Ambiente

Grido d’allarme sulla svendita della più grande salina d’Italia

Prof. Giampietro Comolli

Giovanni Mercadante

Raccolta del sale

Grido d’allarme lanciato dall’economista-agronomo-enologo Giampietro Comolli, libero docente presso l’Istituto Universitario Salesiano di  Venezia, nonché giornalista,  sulla svendita della più grande salina d’Italia e d’Europa situata a Margherita di Savoia in Puglia.

Una vicenda che egli segue da tempo soprattutto come economista. Un sale di grande pregio, cristallino, prodotto nelle saline più antiche d’Italia già in epoca romana.

Il suo comunicato stampa, inoltrato alle maggiori testate nazionali, evidenzia una situazione di particolare rischio economico nazionale per il passaggio di proprietà in mano straniera. Da parte del governo centrale sembra che non si muova nulla, e neanche da quello regionale, a parte un timido segnale di presa d’atto del governatore Michele Emiliano. Intanto sono a rischio i posti di lavoro.

Da fonti non autorizzate e non confermate c’è stato un incontro qualche giorno con il Cda di Atisale  che ha approvato all’unanimità un investimento di 1 milione di euro  per ammodernare e innovare la sicurezza del lavoro e dei lavoratori all’interno della salina di Margherita di Savoia  come richiesto dai sindacati e da Emiliano, i cui  lavori inizieranno nel 2019.

La più grande salina d’Italia in Puglia (800.000 ton/anno) passata di mano a una multinazionale del sale europea e mondiale? Questo sembra di capire dalla nota del prof. Giampietro Comolli che per giustezza d’informazione ne riportiamo integralmente qui appresso il testo.

Il sale è un prodotto strategico per il belpaese. Il sale italiano può essere riconosciuto made in Italy. Alcuni siti e saline devono essere Igp .

Le più grandi saline marine d’Europa di Margherita di Savoia in Puglia sono passate in mano alla multinazionale francese Salins Spa, leader europea e co-leader mondiale nella commercializzazione di sale industriale, sale stradale e sale alimentare.

Un’asta di vendita del credito gestito da Monte Paschi Siena, banca finanziata dallo Stato e dal Governo Renzi, in assoluta forma riservata e a chiamata, ha assegnato a Salins Spa tramite la controllata CIS oltre 500 ettari di sale marino italiano, inseriti in un contesto di 4000 ettari di parco e riserva, in zona altamente turistica.

I sindacati dei lavoratori, gli ex titolari di Atisale-Salapia Sale Spa detentori della concessione demaniale fino al 2029 e autori del forte crack debitorio che ha portato l’impresa al concordato e alla cessione del 100% pacchetto azionario, al pegno fideiussorio delle azioni e alla garanzia delle proprietà personali dei soci tutto verso Mps, hanno scritto lettere di fuoco e le maestranze sono entrate immediatamente in sciopero.                                   Vasche evaporanti delle saline

Il Ceves di Piacenza/Centro studi attivo nelle ricerche tecniche-scientifiche-economiche, di cui è Presidente il detto prof. G. Comolli,  chiede al Governo, al Demanio, alla Regione Puglia, al Comune di Margherita, a Coldiretti di attivarsi per una verifica delle procedure e delle azioni avviate, affinché il sale italiano non faccia la fine dello zucchero italiano che negli anni ’80-’90 passò di mano non con una cessione di impresa, ma anche in quel caso attraverso meccanismi di debiti e crediti contratti con Banche e scambi finanziari per necessità e interessi ben lontano dalla tutela dello zucchero italiano. Sollecitiamo quindi che un bene collettivo dello Stato italiano non sia ceduto a chi ha una leadership che potrebbe inficiare la “italianità”, l’origine e la provenienza del sale tricolore compreso il coinvolgimento diretto delle miniere di salgemma di Volterra.

Anche attraverso il sale italiano può passare la valorizzazione dell’agroalimentare e del made in Italy dell’enogastronomia per tutti i risvolti culinari, ricette, cucina che implica, come segnalano a Ceves da tempo i più importanti chef e cuochi italiani all’estero e in Italia, costretti ad acquistare sali di altri paesi sostenuti da campagne di qualità, di sostenibilità, di pregio ben orchestrate, ma spesso non inerenti  alle caratteristiche alimentari, cosmetiche, salutari che le recenti ricerche e analisi scientifico-universitarie stanno avvalorando e dimostrando.

Il sale alimentare, da non confondere con quello per uso chimico e industriale,  non è un nemico della salute se consumato con misura, con dosi e in modi corretti essendo sia un condimento a tavola che  coadiuvante terapeutico per certe cure dell’organismo umano, dallo stress alla salute dermatologica, dalle vie respiratorie alla stanchezza congenita.

Il recente DL del Senato a tutela dell’agroalimentare italiano dovrebbe interessarsi anche del sale italiano e aggiornare, rispetto ai tempi e modi di gestione monopolistica, le norme di qualità e qualificazione del sale per consumo umano oramai entrato nel libero mercato e soggetto a una ampia concorrenza.

Il Ceves chiede una “etichetta parlante” sulle confezioni, un trattamento normativo uniforme fra sale nazionale e estero, oltre a vedere se è possibile identificare, tracciare e certificare altri siti produttivi nazionali meritevoli del riconoscimento Dop o Igp o di Presidio come già avviene per due sole parti ristrette delle saline di Trapani e di Cervia.

Inoltre, il Ceves ha valutato tutte le saline attive in Italia. Si potrebbero riconoscere con un grande valore aggiunto anche per il territorio locale come parchi, ambiente, paesaggio, terme, musei e altre attività agricole.

Il messaggio è anche indirizzato a Coldiretti e Slow Food notoriamente paladini di queste realtà produttive di nicchia: un valore aggiunto che deve restare al made in Italy per il “sale da cucina” come chiedono i ristoratori italiani.

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