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“Mettere a Nudo” la propria Anima: intervista alla scrittrice Elisa Longo

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Nella società odierna è difficile mostrarsi per quello che si è e farsi conoscere senza indossare maschere. Mettersi a nudo con se stessi sembra una “missione impossibile”. Davanti allo specchio si ha tanta paura di vedere le proprie imperfezioni che ci mettono in contatto con il nostro lato più umano. Ce lo racconta l’editor e autrice Elisa Longo con il suo ebook edito da I Quaderni del Bardo, “Come se qualcuno vi vedesse nudi” che sta riscuotendo tanto successo.

“Come se qualcuno vi vedesse nudi” è una raccolta di cinque racconti forti, energici e vitali. Si leggono tutti d’un fiato perché la scrittura di Elisa Longo è semplice, coincisa e arriva direttamente al cuore del lettore che si ritrova ad emozionarsi identificandosi nelle situazioni e negli stati d’animo delle protagoniste dei cinque racconti. Il tema che fa da filo conduttore è la nudità dell’animo umano che grazie ad essa recupera la sua essenzialità.

In questi giorni l’attiva ed eclettica scrittrice Elisa Longo è impegnata nelle prove della lettura di una favola di Natale che leggerà domenica 2 Dicembre ai bambini del Collegio Rotondi di Gorla Minore nel loro villaggio di Natale che sarà aperto durante tutte le festività natalizie. Questa favola uscirà in un ebook chiamato” Xxl Christmas” edito sempre da I Quaderni del  Bardo di Stefano Donno.

In questa interessante intervista Elisa Longo ci racconta senza filtri e maschere il successo del suo ebook “Come se qualcuno vi vedesse nudi”, la passione per la poesia e la letteratura e il suo ruolo di “narratrice e poetessa” in questa società odierna.

Com’è nata l’idea l’dea di pubblicare questa raccolta di racconti “Come se qualcuno vi vedesse nudi?

I racconti esistevano da tempo e l’editore Stefano Donno ne è rimasto folgorato sin dalla mia lettura di essi. Questi racconti circolavano fotocopiati in treno tra le mie amiche pendolari. Le mie amiche ne erano appassionate   e li portavano in giro nei loro viaggi a Milano. Sono racconti al femminile che parlano di relazioni umane che con l’avvento dei media stanno inevitabilmente cambiando. Risultano simpatici e facili da leggere. I personaggi dei racconti si presentano con le loro debolezze, difetti, punti di forza, sogni, vizi, Sono completamente spogliati di sovrastrutture.

La tematica che fa da filo conduttore ai tuoi racconti è la nudità. Per te cosa significa?

La nudità in senso metaforico è prima di tutto qualcosa che evolve come quella del corpo. Ogni età ha al suo grado di nudità. Non tutti sono predisposti a farsi vedere nudi, mostrarsi per quello che si è davvero. Molta gente ha perso il contatto col proprio “io”. Si è tendenzialmente troppo sovra strutturati.  Si vuole apparire costantemente belli, appariscenti, giovani. Questo ci sta togliendo la gioia di scoprirci per come siamo veramente. Anche quando si è da soli tendiamo a mantenere queste sovrastrutture rinunciando a conoscere la vera essenza del nostro essere.

Perché la nudità dell’animo spaventa?

Non è facile fare i conti con se stessi. Io pratico meditazione da tanti anni. Questa pratica mi permette di entrare in contatto con me stessa. La nudità spaventa perché noi abbiamo dentro noi stessi uno scopo, quello che chiamiamo sogno. Quando non lo realizziamo una voce perennemente presente dentro noi stessi ci ricorda la sua mancata realizzazione. Non ascoltare questa voce non ci consente di affrontare la nudità.

Secondo te quanto l’interazione con l’Altro può essere utile nella scoperta della propria nudità?

L’Altro è uno specchio indispensabile perché in ogni persona che incontriamo nel corso della nostra esistenza troviamo parti di noi. Stessi. Inconsciamente rintracciamo parti del nostro carattere anche in chi odiamo perché magari ci ricorda quella parte di noi che non riusciamo a tollerare. L’interazione con l’Altro permette di arricchirci. È una ricchezza solo quando c’è rispetto reciproco pur avendo idee diverse. Oggi è molto facile avere scontri frontali molto duri con persone che hanno idee completamente diverse dalla nostra.

