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La Bussola e i dadi

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“La bussola va impazzita all’avventura / e il calcolo dei dadi più non torna”.

Due versi di una famosa poesia di Eugenio Montale, che possono essere benissimo presi quale fotografia della situazione in cui versa l’Italia.

di Paolo Bagnoli

Per quanto di negativo si potesse immaginare, non avremmo mai pensato di arrivare a questo punto in balia di un governo che, invece di puntare al meglio, volge sempre verso il peggio fino a condurre il Paese sull’orlo di un baratro. Le vicende legate ai documenti di bilancio sono drammatiche, paradossali e vergognose. Delle prime file del governo del “contratto” non si salva nessuno.

Come nel teatro dell’assurdo il presidente del consiglio non sembra avere né la minima capacità politica che si richiede per assolvere al ruolo né, tantomeno, la capacità per coprire l’estraneità al ruolo medesimo. Ci domandiamo come possa guidare il governo chi sostiene che la risposta ai rischi che comporta l’aumento del debito sarà una crescita dell’1,5%, quando tutti sanno che così non sarà per cui, l’anno prossimo, potrebbe addirittura raddoppiare.

Diciamo che Conte è in buona compagnia considerato che il ministro del tesoro, prima afferma una cosa, con una certa perentorietà che era stata apprezzata, e poi non solo non è capace di difenderla, ma ne sostiene tutta un’altra difendendola a spada tratta, fino a chiedere di cambiarla ancora impauritosi per le conseguenze di una manovra in spropositato debito. Ma come può un ministro del tesoro, considerata la condizione economico-finanziaria in cui si trova l’Italia, proprio nel momento in cui è chiamato alla prova principe del proprio incarico pensare di essere credibile comportandosi in quel modo? Lui e il presidente del consiglio sono i primi alimentatori dello spread.

E Di Maio? Perché non rimprovera loro di non essersi candidati? Naturalmente ci sono i due dioscuri che hanno preso possesso delle stanze del potere come fossero il loro personale pied a terre e, quindi, in diritto di muovere i mobili che vi hanno trovato senza dover rendere conto a nessuno in spregio alle più elementari norme, se non altro, di buona creanza. Solo l’utilizzo smodato del potere per propri fini particolaristici li tiene insieme anche se le crepe che abbiamo visto in questi ultimi tempi non sono altro che lampi annuncianti il temporale. Insomma: “la bussola corre all’impazzata” e, come quello della manovra, il “calcolo dei dadi più non torna”.

Oltre allo spread è il quadro caotico complessivo che determina un progressivo deterioramento di un clima politico già pesantemente declinante.

Il timore di essere vicini al tramonto della Repubblica, talora, più che alla categoria del pessimismo, sembra appartenere a quella del realismo. Gli esempi si sprecano. Uno degli ultimi ce lo ha regalato il ministro grillino Fraccaro, già distintosi per altre perle destrutturanti sul futuro del nostro sistema democratico, quando ha esultato alla decisione dell’ufficio di presidenza del Senato che ha adottato la stessa delibera della Camera in materia di vitalizi: “Si può archiviare la Seconda Repubblica”! È solo il compiacimento della distruzione per la distruzione e d’altra parte, da un movimento nato sul vaffa, cosa altro ci si potrebbe aspettare?

La realtà sta dando le sue controrepliche e crediamo che i vaffisti abbiano una grande paura che la parola d’ordine su cui sono nati possa un giorno rivolgersi contro di loro, solo casta del rancore e della prepotenza istituzionale. Predomina proprio il rancore, un sentimento che è solo sintomo di debolezza e paura. Va osservato, però, che non avendo le forze di governo nessuna opposizione, possono benissimo scorrazzare liberamente.

Concordiamo con l’analisi che Antonio Polito ha fatto sul “Corriere della Sera” del 19 ottobre u.s. Il comportamento dei “Cinquestelle pare insomma smentire chi sostiene che alla tradizionale dialettica destra-sinistra si possa sostituire un nuovo bipolarismo tra popolo ed élite.” Quello cioè che predica Fraccaro. Concordiamo con Polito: non è possibile, a meno di travolgere lo “stato di diritto” proprio della democrazia liberale. Attila sembra avvicinarsi alle porte o, per meglio dire, sembra che qualche suo agente abbia già preso possesso di qualche palazzo.

In conclusione, chissà se il povero Eugenio Montale avrebbe mai potuto immaginare che un giorno, molto lontano da lui, un bel verso di una bellissima sua poesia potesse essere preso per una riflessione politica; ci consoliamo pensando a quanta sia la grandezza della Poesia

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