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“Universo Caffè”

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TRIESTE – Gianni Pistrini, nato a Trieste nel 1959, perito chimico, assaggiatore, tecnico e storico del caffè, quale giornalista pubblicista, ha diretto diverse testate giornalistiche, una di esse a diffusione nazionale ad esso dedicata. Ha fondato, nel 2001, a Trieste, un Museo del Caffè e dal 2017 un’Associazione che si occupa della sua cultura e divulgazione… Ha preso parte a programmi sul tema, trasmessi da emittenti locali, nazionali ed estere; come nasce questa passione che, da molti anni, lei coltiva?

<<Risale al 1979 la mia passione per il verde-brunito chicco di caffè. Allora era il mio lavoro, quindi la mia professione e poi una vera e propria passione. In ognuno dei diversi ambiti, chi ho avvicinato del settore ha arricchito la mia personalità e, a mia volta, spero aver fatto altrettanto. Questo mi viene riconosciuto.>>

Il caffè, oltre che una piacevole bevanda, è pure un mezzo di condivisione, a vari livelli, sociali, culturali, commerciali, ecc…

<<Certamente! Quante volte affermiamo, anche banalmente: “andiamo a bere un caffè”… e poi consumiamo un’altra bevanda. Il caffè è un pretesto, ma fortunatamente i Caffè storico-letterari, dal periodo illuministico a oggi hanno mantenuto personalità e peculiarità. Per quanto concerne gli aspetti prettamente lucrativi, si sappia che una volta, erano luoghi neutri dove incontrare i commercianti per stipulare contratti e accordi negoziali, indifferentemente a Londra, Parigi, Vienna o Trieste.>>

A Trieste i Caffè Storici si sono sempre autodeterminati quali centri di aggregazione di intellettuali ed artisti ed altre importanti categorie e della gente “comune”, ovviamente…
<<Certamente, come accennato sopra, mentre le taverne erano luoghi dove il vino scorreva a fiumi e con esso anche altri tipi di situazioni, i Caffè erano luoghi dove l’alcool non poteva essere smerciato. Non a caso si riferisce, riguardo i Caffè, essere luoghi dove i pensatori e gli illuminati si trovavano a disquisire di filosofia, di arte, di storia… anche di politica.>>

Alcuni Caffè Storici, a Trieste, sono stati chiusi ed altri rischiano la medesima sorte, cosa fanno le Istituzioni preposte per evitare ciò? Cosa suggerisce?
<<Non solo a Trieste, ma la medesima situazione si sta presentando in tutto lo Stivale. Sembrerebbe che i Caffè italiani non siano sufficientemente considerati dagli Organi preposti e dalle Amministrazioni pubbliche per quello che realmente sono: non solo pubblici esercizi lucrativi, ma aree franche di aggregazione con connotazione sociale e di crescita interiore. Sono parecchi i locali che ospitano al loro interno, non solo rassegne culturali o esposizione di quadri, ma anche veri e propri cenacoli di riunione di letterati, studiosi e dove la presentazione di libri, in molti di essi è quotidianità. Effettivamente molti Caffè hanno chiuso, altri sono sotto scacco. Gli oneri di gestione sono importanti e non sempre si riesce a giustificare i costi dal limitato numero delle consumazioni. Recentemente Trieste stava per perdere un suo Caffè che data al 1900 con il rischio di perdere anche il pregiato mobilio, in esso presente. Fortunatamente si è fatto avanti un mecenate e, fra non molto, dovremmo saperne di più. Per il momento è salvo, anche perché nel frattempo la Soprintendenza l’ha tutelato tramite un vincolo.>>

L’Associazione Museo del Caffè di Trieste, che lei presiede, organizza, giovedì 15 novembre alle ore 17, presso la sala San Giusto dello Starhotel Savoia Excelsior (Riva del Mandracchio n. 4), nel capoluogo giuliano, la conferenza “Tracciabilità e autenticità del Caffè – cosa beviamo ce lo dice la chimica analitica”, relatore Luciano Navarini di Aromalab-illycaffè, a seguire degustazione, ingresso libero fino ad esaurimento posti, ce ne parla?

<<Bè, debbo dire che il Sodalizio da me presieduto è sorto il giorno di San Valentino del 2017 (solo un amore e non poteva essere diversamente). Questo è il secondo ciclo che vedrà divulgare aspetti scientifici su una bevanda che noi italiani consideriamo totalmente “nostra”, dimenticandoci che l’origine dei chicchi è della zona tropicale (fra il Cancro e del Capricorno). Questa proposta culturale di eventi permette di accrescere a livello quanto più ampio e diffuso possibile aspetti che sarebbero difficili a chicchessia poter approfondire o relazionarsi con figure di altro profilo del settore. La nostra aMDC (acronimo) organizza questo tipo di appuntamenti già dall’anno 2017. In quell’anno il primo relatore proveniva da Madrid, un tecnologo alimentare e l’ultimo (un letterato) da Parigi. Chi ne volesse sapere di più può vedere il nostro operato nei diversi profili Social (Facebook, Instagram, Twitter), anche con dirette streaming. In ogni caso, lascio una mail qualora qualcuno desiderasse approfondimenti: aMDCtrieste@gmail.com>>.

Fedele Eugenio Boffoli

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