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L’annuncio della Cina, ‘primi nati con il dna modificato’

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Tante incertezze, un vespaio di polemiche tra gli scienziati

Uno scienziato cinese ha annunciato di aver creato i primi esseri umani geneticamente modificati al mondo. Sarebbero due gemelle nate a ottobre. Per una delle due, pero’, la modifica del Dna non sarebbe riuscita. Il codice genetico – secondo un documento della Southern University of Science and Technology della citta’ di Shenzhen, reso noto dalla rivista del Mit di Boston – sarebbe stato riscritto per renderlo resistente al virus dell’Hiv. Polemiche tra gli scienziati sull’esperimento.

Sono nati in Cina i primi esseri umani con il Dna modificato: due gemelle che potenzialmente saranno in grado di trasmettere la stessa modifica ai loro figli, di generazione in generazione. Un intervento basato su una variante della tecnica che taglia-incolla il Dna, la Crispr, vietato negli Stati Uniti e in gran parte dei Paesi occidentali, cosi’ come e’ fuori dalle regole del metodo scientifico il modo in cui la notizia e’ stata comunicata: alla stampa prima che con la pubblicazione su una rivista scientifica. L’esperimento e’ stato coordinato da Jiankui He, direttore del laboratorio della Southern University of Science and Technology di Shenzhen e proprietario di due aziende biotech, che mercoledi’ dovrebbe intervenire a Hong Kong, nel convegno internazionale sulla tecnica dell’editing genetico. Il comitato organizzatore del convegno, intanto, oggi ha preso le distanze rilevando che ricerche del genere “dovrebbero essere affrontate con cautela” e con “autorizzazioni pubbliche”. A far discutere e’ anche il fatto che, su ammissione degli stessi ricercatori, sia stato impiantato in utero anche un embrione in cui la modifica non era completamente riuscita. Tanto che una delle gemelle “sembra essere un patchwork di cellule”, a detta dei ricercatori che hanno avuto accesso ad alcuni materiali dell’esperimento. La ricerca e’ stata condotta a partire da ovociti e spermatozoi prelevati da sette coppie di eta’ compresa fra 22 e 38 anni e nelle quali solo gli uomini erano positivi al virus Hiv, si legge negli unici documenti accessibili, presentati al Registro cinese delle sperimentazioni cliniche e al comitato etico dell’ospedale. Da ovuli e spermatozoi sono stati ottenuti complessivamente 22 embrioni con la fecondazione in vitro. Di questi, 16 sono stati modificati con la Crispr per silenziare il gene che controlla il recettore chiamato CCR5, che si trova sulla superficie delle cellule immunitarie chiamate linfociti T e che e’ la porta di ingresso preferita del virus Hiv. Dei 16 embrioni in questione, sicuramente uno non era stato modificato come previsto, ma i ricercatori hanno deciso di impiantarlo comunque. Era uno degli 11 embrioni utilizzati nei sei tentativi di impianto. Alla fine e’ stata ottenuta una gravidanza, quella delle gemelle. Tutto suggerisce che la decisione di voler utilizzare comunque un embrione non perfettamente modificato si spieghi perche’ “l’obiettivo principale dei ricercatori era sperimentare la tecnica di editing del Dna piuttosto che evitare la malattia”, come ha osservato il genetista americano George Church, dell’universita’ di Harvard. Jiankui He e’ pero’ assolutamente sicuro del suo lavoro, tanto da presentarlo al comitato etico come una ricerca dalle ricadute “incalcolabili” e degne del Nobel. “Alla luce della crescente competizione internazionale relativa alle applicazioni della tecnologia dell’editing del Dna”, si legge, il risultato “andra’ oltre rispetto a quello che nel 2010 ha portato al Nobel la tecnica della fecondazione in vitro”. E’ un tono trionfalistico, in linea con la competizione accanita che da anni vede Stati Uniti e Cina rincorrersi nelle applicazioni della Crispr. La terapia dei tumori e’ stata il primo terreno di battaglia e tutto e’ cominciato nel 2015, con l’intervento che a Londra ha utilizzato una tecnica simile alla Crispr, chiamata Talen, per combattere una rara forma di leucemia in una bambina. Nel 2016 la Cina si e’ aggiudicata il primato della prima sperimentazione della Crispr sull’uomo. Nel 2017, mentre gli Usa attendevano l’ok alla sperimentazione, un gruppo cinese preparava tre sperimentazioni sui tumori di vescica, prostata e reni. Ora la competizione si e’ spostato sul nuovo terreno, minato, della correzione del Dna negli embrioni.

E’ stata infranta ogni cautela e ogni regola di trasparenza: cosi’ una delle due ‘madri’ della Crispr, Jennifer Doudna dell’Universita’ della California a Berkeley, critica aspramente la sperimentazione che in Cina ha portato alla nascita dei primi esseri umani con il Dna modificato. “Se verificato, questo lavoro – rileva Doudna – segna una rottura dalla cautela e dall’approccio trasparente della comunita’ scientifica globale relativamente alle applicazioni della Crispr-Cas9 per la modifica delle linee germinali umane”. La ricercatrice indica quindi tre gravi lacune nell’annuncio arrivato dalla Cina: in primo luogo la ricerca non e’ stata pubblicata su una rivista scientifica e, poiche’ non c’e’ stata di conseguenza una revisione da parte della comunita’ scientifica, non e’ possibile determinare se quanto e’ stato fatto rispecchia la tecnica del processo di editing genetico. In terzo luogo, pur ammettendo che un’analisi indipendente confermi l’annuncio, questo risultato “rafforza il bisogno urgente di confinare l’uso dell’editing del genoma negli embrioni umani ai casi per i quali non esistano altre indicazioni mediche, come raccomandato dall’Accademia Nazionale delle Scienze”. Critico anche il comitato organizzatore del convegno internazionale sull’editing del genoma che si apre domani a Hong Kong e al quale dovrebbe intervenire mercoledi’ il ricercatore che ha guidato l’esperimento. Anche in questo caso gli esperti rilevano che occorrono sia molta cautela, sia il consenso da parte della comunita’ scientifica.

 

 

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