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Il sottile confine tra “Comunicazione” e “Politica” spiegato da Angelo Baiocchi

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Il confine tra politica e mondo della comunicazione è sempre più sottile al giorno d’oggi. I media sono diventati delle vere e proprie “casse di risonanza” e degli influenzatori al servizio di politici allo sbando.

Il mondo politico è infatti caratterizzato dalla “mala comunicazione” che conduce inevitabilmente i cittadini italiani a sentirsi disorientati. Si avverte sempre più l’esigenza di contare su una sorta di “educazione” ad una comunicazione politica trasparente, veritiera, efficace e dignitosa. Una delle esigenze più sentite è  capire esattamente cosa sta accadendo nel mondo.

Angelo Baiocchi, docente universitario, esperto in comunicazione pubblica e marketing ha scritto una sorta di guida chiamata “Comunicazione e Politica- Guida moderna per cittadini sbandati e politici allo sbando” edito da Ponte Sisto.

Il suo è un racconto analitico in cui amarezza e sconforto si alternano alla pura ironia con la quale vengono presentate le tendenze della comunicazione politica odierna. Molto interessante e fonte di riflessione è la seconda parte del libro in cui l’autore Baiocchi esamina il modo di comunicare dei principali leader politici che si sono alternati nel corso dei decenni da Berlusconi a Di Maio.

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In questa interessante intervista organizzata in collaborazione con l’agenzia Book Media Events di Isabella Borghese, Angelo Baiocchi ci parla del suo libro, di “malacomunicazione” dando preziosi consigli ai comunicatori del futuro.

Com’è nata l’dea di scrivere questa guida moderna chiamata “Comunicazione e politica- Guida moderna per cittadini sbandati e politici allo sbando (Ponte Sisto Edizioni)”?

E’ stato quasi un approdo naturale, la convergenza tra i miei due principali interessi culturali e professionali: la storia delle dottrine politiche e l’analisi politica da un lato e la comunicazione dall’altro. Nella vita mi sono occupato a lungo di questi due temi, per cui in un momento così complesso e difficile della storia sociale e politica dell’Italia mi è venuto quasi da sé il tentare di dare un contributo di analisi e di interpretazione. Se abbia contribuito a qualche cosa ovviamente non lo so.

Secondo lei perché il confine tra politica e comunicazione è così sottile?

Perché oggi il successo politico passa quasi esclusivamente per l’impressionare, il suggestionare il cittadino a scapito dell’argomentare, cercare di capire e di spiegare. In realtà è sempre stato così, ma una serie di fattori stanno portando questa tendenza a livelli sempre più esasperati.

Che voto attribuirebbe alla comunicazione politica odierna?

Nel libro parlo insistentemente di mala comunicazione (nel caso della lotta politica basata sullo sfruttamento degli avvisi di garanzia parlo di malissima comunicazione) e quindi il voto non può essere che una insufficienza grave, che so un 2 o un 3. Ma non dimentichiamo mai che la comunicazione è conseguenza direttissima del livello più complessivo della politica.

Come deve essere una comunicazione politica efficace? Quali devono essere i suoi obiettivi?

Nel libro cerco di chiarire (e chiarirmi) il perché la risposta a questo tipo di domande è difficilissima. La buona comunicazione politica è quella che fa vincere, e allora, nell’ambito di quanto consentito dalla legge, vale tutto; oppure quella diciamo “di qualità”, che fa bene al livello del dibattito e della coscienza politica nel paese? Oggi non c’è dubbio che la comunicazione politica efficace è quella che punta a far vincere e questo realisticamente è l’unico obiettivo che la politica sta tenendo presente.

Secondo lei un buon politico che tipo di comunicatore deve essere? Quali le sue competenze e capacità?

Non si possono dare regole generali: se hai un posizionamento e una personalità psico-fisica tipo Prodi, sarai efficace se riesci a risultare coerente con te stesso e con quello che la gente si aspetta da te: cioè rasserenante senza tentare di contrastare Berlusconi sul suo terreno. Se invece vuoi far vincere dei contenuti tipo quelli portati avanti da Salvini, dovrai anche tu essere coerente e proporti con un modo di dire e di fare semplificante e aggressivo.

Che effetto hanno le “fake news” nella politica odierna?

Devastante. Rappresentano la negazione stessa del confronto e del dibattito politico. Questi sono basati sui giudizi che la gente si forma sulla base delle idee politiche e dei fatti politici diffusi dai mezzi di comunicazione vecchi e nuovi. Se queste idee e questi fatti sono falsificati, il processo di formazione di una opinione politica da parte dei cittadini elettori perde totalmente di fondamento ed è totalmente distorto.

