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Al termine di una pazzesca notte romana

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di Renzo Balmelli

VERMINAIO. A sedici anni non si può morire come è morta Desirée, violata e col terrore negli occhi dopo un calvario allucinante per implorare un pugno di droga al termine di una pazzesca notte romana. A sedici anni la vita dovrebbe sorridere e non concludersi tra gli incubi delle lacerazioni inferte dalla violenza bruta, selvaggia e talmente immonda che per descriverla le parole non bastano. Ora il dito è puntato sull’origine degli stupratori, da punire con inflessibile severità. Ma se non si scaverà a fondo nel verminaio in cui è maturata l’atroce vicenda, sarebbe come uccidere una seconda volta quella giovane preda smarrita, priva di scudi protettivi, e lasciare le cose come sono. Nel cumulo di macerie morali e fisiche di questa storia intollerabile serpeggia, come un viscido rettile, il cancro di un sistema segnato dai disastri dell’immigrazione illegale e dalle complicità inconfessabili che la alimentano. A San Lorenzo in Roma, sunto della peggiore scena nazionale, qualcosa si è spezzato nella rete dei rapporti sociali e umani. Qualcosa che apre una ferita nel tessuto urbano molto difficile da ricomporre.

RAUS. Quando Max Frisch lanciò il suo celebre proclama “aspettavamo braccia sono arrivati uomini”, in Svizzera su un locale di Zurigo apparve addirittura la scritta “vietato l’ingresso agli italiani”. Qualcosa di simile, dopo il brutale omicidio di Desirée, ha fatto la sua comparsa in un circolo piemontese per negare, con un esplicito “RAUS”, l’ingresso a nigeriani, senegalesi e ai profughi in generale. E’ la risposta peggiore al comprensibile sgomento davanti al corpo martoriato della vittima. Colpire nel mucchio rischia ora di innescare altri, incontrollati episodi di istigazione all’odio razziale e di incrementare la psicosi permanente che fa il gioco di chi ci specula per raccattare consensi. L’onestà e la correttezza suggeriscono invece di indirizzare la rabbia, la protesta e il dolore verso i veri responsabili di tutto ciò; verso quel grumo di criminalità locale e importata che presidia i territori dove il male è presente in forma endemica, la delinquenza prospera, lo spaccio è incessante, le istituzioni latitano, e chi passa finisce col volgere lo sguardo altrove senza distinguere tra uomini e braccia.

ODIO. Se n’è andato prima di subire un altro affronto dai complici dei suoi aguzzini. Prima di assistere, in quest’epoca segnata da disgustosi rigurgiti neofascisti, , all’ennesimo oltraggio fatto alla memoria dell’Olocausto. Lello Di Segni, uno dei sedici ebrei tornati vivi dai campi di sterminio nazisti dopo il rastrellamento nel Ghetto di Roma, è scomparso a 92 anni e con lui se ne va l’ultimo testimone dell’orrore di Auschwitz. Nessuno potrà più raccontare la mostruosità di quell’esperienza che qualcuno invece ha pensato bene di calpestare e insozzare indossando una maglietta con scritto “Auschwitzland” per celebrare la marcia su Roma che portò il duce e il fascismo al potere. Paragonare il campo di sterminio a un noto parco giochi, imitandone i caratteri grafici e l’immagine, non è solo di pessimo gusto, ma è stata una trovata aberrante che perpetua il richiamo alle bacate ideologie del passato. Le macabre ideologie che segnano il lungo romanzo oscuro del fascismo, non ancora giunto all’ultimo capitolo. Per capire meglio l’enormità dell’accaduto bisogna rifarsi alle parole di Andrea Camilleri quando afferma, con le unghiate di un gatto arrabbiato, che in questi momenti è una fortuna essere ciechi e non vedere certe facce che seminano l’atroce vento dell’odio.

SCENARI. Forse è un pochino prematuro etichettarla già ora come un’anatra zoppa, ormai avviata sul viale del tramonto. Lo sciame sismico del terremoto elettorale arrivato a Berlino dalla Baviera e dall’Assia ha fatto però molto male ad Angela Merkel che ne ha tratto le inevitabili conseguenze. Il suo addio alla politica sarà comunque dilazionato su un lungo arco di tempo e fino al 2021, quando lascerà la Cancelleria, molte cose potrebbero ancora accadere nell’inquieto panorama tedesco e internazionale. A preoccupare maggiormente è appunto l’interregno che se dovesse coincidere con un ulteriore crollo dei partiti storici della CDU e della SPD, spianerebbe fatalmente la strada a scenari inediti e ad alto rischio. A rendere meno plumbeo il futuro prossimo concorre la buona prestazione dei Verdi che da soli però, senza il concorso di forze amiche, difficilmente riusciranno a tenere a bada i morsi feroci del populismo sovranista, eurofobo e pure xenofobo che già digrigna i denti. Finora la Merkel, al netto dei pregi e dei difetti, ha mostrato grande impegno a tutela del patrimonio europeo. Patrimonio che dopo le elezioni di maggio rischia tuttavia, senza una sterzata salutare, di essere sperperato dai movimenti ostili alla casa comune immaginata dai padri fondatori.

AMENITÀ. A giudicare dalla fretta con la quale Matteo Salvini si è precipitato a congratularsi con Jair Bolsonaro si intuisce come si metteranno le cose in Brasile e, come invece si spera, facendo gli scongiuri, non si mettano mai in Italia e in Europa. Tra il nuovo presidente brasiliano e il ministro degli interni che sempre più spesso si atteggia a vero premier, il feeling è scattato subito anche in virtù di un regalo speciale per Palazzo Chigi: l’estradizione di Cesare Battisti. Entrambi, nemici giurati della sinistra e della “marea rosa”, hanno cavalcato con slogan non tanto diversi il malessere di grandi fasce della società brasiliana, senza però definire come sarà il cambiamento sbandierato sulla carta. Ma non hanno fatto il pieno. Non ancora. Sull’altro fronte si contano infatti non meno di 45 milioni di elettori che chiedono di essere rispettati dopo che Bolsonaro aveva promesso ai suoi avversari la prigione o l’esilio. Dopo 13 anni di sinistra in Brasile arriva dunque la destra estrema e molto osservatori non nascondo la loro preoccupazione per la sorte dei diritti civili, politici, sociali e lavorativi che ora potrebbero essere messi in gioco da una leadership nota per le sue dichiarazioni polemiche a favore della dittatura militare e altre consimili “amenità”.

 

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