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Cannabis, il Canada legalizza

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Invece, da noi carceri stracolme di giovani e tolleranza zero…

di Paolo D’Aleo

Il Canada ha legalizzato l’uso della marijuana a scopo ricreativo. Con la legge approvata lo scorso giugno, il paese nordamericano diventa il più grande mercato di marijuana legale al mondo e il secondo stato, nel continente americano, a legalizzare la cannabis per uso ricreativo, preceduto soltanto dall’Uruguay.

La legalizzazione, in vigore dal 17 ottobre di quest’anno, rappresenta una scelta d’avanguardia per il premier canadese, il liberale Justin Trudeau: nessun paese grande, ricco e sviluppato come il Canada aveva scelto, in precedenza, la strada della legalizzazione del possesso e dell’uso della marijuana.

Il primo ministro, dopo l’entrata in vigore della legge, ha scritto su Twitter: «era troppo facile per i nostri figli comprare marijuana e per i criminali farci grandi profitti. Oggi abbiamo cambiato le cose».

La normativa canadese prevede che tutti i maggiorenni potranno acquistare sino ad un massimo di 30 grammi di marijuana per volta; tuttavia si lasciano ampia discrezionalità e autonomia nelle scelte alle singole province, di cui è composto il territorio amministrativo del Canada.

Le province avranno la facoltà di decidere dove si dovrà comprare, dove si potrà fumare e l’età minima per l’acquisto: guardando alle scelte fatte dai singoli territori, si può notare come, in alcune province, la marijuana sarà venduta in appositi negozi; in altre province, come l’Ontario, la produzione e la vendita saranno gestite, unicamente, dallo Stato. Così come Alberta e Quebec hanno fissato l’età minima per l’acquisto a 18 anni, mentre in altre province l’età minima è fissata a 19 anni.

Rimane, ancora, l’incertezza rispetto al prezzo della marijuana in vendita nei negozi. Questo è un aspetto da non sottovalutare, perché dipenderà dal prezzo della marjiuana, se la legalizzazione riuscirà a raggiungere gli obiettivi prefissati: controllo e garanzia nel consumo e, nello stesso tempo, contrasto al narcotraffico e al crimine organizzato.

Infatti, un prezzo basso potrebbe garantire una sconfitta del mercato illegale rispetto a quello che potrebbe succedere se il prezzo del prodotto fosse inaccessibile ai più; viceversa, se il prezzo sarà troppo basso, l’effetto potrebbe consistere nel favorire il consumo e ciò non rientra tra gli obiettivi che il governo si è posto all’atto di approvazione della normativa.

Nel giorno dell’entrata in vigore della storica riforma sono stati organizzati, nelle principali città canadesi, diversi sit-in: urla di gioia, balli in strada e manifestazioni dove si leggevano cartelli con scritto, “è finito il proibizionismo. Abbiamo fatto la storia. Incredibile!”.

La legalizzazione della cannabis e dei suoi derivati è un tema che sta emergendo con forza negli ultimi anni, in particolare con la scelta compiuta dalla California, dal Colorado e da altri sette stati degli Usa.

    Prendendo ad esempio la California, dati economici alla mano, si può notare come lo Stato sia uscito da una forte crisi economica trainata, in misura principale, dall’ingente mercato della cannabis e dei suoi numerosi derivati.

Tuttavia, il processo di trasformazione culturale è stato accompagnato da interventi informativi, educativi, preventivi, curativi, realizzati dalle istituzioni scolastiche e sanitarie.

Anche in Italia, nel dibattito pubblico, emerge periodicamente il divisivo tema della lotta al narcotraffico e della legalizzazione della cannabis.

Nella scorsa legislatura è stata presentata una proposta di legge, sottoscritta da 218 deputati di ogni schieramento politico, riuniti in un intergruppo parlamentare “cannabis libera”: nella pdl si prevede che i maggiorenni possano detenere una modica quantità di cannabis per uso ricreativo (circa 15 grammi), la vendita al dettaglio in negozi dedicati e forniti di licenza dei Monopoli.

Inoltre, il progetto di legge consente l’auto-coltivazione per fini terapeutici e prevede maggiori fondi per iniziative di sensibilizzazione e di educazione civica sui temi delle sostanze stupefacenti, andando ad incrementare il finanziamento dei progetti del Fondo nazionale d’intervento per la lotta alla droga.

In aggiunta alla proposta di legge parlamentare, le associazioni e i comitati di cittadini che si battono per la legalizzazione hanno raccolto un numero sufficiente di firme e depositato una proposta di legge d’iniziativa popolare, simile a quella dell’intergruppo, differenziandosi soltanto per la previsione dei “cannabis social club”.

Per la prima volta, un dibattito su questi temi è approdato in un contesto istituzionale, ma a causa delle divisioni negli schieramenti politici, si è deciso di lasciare le proposte di legge su un binario morto.

Con la nuova legislatura, nata dopo il 4 Marzo, il tema sembra essere sparito dall’agenda politica, facendo trasparire la volontà dell’esecutivo (o di una sua parte) di rendere ancora più proibizionista la legislazione sulla cannabis.

Il ministro della Famiglia Fontana ha annunciato la campagna “Tolleranza Zero” che dovrebbe tradursi in un decreto con misure repressive e punitive.

Questo scenario è figlio di un approccio repressivo, che ha provocato l’aumento degli introiti illegali alle organizzazioni criminali, senza diminuire in alcun modo il consumo delle sostanze stupefacenti, che anzi risultano in aumento, in particolare tra i giovanissimi.

Bisognerà capire se da queste parole potranno poi seguire disposizioni legislative conseguenti o se rimarranno solo parole, utili a solleticare l’elettorato più conservatore, considerando che nel contratto di governo non c’è nulla di ciò che viene annunciato.

L’approccio della war on drugs è stato criticato in tutto il mondo e appare superato proprio se si considerano le tendenze legislative negli Stati Uniti d’America, in Canada, in diversi Paesi del Sud America, e le riflessioni in atto in numerosi Paesi europei.

Nello stesso tempo, da quello che succederà in Canada dipenderà, probabilmente, molto di quello che accadrà nel resto del mondo.

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