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‘Non è normale che sia normale’

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Oggi 25 novembre è la Giornata mondiale contro la violenza sulle donne. Una giornata che non sarebbe dovuta neanche esistere poiché nulla dovrebbe far sì che le donne siano vittime di violenza da parte di uomini con la U minuscola che si sentono maschi solo perché storditi dai propri deliri di onnipotenza.

Chi ha deciso che la donna debba essere trattata in maniera inferiore rispetto agli uomini? Chi ha deciso che meritano uno schiaffo se ‘disubbidiscono’ agli ordini? Chi ha deciso che debbano subire le vessazioni solo perché è il loro compito naturale da esseri subalterni? La società dimostra di non stare migliorando; l’umanità sembra fare sempre più passi indietro in merito al rispetto della figura femminile.

Nel mondo, il 30% delle donne subisce una violenza fisica o sessuale, una donna su tre ne è vittima. La maggior parte degli episodi coinvolge un conoscente, spesso è un parente o un famigliare stretto e, a causa di ciò, le donne non denunciano, per paura di ritorsioni o perché temono di distruggere la famiglia; i figli possono rappresentare un impedimento alla denuncia.

Questa giornata è stata istituita solo nel 1999 dall’Assemblea Generale dell’Onu allo scopo di sensibilizzare istituzioni, governi e cittadini ma se ci soffermiamo un attimo a pensare, si può subito capire come fino a quella data la violenza sulle donne non rappresentava un problema e spesso era accettato dalla società. La vittimizzazione della donna diveniva la normalità per svariati motivi: se tradiva, se divorziava, se non si sposava, se aveva un figlio senza essersi coniugata, etc… Situazioni che sembrano far parte di un passato lontano ma ancora visibili, specie nei piccoli centri caratterizzati da una mentalità spesso tradizionalista.

La violenza che questa giornata vuole ricordare non è solo fisica o sessuale, la più invisibile e difficile da combattere è quella psicologica che annienta la vittima privandola della propria individualità, della propria capacità di pensarsi come un essere umano, instillando la convinzione di essere meritevole di una situazione del genere. Da questo tipo di tunnel è difficile uscire, specie se gli aguzzini riescono ad isolare la vittima da famigliari e amici; questa è la problematica maggiore di chi subisce: il sentirsi soli al mondo e non degni dell’attenzione altrui.

Lo stesso presidente Sergio Mattarella ha evidenziato come: “La violenza sulle donne purtroppo non conosce confini geografici, distinzioni di classe o di età: è iscritta in tante singole biografie. In ogni sua forma, fino all’omicidio, non è mai un fatto privato né solo conseguenza di circostanze e fattori specifici, ma si inscrive in una storia universale e radicata di prevaricazione sulla donna. Ogni ferita fisica e psicologica inferta a una bambina, ragazza o donna, ogni ingiustificata svalutazione delle capacità femminili sono forme di oppressione antica che rendono le donne meno libere, meno uguali, subalterne, infine vittime”.

L’unico augurio che posso fare, da donna, è che questa giornata contribuisca a sensibilizzare l’intera società in modo da riuscire a concepire un mondo privo di violenza e che ritenga la donna non un essere inferiore ma un essere umano, diverso sì dall’uomo, ma non per questo meritevole di un trattamento diseguale e svalutativo.

Sara Carullo

Salve a tutti, sono Sara Carullo, una studentessa di scienze politiche con la passione della scrittura. Mi piace analizzare ciò che mi circonda per comprendere meglio le dinamiche della società in cui vivo ma sempre con un tocco personale.

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