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Basta con la stampa di regime!

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Forse il momento al quale possiamo far risalire l’inizio della fine della Gazzetta è stato il famoso articolo del 24 giugno 2016 in prima pagina sulla Brexit che annunciava la sconfitta degli antieuropeisti al referendum sulla permanenza della Gran Bretagna nell’Europa Unita. Nella foga di compiacere i maggiorenti locali (e forse anche nazionali) la Gazzetta si precipitò nell’anticipare entusiasticamente (pur con qualche timida riserva) la sconfitta degli euroscettici profondendosi in commenti forbiti che null’altro sancivano che il distacco siderale che separava il giornale dalla realtà. Distacco che era tale da non rendersene conto neanche dopo volendo pensare che nonostante quello scivolone i lettori di casa nostra non avrebbero voltato le spalle al giornale.. in realtà il vento spirava fortemente contro. Non se ne sono resi conto neanche dopo il voto del 2018, neanche dopo la vittoria di Trump… e hanno continuato a servire una idea completamente fuori dalla realtà. Forse avrebbero dovuto immediatamente rivedere la compagine editoriale.. forse avrebbero dovuto anteporre la informazione corretta alla volontà di compiacimento della loro parte politica… invece hanno continuato indifferenti ad ogni segno dei tempi..

Certo i tempi lavoravano da decenni contro i convincimenti propugnati dal nostro giornale; la concorrenza della informazione libera via internet aveva già decretato la fine di ben più blasonate testate di tutto il mondo. La dissennata conduzione mondialista dell’economia aveva da tempo reso impopolari le tesi sostenute dalla stampa tradizionale. La immigrazione libera di moltitudini disperate in una società ed economia in cui nulla è più libero da decenni, aveva portato alla esasperazione la stragrande maggioranza della popolazione. La ossessione del debito pubblico e le reiterate disastrose leggi finanziarie “salva Italia” avevano portato tutti alla disperazione. Che dire poi dell’evidente fallimento della tecnoburocrazia europea? Ma loro continuavano e continuano a sostenere l’insostenibile. Forse si sentivano forti degli appoggi, forse la proprietà del giornale voleva che si sostenessero queste tesi, forse la loro provincialità era ed è tale da aver loro impedito di vedere anche questi fenomeni planetari di solare evidenza.

Quindi la Gazzetta è morta da moltissimo tempo e si attende solo il suggello giudiziario e contabile a questo iato che separa quella conduzione dai suoi lettori e dalla società tutta.

È deplorevole però assistere all’interessamento di pezzi delle istituzioni locali che accorrono al capezzale di questa scellerata conduzione del giornale. Al posto di interessarsi dei profondi problemi che imperversano indisturbati nella nostra società ed economia costoro, profumatamente retribuiti dal contribuente, dedicano il loro tempo per aiutare questi personaggi. Sarà che facciano parte tutti della stessa consorteria distaccata dalla realtà?

Canio Trione

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