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Usa: shutdown piu’ lungo della storia

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Trump: dem tornino al lavoro per risolvere sul Messico

Lo shutdown piu’ lungo della storia degli Usa entra oggi nel suo 23mo giorno, con 800mila dipendenti pubblici senza stipendio. Trump striglia i democratici: “Tornino a Washington a lavorare per mettere fine alla terribile crisi umanitaria al confine con il Messico”. E attacca indirettamente la speaker Pelosi, che si trova a Puerto Rico.

Donald Trump non ha la “minima idea” se riuscira’ a raggiungere un accordo con la speaker della Camera Nancy Pelosi sul finanziamento per costruzione del muro al confine con il Messico: lo ha detto lo stesso presidente americano nel corso di un’intervista a Fox News. Come e’ noto, Pelosi si oppone al muro, che definisce “inefficace e dispendioso”. Il finanziamento del muro resta il punto critico per l’approvazione del bilancio Usa e la riapertura del governo federale, ormai semiparalizzato da 23 giorni.

I consiglieri di Donald Trump stanno cercando una via di uscita allo shutdown perche’ dentro la Casa Bianca non c’e’ alcuna strategia per mettere fine all’impasse: c’e’ solo frustrazione. A ricostruire cosa sta accadendo in queste ore alla Casa Bianca e’ il Washington Post, secondo il quale il presidente americano sta mostrando determinazione ma di sicuro non si sta dimostrando un calcolatore delle conseguenze delle sue azioni. Durante le vacanze di Natale, Trump e’ rimasto in una Casa Bianca che sembrava una ”citta’ fantasma”, una ”terra di nessuno” riferiscono alcune fonti, precisando che solo dopo Natale i funzionari dell’amministrazione hanno iniziato a realizzare l’ammontare dei problemi logistici che uno shutdown prolungato avrebbe causato. Ma Trump – aggiungo le fonti – e’ apparso disinteressato dai dettagli della gestione delle agenzie e dei servizi governative.

E’ uno shutdown da record. Al suo ingresso nel 22esimo giorno, sabato, la paralisi parziale dell’amministrazione federale è diventata la più lunga della storia degli Stati Uniti, superando i 21 giorni raggiunti sotto la presidenza di Bill Clinton nel 1995-1996. Ma per il presidente Usa Donald Trump tutto dipende dai democratici, che “potrebbero risolvere lo shutdown in 15 minuti”.Al cuore del blocco, cominciato tre settimane fa, c’è il muro che Trump vuole costruire al confine con il Messico, a suo dire per fermare l’immigrazione: il presidente repubblicano vuole 5,7 miliardi di dollari per realizzarlo e i democratici si rifiutano di finanziarlo perché lo ritengono un progetto “immorale”, costoso e inefficace; così il magnate si rifiuta di firmare la legge di bilancio finché non otterrà i fondi. Il tycoon sabato mattina ha pubblicato una serie di tweet rivolgendosi ai democratici e invitandoli a “tornare a Washington” per porre fine a quella che ha definito “l’orribile crisi umanitaria al confine sud”. “I democratici potrebbero risolvere lo shutdown in 15 minuti!, ha cinguettato Trump. E controbattendo a chi sostiene che in realtà non abbia un piano per lo shutdown ha risposto: “Io ho un piano per lo shutdown. Ma per capire quel piano bisogna capire il fatto che ho vinto le elezioni e ho promesso sicurezza per il popolo americano”. Iniziato il 22 dicembre scorso, il blocco sta lasciando senza stipendio circa 800mila lavoratori federali. “Una soluzione facile per me sarebbe dichiarare un’emergenza nazionale, ma non ho intenzione di farlo così velocemente perché spetta al Congresso farlo”, aveva assicurato venerdì il magnate repubblicano. Questa procedura gli darebbe dei poteri eccezionali che gli permetterebbero di utilizzare, per finanziare la costruzione del muro, dei fondi già approvati dal Congresso. Secondo diversi media Usa, la Casa Bianca ipotizza di ridirezionare dei fondi di emergenza inizialmente stanziati per territori colpiti da catastrofi naturali, come Porto Rico. Al Congresso, intanto, nessun compromesso all’orizzonte. Il Senato ha sospeso la seduta venerdì pomeriggio e non si riunirà fino a lunedì. Venerdì la Camera ha approvato a stragrande maggioranza una legge, che era già passata in Senato, in base alla quale i dipendenti federali dovranno essere retribuiti retroattivamente una volta terminato lo shutdown. Starà ora a Trump promulgare questa legge.

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