Politica estera

Crisi di Stato in Venezuela: Guaidò riceve il sostegno dei maggiori leader europei

Il presidente autoproclamato Juan Guaidò strenuo oppositore del regime di Maduro sarà appoggiato dai governi europei, se non vengono indette pronte elezioni

di Monica Montanaro

Da alcune settimane il Venezuela è scosso da una profonda crisi di Stato oramai al centro del dibattito mondiale, protagonisti di tale scenario rivoluzionario il regime di Nicolas Maduro contestato dalla generalità dei leader politici a livello internazionale per la durezza della sua linea politica che calpesta i diritti primari del popolo venezuelano, e il neo autoproclamato presidente Juan Guaidò sostenuto dal Parlamento venezuelano.

L’Onu ha organizzato una riunione del Consiglio di sicurezza straordinario per affrontare il tema della crisi che sta sconvolgendo il Paese venezuelano e trovare una soluzione in merito alla situazione contingente immanente allo stato sudamericano.

Tra le posizioni assunte a livello governativo dei principali attori politici mondiali compaiono in primis gli Stati Uniti, il cui presidente Donald Trump ha espresso con vigore la sua scelta in favore del leader dell’assemblea parlamentare, ovvero il temerario Juan Guaidò, lo stesso segretario di Stato americano, Mike Pompeo, ha lanciato un proclama esteso ai vari Paesi affinché si schierino con Guaidò, affermando in una nota pubblica: “O si sta con le forze della libertà, o si è in combutta con Maduro e il suo caos”.

Mentre sul fronte interno europeo i leader degli Stati più influenti, alias Germania, Francia insieme alla Spagna si sono allineati sulla medesima linea di strategia politica estera, la cancelliera tedesca Merkel, il presidente francese Macron e quello spagnolo Sanchez hanno rilasciando ai media delle dichiarazioni collimanti di tale tenore: “Il popolo venezuelano deve poter decidere liberamente del suo futuro”, ed ancora: “Senza un annuncio di elezioni entro otto giorni, potremo riconoscere Juan Guaidò come presidente ad interim  del Venezuela per sviluppare questo processo politico. Lavoriamo intensamente con i nostri alleati europei”.

Si distacca completamente da tale posizione assunta dai Paesi europei la Russia che all’opposto supporta il regime attuale del Venezuela ed inveisce contro gli oppositori di tale regime sostenendo che nel Paese sudamericano è in corso un tentativo di golpe che sta inficiando la tenuta del regime del governo del presidente Nicolas Maduro.

L’Italia investita dalle controversie intestine al governo giallo-verde di tendenza politica discordante e fisiologicamente avverse, non riesce ad esprimere ed assumere una decisione chiara in merito alla crisi venezuelana, difatti non ha assunto una posizione netta e decisa su chi abbia il diritto a presiedere il governo del Venezuela, limitandosi diplomaticamente ad incentivare un dialogo costruttivo tra i due leader politici configgenti, ossia tra regime e opposizione.

I due partiti componenti della compagine governativa italiana, la Lega che arditamente ammette il suo sostegno a Guaidò, e il suo segretario nonché vicepremier Matteo Salvini che non lesina mai in dichiarazioni al vetriolo e coraggiose per scoraggiare i suoi detrattori rivelando le sue idee, oggi ha affermato convintamente: “Spero che il governo italiano abbandoni ogni prudenza e sostenga il popolo venezuelano” ed  altresì  “il suo diritto a libere elezioni e alla democrazia”.

Dal canto suo il Movimento 5S e più restio ad assumere nettamente una posizione in merito al caso Venezuela e ad ammettere pubblicamente la propria opinione politica al riguardo, probabilmente per non compromettere i rapporti con altri Stati sul piano internazionale.

L’Unione Europea ha espresso la sua linea ufficiale sulla crisi che affligge il Venezuela e il suo popolo e per voce dell’alto rappresentante per la politica estera Federica Mogherini si è evinto: “L’Ue chiede con forza si tengano urgentemente elezioni presidenziali libere. In assenza di un annuncio sull’organizzazione di nuove elezioni, l’Ue prenderà nuove misure, anche sulla questione del riconoscimento della leadership del Paese”.

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