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Forbes – Tutto quello che sapete sull’Ucraina è sbagliato

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di Malachia Paperoga
Riprendiamo un intervento del 2014 di Vladimir Golstein, professore di studi slavi alla Brown University, nato a Mosca ed emigrato negli Stati Uniti nel 1979. L’articolo descrive con lucidità e lungimiranza la situazione dell’Ucraina, restituendo un quadro più equilibrato delle forze che determinano la presente situazione sociale e politica. Il primo ostacolo verso una riappacificazione e un compromesso tra le due identità del paese è proprio l’attuale regime filo-occidentale, legato a doppio filo con il violento nazionalismo di stampo fascista.

Di Vladimir Golstein 

I media americani mainstream hanno adottato una visione miope della crisi ucraina che segue il copione scritto dal Dipartimento di Stato. La maggior parte dei rapporti o hanno o ignorato la verità o l’hanno distorta in maniera da dare una visione solo parziale dei fatti. Ecco qui di seguito sette cose che dovreste sapere sull’Ucraina.

A discapito di quanto sostengono alcuni commentatori, come Greg Sattell di Forbes, le divisioni in Ucraina esistono davvero, e la violenza scatenata dal regime di Kiev sta ulteriormente polarizzando il paese. Anche se le differenze tra l’Ucraina occidentale e il resto del paese, che si rivolge più alla Russia, sono ampiamente riconosciute, quello che in genere viene sottovalutato è la cultura, il linguaggio e l’ideologia politica che l’Ucraina occidentale ha imposto al resto del paese. Ufficialmente questo viene fatto per “unificare il paese”, ma il vero obiettivo è quello di reprimere e umiliare la popolazione ucraina di lingua russa. Gli estremisti nazionalisti dell’Ucraina occidentale, per i quali il rifiuto della Russia e della sua cultura è un atto di fede, intendono costringere il resto del paese ad adeguarsi alla loro visione parziale. L’Ucraina dell’est e dell’ovest non capiscono le rispettive preoccupazioni, così come i cubani che vivono a Miami e quelli che vivono a l’Havana non si capirebbero tra loro. Il conflitto ucraino non è tra “separatisti filo-russi” e “pro-ucraini”, ma piuttosto tra due gruppi di ucraini che non condividono la rispettiva visione di un’Ucraina indipendente.

L’Ucraina dell’ovest fu annessa alla Russia sono durante l’era di Stalin. Per secoli era stata sotto il controllo culturale, religioso e/o politico dell’Impero Austro-Ungarico e della Polonia. Odiando l’occupazione sovietica, i nazionalisti dell’Ucraina dell’Ovest vedevano Stalin come un cattivo molto peggiore di Hitler, al punto che l’Organizzazione degli Ucraini Nazionalisti si allineò con i nazisti e, guidati dal loro leader estremista Stepan Bandera, si spinse a liberare la loro terra da altri gruppi etnici, compresi Polacchi ed Ebrei.

L’Ucraina occidentale è unita dall’ostilità nei confronti dei Russi, che vengono visti come invasori e occupanti. Durante gli ultimi 20 anni, mentre l’Ucraina cercava di prendere le distanze dal proprio passato Sovietico e dalla sua ideologia, essa scelse il nazionalismo dell’Ucraina occidentale come alternativa. Un passaggio necessario forse, ma che ha generato i propri miti pericolosi. Gli orientali non accettano che poster pro-Bandera siano spuntati in tutta l’Ucraina e che si tenti di riscrivere l’intera storia, con i violenti nazionalisti che combatterono al fianco dei nazisti trattati come eroi, mentre i Russi, che soffrirono sotto Stalin non meno degli stessi Ucraini, vengono denigrati. Dopo l’esilio del Presidente Victor Yanukovich e l’annessione russa della Crimea, la retorica nazionalista ucraina è diventata esplicitamente offensiva e isterica, ostracizzando ulteriormente il popolo dell’est. Il crescendo di violenza continuerà a radicalizzare entrambe le parti, che invece di trovare una soluzione democraticamente accettabile si rivolgeranno a mazze da baseball e fucili AK47.

La stampa occidentale non ha raccontato la verità sul massacro dei cittadini ucraini a Odessa il 2 maggio 2014, quando circa 100 (dai dati ufficialmente accertati 42) persone disarmate furono bruciate vive in un edificio di Odessa. Nel raccontare la storia, la stampa occidentale fece riferimento a scontri tra hooligan del calcio pro-Ucraina e protestanti pro-Russia, senza spiegare minimamente perché il risultato di questi scontri fu così a senso unico.

