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Cambiare

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Sono anni che ci diamo da fare per indicare le inefficienze degli organismi che dovrebbero tutelare anche i diritti dei Connazionali all’estero. Riscontri ce ne sono stati pochi. Vedremo l’atteggiamento di questo Esecutivo. I diretti interessati si sono resi conto che non tutto ha funzionato come avrebbe potuto. Il “silenzio” si è evoluto in una sorta di “disinteresse” che non ci sembra condivisibile. E’ inutile basarci sui casi recenti. L’accoppiata Di Maio/Salvini non ha ancora affrontato, ufficialmente, i temi che interessano gli italiani nel mondo.

 C’è da appurare cosa si potrebbe fare per recuperare attendibilità oltre confine. Quelle che, nel tempo, abbiamo segnalato resteranno le basi del nostro modo di valutare gli italiani nel mondo. Se le Istituzioni, le Associazioni, i Partiti non sono stati in grado di coordinare i bisogni dei Connazionali all’estero, si dovrebbe iniziare a prendere in esame l’aspetto nodale del problema: gli Organismi che rappresentano gli italiani nel mondo sono ancora all’altezza delle loro mansioni? Se all’interrogativo si risponde, obiettivamente, ”No”, allora non basta più ridimensionare certi aspetti discordanti; bisognerebbe, invece, favorire il nuovo.

Ragionevolmente, l’istituto della rappresentatività dovrebbe essere rivisitato; con interventi e proposte svincolate da quelle attuali; anche in previsione del rinnovo del Parlamento UE. C’è da sostenere, a chi vive all’estero, una reale rappresentatività politica anche in Patria. Di parole ne sono state dette molte; ci sono da realizzare i fatti. Per cambiare c’è il tempo e il modo.

G.B.

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