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I cambiamenti

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Gli italiani, col voto della scorsa primavera, hanno favorito una modifica integrale a livello della rappresentatività politica nazionale. Di fatto, però, il mutamento stenta ad arrivare. Se la questione non fosse di vitale importanza per il Paese, basterebbe attendere gli eventi che, comunque, ci saranno. L’Italia ha diritto a un riordino del suo quadro istituzionale; ma non solo di quello. Intanto, l’instabilità continua a giocare il suo ruolo. Nei partiti, i “Delfini” cambiano di nome e smentiscono quelli che li hanno preceduti.

 I dubbi potranno essere dissipati solo con convergenze più essenziali. Le stime degli economisti lasciano il tempo che trovano. Manca, sempre, la fiducia d’investire nel pianeta Italia. La situazione politica, ora, non soddisfa neppure certe condizioni che l’economia europea richiede dagli Stati membri. Temporeggiare è un altro segno di debolezza.

Anche se siamo “alle corde”, la colpa non è di nessuno. Perché, scriviamolo chiaro, è di tutti. Da noi, la politica resta un’incognita. Ci vorrebbe più dignità e meno prosopopea. Lo sappiamo; ma si preferisce attendere la prima mossa dagli altri. Questo Esecutivo dovrebbe avere un compito più propositivo che politico.

Il Paese attende logicità e coerenza. Insomma, la fiducia alla quale tutti intendiamo appellarci, è una cosa seria e, per meritarla, a breve o a lungo termine, c’è da esserne meritevoli.

 La valenza del Potere Legislativo non è solo questione di numeri, ma anche di programmi. Insomma, il Parlamento potrebbe discutere sulle nuove normative in modo meno condizionato dalle proposte dell’Esecutivo Di Maio/Renzi. L’incertezza dei ruoli resta il tallone d’Achille di questa maggioranza della quale, dopo mesi di proclami, non siamo stati in grado di comprendere le finalità.

Giorgio Brignola

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