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Il dl sicurezza promanato da Salvini ostracizzato da alcuni Sindaci di Sinistra

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Il sindaco di Palermo Leoluca Orlando lancia una provocazione raccolta a livello nazionale da altri sindaci di sinistra, la volontà di non dare attuazione al Decreto sicurezza nelle rispettive città di competenza per non discriminare i migranti

di Monica Montanaro

Il Decreto legge sulla sicurezza e immigrazione a firma del neo ministro dell’Interno Matteo Salvini a poche settimane dalla sua approvazione in Parlamento e dopo aver ricevuto il beneplacito del Presidente della Repubblica è stato già contestato pubblicamente ricevendo pesanti critiche. La ribellione è scaturita dal sindaco di Palermo Leoluca Orlando e in breve tempo si è propagata sul territorio nazionale e ha preso corpo attraverso la voce e l’iniziativa di alcuni sindaci “zelanti” nella loro funzione, tra di essi il sindaco di Napoli Luigi De Magistris, quello di Firenze Dario Nardella, quello di Reggio Calabria Giuseppe Falcomatà, Mimmo Lucano sindaco sospeso di Riace e Marco Alessandrini sindaco di Pescara, che hanno voluto prendere le distante da un provvedimento discriminatorio nei confronti di persone straniere e che presenta elementi di incostituzionalità di forte matrice leghista e dunque di un ideologia di estrema destra contrastante rispetto ai loro valori di accoglienza e solidarietà tipici di una visione politica di sinistra ma che appartengono ad ogni persona dotata di civiltà e umanità ivi compreso l’attuale ministro Salvini.

Il sindaco Orlando ha manifestato materialmente la sua indignazione sul Decreto in questione, che ha definito “disumano e criminogeno”, inviando una circolare al responsabile dell’ufficio anagrafe il cui contenuto attiene alla richiesta di “approfondire tutti i profili giuridici anagrafici” in riferimento all’applicazione della normativa. Dunque il sindaco è orientato e determinato a sospendere qualunque azione atta ad inficiare i diritti fondamentali della persona umana, nella fattispecie quella degli immigrati, in particolare la ripugnanza del primo cittadino è rivolta verso la sussistenza  dell’articolo 13 del citato Decreto poiché da esso ne deriverebbe la non iscrizione degli stranieri occupanti il suolo italiano nelle liste anagrafiche con la conseguente impossibilità ad ottenere la residenza, misura estesa anche a coloro i quali risultano in possesso di un regolare permesso di soggiorno, ma altresì per altre ricadute da cui ne deriverebbe la preclusione in seno agli stessi migranti dell’ottenimento di ulteriori benefici di carattere sociale e sanitario.

Il destinatario delle accuse è il padre del Decreto sicurezza ovvero il ministro Salvini, il quale prontamente ed indefessamente ha replicato alle varie rimostranze dei sindaci rivoltosi: “I sindaci ne risponderanno personalmente, legalmente, penalmente e civilmente perché è una legge dello Stato che mette ordine e regole. Sono curioso di capire se rinunceranno anche ai poteri straordinari previsti dal Decreto che tanti sindaci hanno apprezzato”. Difatti il Decreto sicurezza è assurto a legge dello Stato in data 3 dicembre scorso a tutti gli effetti, quindi il vicepremier Salvini ha piena ragione da rivendicare in merito al Decreto di suo concepimento e ha richiamato la platea intera alla sua osservanza.

Il segretario della Lega Matteo Salvini ha rincarato la dose nelle sue dichiarazioni in difesa del suo operato: “Con tutti i problemi che ci sono a Palermo il sindaco sinistro pensa a fare disobbedienza sugli immigrati” ha scritto in un post pubblicato sul sito social Tweeter, proseguendo: “E’ un torto ai tanti palermitani e napoletani che hanno problemi veri, reali, quotidiani”.

In risposta alle affermazioni impetuose del ministro Salvini il sindaco Orlando dichiara fermo: “Il nostro non è un atto di disobbedienza civile né di obiezione di coscienza, ma la semplice applicazione dei diritti costituzionali che sono garantiti a tutti i coloro che vivono nel nostro Paese. Siamo davanti ad un provvedimento criminogeno – rimbrotta il sindaco-, ci sono migliaia, centinaia di migliaia di persone che oggi risiedono legalmente in Italia che tra qualche settimana o mese saranno “senza documenti” e quindi illegali. Questo significa incentivare la criminalità, non combatterla o prevenirla”.

La replica caustica e perentoria diffusa via diretta Facebook  è giunta nel pomeriggio dal vicepremier Matteo Salvini che ha rilasciato codesti commenti come contro risposta al sindaco palermitano promotore di tale sollevazione generalizzata e agli altri sindaci contestatori: “Ricordo a questi sindaci di sinistra che il Decreto sicurezza, una legge di buon senso e civiltà, è stato approvato da Governo e Parlamento, e firmato dal Presidente della Repubblica. Prima dobbiamo pensare ai milioni di italiani poveri e disoccupati, difendendoli dai troppi reati commessi da immigrati clandestini, poi salveremo anche il resto del mondo. Orlando vuole disobbedire? Non manderò l’esercito ma ne risponderà legalmente”.

Il ministro dell’Interno Salvini sicuramente promuove e applica con rigore le sue idee e il suo programma politico  mantenendo fede alle promesse pre-elettorali, ma oggettivamente le sue affermazioni sono fondate poiché il Dl sicurezza è ormai legge ufficiale dello Stato e come tale a fondamento dello Stato di diritto ivi vigente va accettata ed ottemperata.

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