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La politica è (anche) compromesso

Matteo Salvini è stato battuto dalla sua stessa compagine di governo, una dimostrazione di come la politica non possa essere solo ‘pugno di ferro’. Il premier Giuseppe Conte riesce a scalzare il Ministro degli Interni sul suo stesso cavallo di battaglia: ‘porti chiusi’, sempre e comunque. Tuttavia non in questo caso: l’Italia ha acconsentito all’accoglienza di circa 10 migranti che saranno presi a carico della Chiesa Valdese senza oneri per lo stato.

Sono stati violati tutti i paradigmi della strategia Salvini: accoglienza, ricollocamento, porti aperti, accordo con l’Unione Europea. Tutto ciò per cui aveva lottato duramente, nonostante le accuse di violazione dei diritti della persona, l’appello di Papa Francesco e gli schiaffi alla solidarietà

Così Salvini in questa battaglia si è trovato solo. L’unica condizione possibile in un  contesto governativo a due facce: quella della Lega, sempre più intransigente, dura e oppositiva, e quella del Movimento 5 Stelle che si trova nel costante ruolo di moderatore della ‘linea Salvini’ (a discapito delle intenzioni programmatiche originarie).

Proprio questa costante dialettica causa l’uguaglianza (quasi) inesistente tra i due attori. A livello mediatico Salvini è senz’altro il protagonista del governo giallo-verde, sia nei sondaggi che nella comunicazione veicolata dai mass media. Le sue esternazioni, spesso colorite, che non hanno quasi nulla di istituzionale, ricordano sempre più il turpiloquio che aveva reso famoso il suo predecessore alla segreteria del Carroccio: Umberto Bossi. Un linguaggio e un atteggiamento figli di una situazione politico-culturale che voleva distaccarsi dalla politica tradizionale, dalla corruzione e dal pesante fardello della Prima Repubblica.

L’arrivo di Matteo Salvini ha portato una ventata di novità: la Lega Nord diventa nazionale. A dimostrazione di ciò, si elimina l’aggettivo Nord, simbolicamente evocativo. Si rompe con il passato, si rigetta un progetto che si stava dimostrando fallimentare.

La sua istituzionalizzazione e la carica di governo sono il risultato di una strategia dall’esito positivo, ma non abbastanza da poter governare da solo. Il Movimento 5 Stelle rappresenta il nemico-amico necessario ma allo stesso tempo d’intralcio per la piena realizzazione del ‘progetto Salvini’.

La quasi totale indipendenza del vice premier Salvini nella sua linea politica ha subito una battuta d’arresto mercoledì 9 gennaio, quando (finalmente) la compagine ‘gialla’ del governo ha reagito a quello che stava diventando un caso internazionale. L’essere disposti ad accogliere anche pochi migranti rappresenta uno schiaffo a ciò che Salvini voleva rappresentare: il non scendere a compromessi. Ma la politica non può essere solo paraocchi, non può imboccare un’unica strada senza metterla in discussione. La politica è compromesso, è dialogo, e questo episodio dimostra che anche i più duri  a volte devono cedere.

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