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Il fondo fiduciario dell’UE per l’Africa

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E’ uno strumento di emergenza flessibile ma non sufficientemente mirato, stando alla Corte dei conti europea

Secondo una nuova relazione della Corte dei conti europea, il fondo fiduciario di emergenza dell’UE per l’Africa (EUTF Africa) è uno strumento flessibile che consente di fornire assistenza in settori quali l’alimentazione, l’istruzione, la sanità, la sicurezza e lo sviluppo sostenibile. I suoi obiettivi sono però troppo ampi per guidare con efficienza gli interventi nelle regioni africane e la Commissione europea ha difficoltà a misurare il grado in cui il fondo consegue i propri obiettivi. La Corte ha inoltre constatato debolezze di attuazione e osserva che i progetti subiscono ritardi analoghi a quelli che caratterizzano gli aiuti allo sviluppo tradizionali.

Istituito nel 2015 come fondo fiduciario di emergenza per promuovere la stabilità a lungo termine e contrastare le cause profonde della migrazione irregolare e del fenomeno degli sfollati in Africa, l’EUTF Africa conta attualmente 4,1 miliardi di euro di contributi e sostiene attività in 26 paesi di tre regioni africane: il Sahel e il lago Ciad, il Corno d’Africa e l’Africa settentrionale. La Corte ha verificato se il fondo sia concepito e attuato in modo soddisfacente. Sono stati esaminati progetti in Niger e Libia, che nelle rispettive regioni sono i maggiori assegnatari di fondi.

“L’EUTF Africa è uno speciale strumento di emergenza per far fronte alla migrazione”, ha dichiarato Bettina Jakobsen, il Membro della Corte dei conti europea responsabile della relazione. “Date le sfide inedite e le risorse finanziarie implicate, tale fondo dovrebbe essere più mirato e indirizzare il sostegno a favore di azioni specifiche in grado di produrre un impatto misurabile”.

Gli obiettivi del fondo sono stati mantenuti i più ampi possibili, in modo che la maggior parte degli interventi fosse ammissibile al finanziamento. Ciò ha consentito di adattare il sostegno del fondo per fronteggiare situazioni diverse e mutevoli, ma è stato meno utile per guidare gli interventi nelle varie regioni e misurare l’impatto. La Commissione non ha analizzato approfonditamente e quantificato i bisogni, non ha specificato quali crisi il fondo avrebbe dovuto affrontare e non ha definito gli strumenti a disposizione di quest’ultimo: risulta pertanto limitata la capacità della Commissione stessa di dimostrare che sono state individuate le giuste priorità e che le azioni approvate sono le più adatte a trattarle. Inoltre, le risorse e capacità dei donatori non sono ancora messe in comune in modo sufficientemente efficace.

Il fondo ha avviato progetti più rapidamente degli aiuti allo sviluppo tradizionali e, nel complesso, è riuscito ad accelerare la sottoscrizione dei contratti e il versamento degli anticipi, anche se sarebbe stata auspicabile una maggiore rapidità da parte di uno strumento di emergenza. Di fatto, l’attuazione dei progetti è stata ritardata da difficoltà analoghe a quelle incontrate dagli strumenti tradizionali. La Corte ha rilevato ritardi ricorrenti in progetti relativi a settori come quello della sicurezza e della gestione delle frontiere.

Le procedure di selezione dei progetti variavano da una regione all’altra. I criteri per la valutazione delle proposte non erano sufficientemente chiari o documentati e il vantaggio comparativo di avvalersi dell’EUTF Africa per finanziare i progetti non era sempre illustrato in modo adeguato. La Corte ha riscontrato esempi di progetti che rispondevano a bisogni analoghi a quelli mirati da altri strumenti dell’UE, con il rischio di una duplicazione di altre forme di sostegno dell’UE.

Gli obiettivi dei progetti spesso non erano specifici e misurabili e gli indicatori di performance erano privi di valori di partenza. Le tre regioni utilizzano sistemi diversi per monitorare la performance, in quanto il sistema comune non è ancora operativo. La moltitudine di informazioni e di sistemi di monitoraggio fa sì che non vi sia un’unica visione d’insieme esauriente dei risultati conseguiti dall’EUTF Africa nel suo complesso. Dal momento che sono implicati finanziamenti UE per 3,7 miliardi di euro, la Corte ritiene che la capacità di misurare la performance sia un aspetto importante della rendicontabilità.

I progetti sottoposti ad audit, ancorché in una fase iniziale di attuazione, hanno cominciato a produrre realizzazioni. Il fondo ha contribuito agli sforzi profusi per ridurre il flusso di migranti irregolari dall’Africa verso l’Europa, ma detto contributo non può essere misurato con precisione.

La Corte formula una serie di raccomandazioni alla Commissione per migliorare la qualità degli obiettivi, rivedere le procedure di selezione dei progetti e adottare misure volte ad accelerare l’attuazione e a migliorare il monitoraggio. 

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