Puglia

L’alimentazione nel mondo islamico, pane e olio

La studiosa Damiana Santoro regala un altro spunto di riflessione storica

Giovanni Mercadante

Tavoli dei relatori

Da sx: Luigi Viscanti, Rosa Melodia, Maria Giov. Stasolla, Damiana Santoro

Nell’ambito  del ciclo di conferenze dedicate alla storia dell’alimentazione dell’Alta Murgia e con le pubblicazioni ad esse riferite dal titolo “Il nero seme sul campo bianco”,  l’archeologa e archivista Damiana Santoro ha offerto un altro spunto di riflessione storica.

Il meeting avvenuto il 16 novembre 2018 nella splendida sala ricevimenti “I luoghi di Pitti”, antica masseria S. Giovanni dei Conti Sabini, è stato presentato dal prof. Luigi Viscanti, presidente dell’Associazione  Club per l’Unesco.

Relatrice la prof.ssa Maria Giovanna Stasolla, nata ad Altamura, Ordinario di storia dei paesi islamici presso l’Università degli studi di Roma “Tor Vergata”. Presenti: la sindaca avv. Rosa Melodia; Angela Masi deputata della Repubblica; Filomena  Di Rienzo, funzionario della Sovrintendenza archivistica e bibliografica della Puglia e Basilicata; Enzo Colonna, Cons. reg. Puglia.

Damiana Santoro, nella sua introduzione, ha fatto osservare che è importante capire il patrimonio alimentare, al fine di custodirlo e valorizzarlo al meglio. L’obiettivo primario quindi  è di fare rete con i diversi istituti di ricerca e di promozione non sottovalutando ovviamente i principali “players” come l’Unesco e il Parco dell’Alta Murgia, ente quest’ultimo che a pieno titolo difende le peculiarità del territorio.

  La prof.ssa Maria Giovanna Stasolla con l’archeologa e archivista Damiana Santoro

Il 2018 è stato definito l’anno del cibo italiano quale patrimonio enogastronomico e culturale mondiale. Il cibo è identità culturale, i cui ingredienti provengono da terre lontane; vedi il pomodoro, la cui terra d’origine è il centro America; oggi è l’ingrediente principale nei nostri piatti. Circoscrivendo il raggio d’azione, il pane, prodotto principe del nostro territorio, si fa in tutto il mondo ma con tecniche diverse.

Il paesaggio e l’alimentazione incidono sullo stile di vita. Il patrimonio enogastronomico italiano, ribadito più volte, è un bene di tutta l’umanità. Enzo Colonna, dal canto suo, ha  sottolineato che il cibo è elemento di sedimentazione della cultura territoriale.

La prof.ssa Maria Giovanna Stasolla, una delle prime studiose contemporanee di lingue orientali, ha puntato la sua attenzione sulle specificità del cibo, che a volte si traducono in amore con punte di odio. Apprezzabile tutto quello che produce la nostra terra basata sull’agricoltura e sull’allevamento degli animali.

Senza dimenticare l’esodo dalle campagne avvenuto negli anni ’60-70-80 del secolo scorso. Fortunatamente da qualche tempo  si sta registrando l’avvicinamento di molti giovani all’agricoltura. Segnale che va incoraggiato col nostro sostegno per incentivare l’economia.

Il focus della prof.ssa M. G. Stasolla si è concentrato sull’alimentazione e cultura nel mondo islamico: il pane e l’olio. Nel  suo breve excursus introduttivo non ha dimenticato di citare i suoi studi fatti ad Altamura, al liceo classico, poi all’università di studi orientali a Napoli, e poi oggi docente all’Università di Tor Vergata a Roma. Ha studiato in medio oriente, ha  scritto saggi in italiano, inglese e francese.

Le restrizioni alimentari nell’ebraismo sono meno severe rispetto all’islam. L’Halal, per esempio è una indicazione del Corano che disciplina quanto è permesso in materia di comportamento, linguaggio, abbigliamento e alimentazione, come pure  sul trattamento della carne suina, equina e  sui rapaci. Lo sgozzamento dell’animale dev’essere eseguito in modo tempestivo senza farlo soffrire.

l Ramadan, invece, è un precetto durante il quale si  osserva la completa astensione quotidiana (dall’aurora al tramonto) da cibi, bevande, rapporti sessuali. A significare appunto la purificazione del corpo. La fine del Ramadan è una grande festa popolare che caratterizza il mondo islamico. Le norme etiche del rapporto col cibo sono ampie.  Si raccomanda di utilizzare i prodotti alimentari con una certa sobrietà e moderazione al  cibo proibito. Altra regola è di non entrare in moschea dopo aver mangiato dell’aglio e poi il divieto di bene vino.

La pubblicazione del libro “Il nero seme sul bianco campo” giunta alla sua undicesima edizione  a cura di Damiana Santoro e con testi anche del prof. Giuseppe Poli,  Ordinario di Storia moderna presso il Dipartimento Scienze della Formazione dell’Università di Bari, tratta il paesaggio agrario, la produzione del cibo dal punto di vista economico e ambientale. Fornisce spunti di materiali di discussione, di antropologia culturale, del governo del territorio e e dell’organizzazione delle strutture alimentari. La questione fondiaria e lo scenario politico di metà Ottocento; le condizioni sociali del territorio altamurano; il prezzo del pane nel 1880; Altamura alla fine del XVI secolo con le carte di Rocca, capitolo molto interessante con le vedute di quel secolo e la costruzione del Monastero del Soccorso già avviata 40 anni prima con l’assenso di Casa Farnese.

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