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Forza Italia divisa, Zingaretti resta in sella

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E alla fine Zingaretti vince anche stavolta e resta in sella. Il Consiglio regionale del Lazio, presieduto da Daniele Leodori, ha respinto la mozione di sfiducia al presidente della Regione Lazio, Nicola Zingaretti. Dai banchi della Pisana sono stati 26 i voti contrari e solo 22 quelli a favore.

Il 26esimo voto che ‘salva’ Zingaretti è quello della consigliera di Forza Italia, Laura Cartaginese, che vota contro la mozione e nel suo intervento in aula di fatto sfiducia il proprio capogruppo, Antonello Aurigemma, dichiarando “il mio capigruppo non mi rappresenta più. Sono basita per il metodo utilizzato dai colleghi di opposizione senza condividere nulla. Viceversa, anche noi, gli esclusi, avremmo potuto dire qualcosa e dare il nostro contributo: per questo non ho firmato la sfiducia. Anche perché dopo nove mesi sarebbe solo un danno grave per la nostra regione”.

Eppure, fino a qualche ora prima il nemico da impallinare era il consigliere regionale del Gruppo Misto, Enrico Cavallari, eletto a marzo con la Lega e poi uscito sbattendo la porta. Cavallari giovedì scorso aveva dichiarato che non avrebbe votato la mozione di sfiducia, sottoscritta da 12 consiglieri di centrodestra, primo firmatario Stefano Parisi, portavoce del centrodestra in Consiglio regionale. Annuncio che aveva di fatto sancito l’inutilità di una mozione destinata ad essere bocciata.

Dal coordinatore regionale di Forza Italia, Claudio Fazzone, era arrivata la richiesta ad Aurigemma di ritirare la mozione ed evitare “altre figure”. Poco dopo, la capogruppo del M5S, Roberta Lombardi, aveva tacciato di “buffonata” la performance del centrodestra e comunicato che i Cinque Stelle sarebbero presentati in Aula.

Nel corso della riunione dei capigruppo, sempre giovedì, il centrodestra ha chiesto e ottenuto la calendarizzazione della mozione messa all’ordine del giorno sabato 1 dicembre alle ore 10.30. Il centrodestra tira per la giacca i Cinque Stelle accusandoli di voler aiutare il Governatore disertando l’aula e nella serata di venerdì, come riferito dall’Adnkronos, arriva il richiamo all’ordine ai grillini della Pisana dal vicepremier Luigi Di Maio, e poi anche di Beppe Grillo, “andate in aula e votate compatti la sfiducia”.

E oggi la pattuglia dei Cinque Stelle si è fatta trovare al completo alla Pisana dove la seduta è iniziata con il giallo sull’assenza del consigliere Ciacciarelli in “missione istituzionale” in Scozia. Motivo per cui il centrodestra ha chiesto di aggiornare la seduta e rinviarla a quando il collega sarà di ritorno, ma il presidente Leodori comunica che l’ufficio di presidenza non ha autorizzato missioni istituzionali al consigliere Ciacciarelli il quale, peraltro, non potrà chiedere rimborsi sul viaggio in Scozia.

Assente anche Cavallari mentre Sergio Pirozzi (Pirozzi Presidente) annuncia di dover prendere un volo “resterò in aula fino alle 12.03 poi dovrò andare via e non potrò votare”. Stefano Parisi (Lazio 2018) critica Zingaretti troppo preso dalla corsa alla segreteria del Pd per assicurare il governo della Regione; anche dai banchi di Fdi, della Lega di Noi Con l’Italia arrivano critiche all’operato del Governatore e non mancano scintille tra il centrodestra e i Cinque Stelle.

Dal Gruppo Misto, assente Cavallari, il consigliere Cangemi comunica che voterà la sfiducia, ribadisce la sua appartenenza al centrodestra e la validità del Patto d’Aula.

La conta finale è scontata, si procede per appello nominale ma al termine della votazione i no alla sfiducia sono 26 perché a quelli del centrosinistra si aggiunge il voto contrario della consigliera Cartaginese.

Le opposizioni si fermano a 22: 10 dei Cinque Stelle, 3 di FdI, 2 di Lazio 2018, 1 del Gruppo Misto e solo 2 di Forza Italia che perde il voto della Cartaginese. Zingaretti canta vittoria “il 26esimo voto non viene da chi ha sottoscritto il Patto d’Aula. Oggi si è determinata, in Consiglio regionale, una novità di carattere politico molto significativa che stabilizza e rafforza il lavoro del Patto d’Aula e rende la nostra iniziativa amministrativa ancora più forte”.

I Cinque Stelle salvano la faccia mentre il centrodestra, sempre più diviso, si lecca le ferite. Dulcis in fundo lo scontro violentissimo tra due vecchi amici, Francesco Storace e l’ex sindaco di Amatrice, Sergio Pirozzi. “Io ti ho votato contro Zingaretti, e non per andartene in Puglia quando si vota la mozione di sfiducia”, attacca Storace.

Pirozzi replica sulla sua pagina Facebook: “Per il voto sarai soddisfatto, ci ha pensato il tuo nuovo soggetto politico! Ne hai cambiati tanti, ricordo che alle elezioni per un nuovo sindaco di Roma hai appoggiato Marchini a scapito del del capo del tuo partito Giorgia Meloni. A proposito – insiste Pirozzi – mi spieghi, che sono un po’ tardo, quanti voti servivano per mandarlo a casa? (il numero preciso) il resto, presidente Storace, è fuffa… un abbraccio forte e complimenti per il suo nuovo incarico di direttore del Secolo, organo ufficiale di partito di fratelli d’Italia”. Secca la chiosa di Storace: “Ingrato. Non meriti altro”.

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