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Italia futura

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Non avremmo mai immaginato che l’Italia potesse assumere l’assetto socio/politico nel quale stiamo vivendo. Vivendo male; perché non lo riconosciamo nostro.

Come non lo riconoscono milioni d’italiani. Se far politica sul serio significa anche interessarsi ai problemi degli altri, è evidente che parecchi nostri politici hanno prospettive diverse.

La crisi economica, nonostante le assicurazioni, c’è ancora. Anche se non per tutti. Il fardello di problemi resta “pesante”. Di fatto, è l’immediato futuro che ci preoccupa.

Del resto, le incongruenze di questo nostro Paese non sono solo di oggi. Il potere legislativo, quindi il Parlamento, è sempre più polemico che costruttivo. Quasi che l’Esecutivo rappresenti l’unica possibilità per non finire nel baratro di un’irreversibile recessione.

Neppure il 2018 è finito con le premesse di uno sbocco socio/politico sicuro. L’economia nazionale è in stallo. Il patto Di Maio/Salvini rappresenta un’incoerenza funzionale che non è neppure sfuggita ai Partiti che non azzarderemmo collocare all’opposizione di questo “Centro/Destra” atipico.

Intanto, ripensiamo agli anni’ 60 quando, anche se con spirito più partigiano, la partecipazione alla vita pubblica del Paese era una realtà da conquistare quasi quotidianamente. E’ passato più di mezzo secolo d’allora. Precedenti Generazioni hanno lasciato il posto all’attuale. Il posto, ma non, tuttavia, gli ideali.

Giorgio Brignola

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