrerà una visione d’Europa nuova rispetto a quella cui abbiamo assistito fino ad ora. Se non lo si capirà per tempo, avverrà né più né meno quanto accaduto nelle ultime elezioni in USA, che hanno portato alla elezione di Donald Trump.
Da questo punto di vista l’Italia che ruolo giocherà?
L’Italia, fra i paesi membri, è quello messo peggio.
Perché?
Perché si ha un Governo composto da una forza politica le cui linee sono tutt’ora indecifrabili – il Movimento 5 Stelle –, ed un partito – la Lega capeggiata da Salvini – che è radicalmente antieuropeista. Perciò l’Italia si unisce a quella marcia da Monaco a Berlino cui accennavo prima. E quindi non siamo messi bene.
Secondo lei le forze politiche di Sinistra, in Italia, hanno una visione chiara di come dovrebbe essere l’Europa del futuro?
A mio avviso non l’hanno avuta in passato e, credo, non ce l’hanno tutt’ora. E questo nonostante vi siano state figure politiche di Sinistra di autentico respiro europeo, come Giorgio Napolitano per esempio. Il punto è che il disegno di una Socialdemocrazia unitaria, da realizzare attraverso una serie di riforme, è fallito. A mio avviso la Sinistra dovrà presentarsi alle prossime elezioni con proposte radicalmente diverse, prendendo coscienza di quanto avvenuto in casa sua finora. Se non lo farà, perderà la partita e si autocondannerà a divenire una mera forza di opposizione per i prossimi anni.
Vi è un cambiamento in atto nell’attuale Sinistra italiana?
No. Non vedo grande capacità di mutamento in tal senso.
Secondo lei sarà possibile, in un futuro prossimo o remoto che sia, giungere a costituire gli Stati Uniti d’Europa?
Se come modello di riferimento si prendono gli Stati Uniti d’America, una federazione in tal senso sarà impossibile. Vi sono troppe culture, troppe lingue: in poche parole, molte diversità e prospettive – storiche, valoriali, di pensiero e culturali – che sarà difficile da far convergere in un disegno federativo sulla falsariga di quello americano. Un modello che si può prendere come riferimento, invece, potrebbe essere la Svizzera. Su un’impronta di questo tipo si potrebbe dar vita a progetti convergenti su politiche sociali e finanziarie, mantenendo l’autonomia degli stati membri che andrebbero a compore questa nuova unione. Allora sì che potremmo parlare degli Stati Uniti d’Europa. Diversamente, mi pare impossibile.

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