Quel che avvenne a Odessa è qualcosa di tristemente familiare per l’Est Europa: un pogrom organizzato. Quantomeno la BBC raccontò correttamente parte della storia: “diverse migliaia di tifosi di calcio iniziarono ad attaccare 300 pro-Russia”. E come in tutti i pogrom, i carnefici diedero la colpa alle loro vittime indifese per averli provocati. In realtà, teppisti pro-Kiev armati con sbarre di ferro e Molotov attaccarono il campo dei protestanti, gli diedero fuoco, e costrinsero i protestanti a rifugiarsi in un edificio, che fu dato alle fiamme. Si trattò di uno spudorato atto di violenza e intimidazione. Gli attuali leader dell’Ucraina promisero un’indagine, ma al momento l’unica risposta è stata dare la colpa alla passività delle forze dell’ordine. La verità è che le vittime semplicemente si sono rifiutate di condividere l’agenda radicale nazionalista di Kiev. Dovremmo chiamarli civili “separatisti” o “terroristi” solo perché il loro rifiuto del nazionalismo radicale è sfociato in una protesta tipo “Occupy”? Perché non chiamarli Ucraini moderati? Il governo Ucraino, incompetente se va bene e violento e brutale nel peggiore dei casi, ignorando l’intimidazione e quindi permettendo ulteriori radicalizzazioni, sta tradendo il proprio popolo. Questa era una notizia importante, un possibile spartiacque nel dramma in atto della guerra civile ucraina, eppure la stampa occidentale si è rapidamente dimenticata della questione.

Le elezioni Ucraine previste per il 25 maggio non risolveranno certo i problemi economici dell’Ucraina, dato che c’è una palese assenza di candidati validi. Gli attuali rivali politici alle elezioni sono o oligarchi in stile Sovietico come Petro Poroshenko, o politici corrotti come l’ex Primo Ministro Iulia Timoshenko, oppure l’ex membro del governo Timoshenko, Arseny Iatseniuk. Per quanto corrotto si fosse dimostrato il presidente esautorato Viktor Yanukovich, egli aveva conquistato davvero il suo ruolo tramite le ultime elezioni, mentre il paese era traumatizzato dalla stessa corruzione di Timoshenko. È un’amara caratteristica della scena politica ucraina che il suo politico più indipendente e dinamico sia Oleh Tyahnibok dell’Ucraina dell’Ovest, il controverso leader del partito nazionalista di estrema destra, Svoboda. Il suo partito è stato accusato di essere coinvolto nel movimento nazi-Bandera, mentre la Russia lo ha dichiarato “fascista” e ha aperto contro di lui un procedimento penale per aver organizzato l’assalto ai civili dell’Ucraina orientale.

I politici non contano veramente in Ucraina, perché l’Ucraina è la terra degli oligarchi. Bene o male, Putin ha messo fine al regno degli oligarchi in Russia. I membri del “circolo interno” di Putin saranno anche ricchissimi, ma sanno a chi devono il loro benessere. Imprigionando Mikhail Khodorkovsky, Putin ha lanciato un chiaro messaggio a tutti i potenti oligarchi che controllavano la Russia durante il periodo dell’ex presidente Boris Yeltsin: rimanete fuori dalla politica. In Ucraina niente di questo è avvenuto, e i politici sembrano lavorare in unisono, se non sotto diretto controllo degli oligarchi. Ci sono spesso tensioni tra di loro o tra loro e i politici; per esempio, l’Ucraino più ricco, Rinat Akhmetov, ha lavorato a stretto contatto con Yanukovich, mentre altri hanno preferito Timoshenko o Victor Iushenko. Gli interessi di Akhmetov sono legati alle industrie metallurgiche dell’Est ed egli ha fatto in modo che i suoi 300.000 dipendenti lo aiutassero a prendere il controllo dell’Ucraina dell’est e respingere gli attacchi militari ai civili, attacchi che venivano incoraggiati da un altro oligarca, Igor Kolomoisky.

La stampa occidentale, inclusa Forbes, ha sottostimato l’influenza dell’oligarca Igor Kolomoisky. Kolomoisky ha utilizzato il concetto di “corporate raiding” alla lettera, utilizzando unità paramilitari a sua disposizione per tutta una serie di acquisizioni ostili. Senza dubbio un astuto uomo d’affari, è riuscito a sottrarre diversi affari a potenti concorrenti come l’attuale presidente del Tartastan e , se dobbiamo credere a Putin, come l’oligarca russo Roman Abramovich. La recente incursione nella politica di Kolomoisky è avvenuta sulla stessa imponente scala. Nonostante abbia la residenza in Svizzera, è stato eletto governatore della regione di Dnepropetrovsk. Ha offerto una taglia di 10.000 dollari per ogni “Separatista Russo”, ha dotato l’esercito ucraino dei mezzi necessari e ha armato i volontari nazionalisti. Mentre l’esercito ucraino regolare è riluttante a sparare alla sua stessa popolazione, le unità di Kolomoisky hanno partecipato a vari attacchi militari nell’est, incluso l’assalto del 9 maggio a Mariupol, dove sono stati uccisi molti civili. Fonti russe lo collegano al massacro di Odessa. Membri del nuovo governatorato di Odessa, nominato dopo il massacro, sono suoi stretti collaboratori.

