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DL sicurezza, via libera della camera: e’ legge

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 Uccide ladro nell’aretino, indagato. Salvini lo difende

La Camera ha approvato il dl Sicurezza, che diventa legge. “Abbiamo realizzato un altro pezzo del programma”, commenta Conte. E ora “arrivera’ la nuova legge sulla legittima difesa”, annuncia Salvini sull’onda dell’indagine a carico del gommista che nell’Aretino ha ucciso un ladro. Violenza sulle donne: il Cdm approva il Codice rosso.

“Il decreto sicurezza e’ stato definitivamente approvato alla Camera dei Deputati. Un altro pezzo del contratto di governo e’ stato realizzato. Abbiamo assunto precisi impegni di fronte agli italiani e continueremo a rispettarli. Proseguiamo cosi’”. Cosi’ su Twitter il presidente del consiglio Giuseppe Conte. “Ore 20.18 di mercoledì 28 novembre: il decreto sicurezza e Immigrazione è legge. Grazie per la fiducia, io non mi fermo!”. Lo scrive su twitter il leader della Lega, Matteo Salvini.

Stessa immagine, ma invertita. Dopo il via libera finale al decreto Sicurezza da parte dell’Aula della Camera, i deputati della Lega si lasciano andare a un ‘boato’ di gioia per la soddisfazione. Nessun applauso, invece, da parte degli alleati di governo del Movimento 5 stelle. Fotografia rovesciata, appunto, di quella scattata al momento del via libera – non definitivo – della Camera al ddl Anticorruzione: in quell’occasione erano stati i 5 stelle ad applaudire per la soddisfazione, di fronte al gelo della Lega. E sempre come un effetto ‘specchio’ a parti invertite, in Aula sono presenti i big leghisti, con Matteo Salvini e Giancarlo Giorgetti seduti ai banchi del governo, e per i 5 stelle il ministro Riccardo Fraccaro. Per il ddl Anticorruzione mancava Salvini, c’erano invece Luigi Di Maio e Alfonso Bonafede.

La Camera ha approvato, con 396 sì e 99 no, il decreto Sicurezza. Il provvedimento, già licenziato dal Senato, diventa così legge. “Sono contento, è una giornata memorabile. Sono felice e soddisfatto” per l’approvazione del decreto, ha detto il leader della Lega Matteo Salvini lasciando palazzo Montecitorio. Ecco in sintesi cosa prevede: Immigrazione – In materia di immigrazione si va dall’abrogazione del permesso di soggiorno per motivi umanitari (sostituito da permessi speciali temporanei, prolungati per motivi sanitari) all’allungamento da 3 a 6 mesi del trattenimento nei Centri per i rimpatri; dalla possibilità di trattenere gli stranieri da espellere anche in strutture della pubblica Sicurezza, in caso di indisponibilità dei Centri di permanenza per il rimpatrio (Cpr), alla possibilità di revocare la cittadinanza italiana per terrorismo. Ma il fulcro del testo è sui richiedenti asilo: per quelli che compiono gravi reati è prevista la sospensione dell’esame della domanda di protezione ed è possibile l’obbligo di lasciare il territorio nazionale. In caso di condanna in primo grado è previsto che il questore ne dia tempestiva comunicazione alla Commissione territoriale competente, “che provvede nell’immediatezza all’audizione dell’interessato e adotta contestuale decisione”. Il decreto riserva esclusivamente ai titolari di protezione internazionale e ai minori non accompagnati i progetti di integrazione ed inclusione sociale previsti dallo Sprar (Sistema protezione e richiedenti asilo e rifugiati). Questi ultimi, la cosiddetta accoglienza diffusa nei Comuni, sono ridimensionati. I richiedenti asilo troveranno invece accoglienza nei Cara. Sicurezza pubblica – Il testo presenta inoltre una serie di misure sulla Sicurezza pubblica: dal taser consegnato anche ai vigili urbani alla stretta sui noleggi di auto e furgoni per evitare che vengano usati da jihadisti contro la folla, come avvenuto a Nizza, Londra e Berlino. Vengono stanziati quasi 360 milioni fino al 2025 per “contingenti e straordinarie esigenze” di polizia e vigili del fuoco “per l’acquisto e potenziamento dei sistemi informativi per il contrasto del terrorismo internazionale”, compreso il rafforzamento dei nuclei Nbcr (nucleare, biologico, chimico e radiologico). Dei 360 milioni stanziati, 267 sono per la pubblica Sicurezza e 92 per i pompieri. I Comuni con più di 100 mila abitanti potranno dotare 2 poliziotti municipali di taser in via sperimentale per un periodo di sei mesi. I poliziotti locali, inoltre, se “addetti ai servizi di polizia stradale” e “in possesso della qualifica di agente di pubblica Sicurezza” possono accedere al Centro elaborazione dati (Ced) delle forze di polizia. Il testo prevede inoltre un Daspo urbano più severo. Il decreto amplia le zone dove può scattare, includendo i “presidi sanitari”, le zone di particolare interesse turistico, le “aree destinate allo svolgimento di fiere, mercati pubblici spettacoli”. Previsto anche il Daspo per coloro che sono indiziati per reati di terrorismo e una stretta sulle occupazioni. I blocchi stradali tornano ad essere sanzionati penalmente e non più in via amministrativa. E ancora, l’utilizzo del braccialetto elettronico sarà possibile anche nei confronti degli imputati dei reati di maltrattamento in famiglia e stalking. Agenzia dei beni confiscati alla criminalità organizzata – Utimo punto cardine del provvedimento è il potenziamento dell’Agenzia per i beni confiscati alla criminalità organizzata. Il provvedimento estende di ulteriori 70 unità la pianta organica e individua le aziende confiscate “di rilevante interesse socio-economico” che necessitano di supporto per il proseguimento dell’attività. Viene liberalizzata anche la vendita dei beni sequestrati ai mafiosi, ampliando la platea dei possibili acquirenti. In particolare, potranno essere venduti anche a soggetti privati, superando l’obbligo di vendere i beni confiscati solo a enti pubblici, alle associazioni di categoria e alle fondazioni bancarie. I beni potranno essere ceduti al miglior offerente, con diritto di prelazione comunque riservato ai soggetti pubblici citati.

I deputati M5s, in tutto 14, che non hanno partecipato al voto finale sul decreto Sicurezza sono: Barzotti Valentina, Businarolo Francesca, Cappellani santi, Carinelli paola, Cunial Sara, Daga Federica, Ehm Yana Chiarra, Gallo Luigi, Giannone Veronica, Penna Leonardo Salvatore, Ricciardi Riccardo, Sarli Doriana, Sportello Gilda e Vizzini Gloria. Di questi, 8 (Barzotti, Cappellani, Ehm Yana, Giannone, Ricciardi, Sarli, Sportiello e Vizzini) sono tra i 19 firmatari della lettera inviata al capogruppo Francesco D’Uva, nella quale esprimevano diversi dubbi e perplessita’ verso alcune norme del decreto, chiedendone la modifica.

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