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Sanità militare: il tricolore sventola da cent’anni

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Sicurezza della patria e salute della persona

Di Riccardo Guglielmi

Si è tenuto sabato 10, nell’auditorio dell’Ordine dei Medici di Bari, gremito di medici civili e militari, il Convegno nazionale, “La Sanità militare oggi”, un aspetto poco conosciuto ma fondamentale nell’ambito del pianeta sanità italiana. Tutti in piedi per l’inno nazionale, un’ideale alza bandiera e il convegno è partito col ricordo del Generale medico Lorenzo Bonomo (1858-1926), cui era stato intitolato l’Ospedale Militare di Bari. Il convegno ha disegnato il quadro della sanità militare attraverso la storia, dalle vicende della Grande Guerra sino all’impiego dei corpi sanitari in occasione di conflitti bellici, missione di pace e calamità naturali domestiche e internazionali.

Il Colonnello Francesco Urbano, del Comando di Sanità e Veterinaria ha fatto un excursus sulla sanità militare, partendo dall’incidenza delle malattie infettive al fronte durante la Prima guerra mondiale, che, per le scarse condizioni igieniche, causavano più morti che in azioni di combattimento. Tetano, colera e febbri tifoidi erano responsabili di vere ecatombi.

Fabrizio Ciprani, Direttore Centrale di Sanità del Dipartimento della P.S., ha evidenziato il ruolo della sanità della Polizia di Stato, che garantisce una presenza capillare sul territorio con 363 medici, 40 psicologi, tecnici radiologia medica, tecnici neurofisiopatologi, tecnici della riabilitazione motoria, 460 infermieri e personale di supporto, cui si aggiungono tecnici della prevenzione nei luoghi di lavoro, ottici, audiometristi, medici veterinari. Ciprani ha anche annunciato un imminente concorso per potenziamento del personale medico e tecnico.

Un impegno sui fronti più distanti è quello della Sanità militare: scenari legati alle rotte dei migranti e alle operazioni di soccorso in mare, illustrati dal Colonnello medico Giuseppe Rinaldi della Guardia di Finanza, operazioni di protezione civile dei Vigili del Fuoco in occasione di disastri e calamità naturali, descritte dal Direttore medico Massimo Spalletta.

Il Maggiore generale Nicola Sebastiani, Ispettore  della Sanità Militare, subito dopo l’invito a un minuto di raccoglimento, oggi è l’anniversario, per i martiri di Nassiriya,  ha inquadrato la sanità militare, dalle trincee degli inizi del secolo scorso fino alle attuali missioni di pace, in una dimensione futura di proiezione europea, evidenziando l’organizzazione e le attrezzature che sono messe in campo oggi sui diversi fronti, come le tecniche di biocontenimento o la sala chirurgica campale inserita in un veicolo tattico capace di portare una capacità chirurgica il più vicino possibile all’esigenza operativa. Merito tutto italiano è il saper creare, quasi in tempo reale, quel positivo rapporto empatico con le popolazioni locali spesso tanto diverse per etnia, cultura e religione. Dal generale Sebastiani un grazie a tutte le componenti integrate nella Sanità Militare, in particolare C.R.I., Protezione Civile, Ordine di Malta e medici civili esterni, che come lui stesso ha esposto, rappresentano modelli formativi e valoriali.

Maurizio Benato, già vicepresidente Fnomceo, ha infine illustrato le specificità e gli obiettivi della medicina militare, nella tensione per esempio di conciliazione tra esigenze proprie delle operazioni militari e quelle della deontologia medica. Il militare è infatti chiamato a difendere la sicurezza della Patria, il medico a tutelare la salute della persona umana. Il medico militare incarna e sintetizza entrambe queste esigenze ineludibili per la tenuta e lo sviluppo della società.

«Abbiamo colto l’occasione della ricorrenza dei cento anni della Prima Guerra Mondiale – racconta il responsabile scientifico del convegno e vicepresidente Omceo Bari, Franco Lavalle -per organizzare un Convegno sulla Sanità Militare ai giorni nostri nel quale fosse evidente il ruolo del medico e di tutti gli operatori sanitari verso le persone, anche in contesti di conflitto, di operazioni di peacekeeping e di disastro naturale».

Mai come in questi ultimi mesi in cui l’Italia è stata colpita da grandi disastri causati dall’uomo e dalla natura, crollo ponte Morandi, alluvioni e frane, il lavoro dei corpi militari, in ambito sanitario e di protezione civile, ha mostrato il suo contributo fondamentale. Filippo Anelli, Presidente Omceo Bari e Presidente Fnomceo (Federazione nazionale degli Ordini dei medici) ha così terminato: “La Sanità militare contribuisce con il suo operato a costruire il nostro sistema sanitario nazionale, una grande conquista di civiltà, un bene comune che quest’anno compie 40 anni e che tutti dobbiamo impegnarci a tutelare. Ringrazio anche a nome della Fnomceo tutti i medici e gli operatori sanitari che ogni giorno assicurano un servizio importante e indispensabile per la nostra Repubblica, nel rispetto dell’Articolo 11 della Costituzione quale strumento per promuovere la pace e la dignità della persona umana“.

Una mostra di cartoline d’epoca, divise militari e strumenti sanitari d’epoca, gentilmente concesse dal Comandante dell’11° Reggimento Carabinieri Puglia, Col. Saverio Ceglie e in parte provenienti dalla collezione privata di Paolo Caradonna, radiologo presso l’Ospedale Di Venere, è stata allestita nelle sale dell’Ordine dei Medici.

redazione@corrierenazionale.net

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