Anche le attività “pro-ebrei” di Kolomoisky sono molto controverse. Egli fa donazioni in denaro a vari progetti di ristrutturazione o costruzione, da Gerusalemme alla sua nativa Dnepropetrovsk, riveste la carica di presidente della comunità ebrea ucraina, e nel 2010 è diventato il presidente del Consiglio Europeo delle comunità ebree, a seguito della sua promessa di donare 14 milioni di dollari per vari progetti. Altri membri del Consiglio hanno descritto la sua nomina come un “atto ostile in stile Est Europeo”. Dopo che molti tra loro hanno dato le dimissioni per protesta, Kolomoisky ha lasciato il Consiglio, ma solo dopo aver impostato un comitato “alternativo” chiamato Unione degli Ebrei Europei. I leader ebrei fedeli a Kolomoisky sostengono che l’Ucraina ora è una società aperta e pluralista, ma alla luce della tradizione ucraina di anti-Semitismo e pogrom, c’è poco da essere ottimisti.

La stampa occidentale si lamenta dei media controllati da Putin, ma Kolomoisky controlla almeno altrettanta informazione. Le sue proprietà includono il più grande gruppo mediatico ucraino, “1+1 Media”, l’agenzia di stampa “Unian”, così come vari siti internet, che gli permettono di tenere l’opinione pubblica in una frenesia anti-Putin. Andrew Higgins del New York Times ha pubblicato una storia dal titolo “Tra gli ebrei ucraini, la maggiore preoccupazione è Putin, non i Pogrom” che fa l’elogio di Kolomoisky per aver donato a Dnepropetrovsk il “più grande centro comunitario ebreo del mondo” insieme a un “museo dell’Olocausto ad alta tecnologia”. Higgins, tuttavia, nota che il museo “evita la delicata questione di come alcuni nazionalisti ucraini collaborarono coi nazisti… spiegando invece come gli ebrei sostennero gli sforzi dell’Ucraina di diventare una nazione indipendente”. In altre parole, questo museo hi-tech non è altro che un progetto di propaganda, che si focalizza su questioni che non riguardano l’Olocausto, e che non onora le vittime né documenta il ruolo dei collaborazionisti ucraini.

La Russia è debole. Il paese sta calando come popolazione, geograficamente ed economicamente. La Russia ha un territorio chiaramente troppo vasto. Guardiamo il confine russo-cinese, dove la densità di popolazione rivela un’immagine preoccupante per la Russia: ci sono circa 100.000 cinesi per chilometro quadrato a sud del confine, contro 10 russi dall’altra parte. Solo un fanatico russofobico potrebbe immaginare che la Russia voglia espandersi. Le repubbliche baltiche, la Moldavia, la Georgia e la Polonia, continuano a dare retta ai media occidentali e alle loro storielle di espansione russa, perché la NATO, la UE e gli USA sono più che felici di “fronteggiare la Russia” e fornire aiuti finanziari.

Il presidente Putin è stato accomodante nei confronti degli interessi occidentali. A discapito di quel che si legge sulla stampa occidentale, non ha protestato per l’espansione della NATO, ha abbandonato una serie di importanti basi militari russe, e ha agito aggressivamente solo quando ha capito che il “cortile” russo era in pericolo. L’annessione della Crimea, mentre rispondeva a una forte richiesta popolare sia in Russia che in Crimea, è stata un’operazione limitata che ha consentito a Putin di salvare la faccia dopo aver “perso” l’Ucraina. Da quel momento ha dato parecchi segnali che è pronto a capitolare. I suoi limitati obiettivi sono riconosciuti negli scritti e nelle interviste di persone come l’ex ambasciatore in Russia Jack Matlock, o dell’ex Segretario di Stato Henry Kissinger. Ma quello che occorre sottolineare è che il prossimo leader russo potrebbe non essere altrettanto accomodante, specialmente alla luce delle continue e inutili provocazione da parte degli Stati Uniti. Dmitry Rogozin, il rappresentante NATO della Russia e un’importante figura politica della destra, ha già dichiarato che la prossima volta che volerà in Ucraina e Moldavia, lo farà su un aereo bombardiere, dopo che questi paesi non hanno concesso al suo aereo civile di usare il loro spazio aereo. Quello che ha permesso l’ascesa di Hitler è stata la continua umiliazione della Germania dopo la Prima Guerra Mondiale. La politica di umiliazione pubblica di Putin, i discorsi di “punire” lui o la Russia per il loro cattivo comportamento, sono un insulto al leader russo e ai suoi compaesani. Al contrario della Germania nel 1939, la Russia ha un sacco di armi nucleari. Se la Russia intendesse asservire gli USA o i suoi alleati con la minaccia di un attacco nucleare, sarei più che felice di ripetere il motto del New Hampshire: “Vivere liberi o morire”. Ma vale davvero la pena di insultare e minacciare una potenza nucleare già infuriata e frustrata per il gusto di consegnare l’Ucraina a gente come Kolomoisky e la sua combriccola di oligarchi, nazionalisti e politici asserviti? Quei politici e giornalisti occidentali che confondono la questione di difesa della libertà con i giochi di potere dell’attuale élite ucraina, dovrebbero essere consapevoli che non stanno servendo, ma tradendo,gli amati principi americani.

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