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Il Mal Governo o il Buon Governo?

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Pino Presicci

Per ispirare l’operato del governo, Ambrogio Lorenzetti affresca nel Trecento la Sala dei Nove del Palazzo Pubblico di Siena. Le sue pitture hanno la funzione di rammentare ai politici riuniti nei consigli di governo, la correlazione tra le loro decisioni e la vita di tutti i giorni.

Gli affreschi sono composti da quattro scene principali, disposte lungo il registro superiore della stanza rettangolare della Sala dei Nove e hanno un proposito chiaramente didascalico: sia nel Buon Governo che nel Cattivo Governo i personaggi sono facilmente identificabili.

Nella parte del Buon Governo, la Giustizia presiede con una grande bilancia, sui cui bracci due angeli amministrano premi e punizione. La Giustizia guarda in alto, verso la Sapienza, che la istruisce e la ispira. Sotto vediamo la Concordia, che, seduta ad un banco, tende ai cittadini le corde per muovere i piatti della bilancia della giustizia.

Il Buon Governo è protetto dalle tre Virtù Teologali: la Fede, la Speranza e la Carità. È aiutato dalla Temperanza, dalla Magnanimità, dalla Prudenza, dalla Fortezza e dalla Pace e pensa alle ripercussioni delle sue decisioni sul lavoro quotidiano dei cittadini che rappresenta.

L’affresco del Cattivo Governo è dipinto in maniera speculare a quello del Buon Governo per evidenziare il rapporto tra i due. Il personaggio principale dell’affresco è la Tirannide, al fianco della quale volano l’Avarizia, la Superbia e la Vanagloria.

Fin qui la descrizione dell’affresco del Lorenzetti 1338-1339.

Tuttavia, se è vero che c’è stato “Il Progresso” e “La Civiltà”, gli ammonimenti sul modo di governare sollevati da un pittore del Trecento dovrebbero essere pienamente superati.

Ma l’affresco del Lorenzetti colpisce proprio per una certa “contemporaneità” del suo messaggio.

L’ammonimento sugli effetti e le conseguenze delle decisioni prese nelle stanze del potere che si riflettono sulla vita quotidiana di tutti i cittadini, sembra sempre valido.

Direi tremendamente valido.

Le mani che stanno muovendo le fila di questi nostri giorni pieni di timore e apprensioni, non solo finanziarie, mettono in ansia le menti quotidiane del paese che ogni giorno si auspicano di vedere all’orizzonte una stabilità che tarda ad arrivare.

Sicché il dilemma si ripropone. Il verdetto di Bruxelles è molto chiaro: “Bisogna rispettare le regole”.

Tralasciando le Virtù teologali oggi, forse, c’è bisogno per ben governare della Prudenza.

“La prudenza, ci ricorda san Tommaso, è una virtù sommamente necessaria per la vita umana. Infatti il ben vivere consiste nel ben operare. Ma perché uno operi bene non si deve considerare solo ciò che compie, ma anche il modo in cui lo compie: si richiede cioè che agisca non per un impeto di passione, ma seguendo un‘opzione retta.

E poiché l‘opzione, o scelta, ha per oggetto i mezzi indirizzati a un fine, la rettitudine dell‘opzione richiede due cose: il debito fine e i mezzi ad esso proporzionati “.

Se dovessimo valutare le notizie che provengono dai palazzi Istituzionali mi sembra che il fine sia il debito e i mezzi non sono per niente proporzionati.

“Dove sono troppi a comandare, nasce la confusione”. (L. Einaudi)

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