Dei cinque racconti di “Come se qualcuno vi vedesse nudi” c’è uno al quale sei particolarmente affezionata e perché?

Sono affezionata a Forbidden Colours. È la colonna sonora di molte opere di Sakamoto a cui sono molto legata. Il titolo è anche il racconto di Yukio Mishima pubblicato nel 1953. Parlava della solitudine all’interno del matrimonio. La protagonista è la moglie tradita di un omosessuale. Lei nonostante ciò lo amava tanto. Il mio racconto parla della stessa tematica. Io scrivo di donne che affrontano la solitudine all’interno delle relazioni umane. Oggi siamo tutte chiuse in noi stesse. È difficile dare sfogo ad un dialogo sincero eppure il confronto e il dialogo ci renderebbe tutti più umani. Si dovrebbe parlare di più senza nascondere le proprie imperfezioni

Sei anche una poetessa e a Maggio ti hanno conferito il Premio “No Lunch Poetry Slam” al Festival Internazionale di Poesia di Milano. Come hai accolto questo riconoscimento?

Lo slam è una forma poetica inedita e nasce dalla tradizione orale della poesia. Da questa tradizione prendono forma diversi tipi di poesia come la “poesia sonora” che è molto particolare. Attraverso lo slam i poeti si confrontano e il pubblico vota. Quello che mi hanno conferito non è un premio dato da una giuria di poeti ma direttamente dal pubblico che cambia sempre. È stata una bella esperienza. Il livello del Festival di Milano era molto alto. Mi è piaciuta tanto questa esperienza e mi ha sorpresa. È basato tutto sul feedback estemporaneo e porta la poesia ovunque non solo nelle sale da tè e nei circoli ma anche per la strada tra i ragazzi che si stanno avvicinando ad essa. Nelle mie poesie mi piace raccontare di gente comune. Trovo molta poesia in queste forme di esistenza che mi circondano.

Qual’ è il tuo ruolo da poetessa in questa società odierna?

Sono una narratrice del mio tempo. Cerco di capire gli altri tentando di alleviare le loro sofferenze. Molti mi scrivono perché si identificano e si commuovono nel leggere ciò che scrivo. Ciò mi soddisfa tanto perché sono felice di questi scambi col mio pubblico. È bello parlare del mondo.

Quando è nata questa passione per la letteratura e la poesia?

Ho cominciato molto presto, a quattordici anni. Già allora avevo letto “Noi, I ragazzi dello Zoo di Berlino”, “Lezioni americane” di Calvino, la biografia di Rita Levi di Montalcini. Ero molto giovane. Prima si leggeva molto di più. Ero molto curiosa. Mi sento fortunata ad avere avuto punti di riferimento molto forti. Ho cominciato a scrivere prima come giornalista ma la forma poetica ritornava sempre a fare eco nella mia testa, era come una canzoncina costante. Ho cominciato a scrivere versi ma con molta fatica perché nella poesia devi essere chiaro nel messaggio e capire cosa stai esprimendo. L’80% per cento di quello che scrivo poi col tempo non lo considero più. Sono molto critica nel mio lavoro.

Quali consigli daresti ad un giovane poeta e scrittore che è alla ricerca di un editore serio?

Prima di tutto essere critico nei confronti del proprio lavoro, capire se la sua scrittura è particolare, se è sincero in ciò che scrive. La sincerità è essenziale. Oggi ci sono tanti scrittori che si autopromuovono e auto pubblicano. Non so se dire se fanno bene o male. Fa molto l’aspetto pubblicitario delle proprie opere ma se non hai un buon prodotto da vendere il lettore non acquista più le tue opere. Gli editori seri esistono. Io sono stata fortunatissima a conoscere Stefano Donno. Mi sono rivolta solo a lui consapevolmente e non credevo mi rispondesse.  I suoi autori sono di qualità. L’ho conosciuto al Festival di Poesia a Milano e mi ha colpito la qualità di una sua presentazione. Mi è piaciuta subito la linea editoriale fresca e giovane de I Quaderni del Bardo.

Perché il lettore de IlCorriereNazionale.net dovrebbe leggere la tua raccolta di racconti “Come se qualcuno vi vedesse nudi”?

Sono racconti che si leggono tutto d’un fiato, catturano il lettore e si fanno letteralmente mangiare.  Sono di facile lettura. Fanno ridere e piangere al tempo stesso. Sanno emozionare.

Mariangela Cutrone

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