 Si può uscire dalla spirale della” mala comunicazione”? O è solo utopia?

Rispondo per l’Italia e rispondo di no, per ora non se ne esce. Non posso dilungarmi sui motivi di una risposta così seccamente negativa ma penso proprio che sia così.

Un cittadino come dovrebbe cautelarsi da questa “mala comunicazione”?

Anche qui: penso, sempre per ora (ma un pero ora quanto lungo?) che non sia gran che possibile cautelarsi. La capacità critica e di decodifica è, come in tutto il mondo, limitata a una stretta cerchia di cittadini, diciamo la fascia più colta (che non corrisponde affatto alla più ricca). Ma anche questi, se leggono una notizia falsa ma presentata in maniera plausibile, non hanno la possibilità di giudicare in maniera fondata. Per la maggior parte delle persone sarebbe troppo lungo e faticoso vagliare, analizzare e perciò stesso difendersi.

In Italia ci si lamenta molto dello scarso interesse da parte dei giovani nei confronti della politica. Secondo lei c’è una strategia efficace per avvicinarli a questo mondo?

Sono arciconvinto che i giovani di oggi non siano affatto peggiori di quelli delle precedenti generazioni. Ci sono oggi come ieri i più interessati e sensibili ai temi pubblici e quelli molto meno. Del resto l’ossessione politica degli anni ’60 e ’70 va demitizzata: si dicevano un sacco di fesserie superficiali come fa la politica di oggi. I giovani sono molto freddi nei confronti di chi non si fidano e il clima politico di oggi è tutto permeato di sfiducia. Quindi la risposta più banale, ma forse l’unica, è di fare una politica migliore e più seria e piano piano molti giovani inizieranno a considerare la politica come una cosa che merita la loro curiosità e la loro attenzione.

Nella seconda parte del suo libro lei presenta gli stili comunicativi dei più grandi leader politici. C’è uno stile che predilige rispetto ad una altro e perché?

Ho cercato di evitare giudizi di tipo qualitativo, specie se basati sulle mie preferenze personali. Ho cercato invece di fare delle valutazioni tecniche costruite intorno all’efficacia e all’analisi del rapporto tra i politici comunicanti, il loro contesto e il loro posizionamento. Ritengo, come molti osservatori, che Berlusconi sia stato fondativo di quasi tutto quello che è successo dopo di lui, per cui ho intitolato il capitolo a lui dedicato: Silvio Berlusconi, una marcia in più. Buona o cattiva che  sia questa marcia.

Perché il lettore de Il CorriereNazionale.net dovrebbe leggere il suo libro?

Perché credo che aiuti a capire in maniera spero comprensibile certi meccanismi a cui la gente per lo più non ha tempo e modo di prestare grande attenzione, mentre si tratta di meccanismi che impattano enormemente sulla nostra vita quotidiana e reale. E poi, penso di poter dire, perchè in qualche parte è anche abbastanza divertente.

Ora parliamo di Angelo Baiocchi…quando è nato l’interesse nei confronti della comunicazione?

Degli interessi di cui dicevo sopra è iniziato prima quello per lo studio della politica; infatti la insegnavo all’università. Poi per motivi anche in parte casuali ho iniziato a lavorare nel mondo della comunicazione aziendale accettando un’offerta di lavoro. La cosa si è rivelata molto interessante e a un certo punto ho unito le due cose occupandomi anche di comunicazione politica.

Lei è molto vicino alle nuove generazioni essendo docente universitario. Quali consigli che darebbe ai comunicatori del futuro?

Di cercare prima di tutto di capire la sensibilità e i bisogni delle persone alle quali vogliamo comunicare. Questo viene prima di ogni altra tecnica. Nel mio libro ho dedicato un capitolo al fatto che un buon comunicatore dovrebbe prendere spesso e con animo attento e interessato i mezzi pubblici, specie nelle grandi città. Non si tratta tanto di ascoltare i discorsi (la gente spesso tace nell’autobus o nel treno locale quando va al lavoro), quanto di cercare di capire le espressioni, di ipotizzare il flusso dei pensieri.

Progetti futuri di Angelo Baiocchi…

Sto cercando di mettere a fuoco un libro sul futuro, su quello che ci aspetta domani e dopodomani. Mi sono spesso occupato di previsioni nel mio lavoro e, mi concedo di dirlo, anche con una certa efficacia.

Mariangela Cutrone

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