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Il caso Salvini e la Costituzione

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Ormai è il tema del giorno. Sembra che non si possa fare a meno di parlarne. La discussione nasce dalla domanda di autorizzazione a procedere in giudizio che il Tribunale di Catania – Sezione Reati Ministeriali – ha formulato in relazione all’ipotesi di reato di sequestro di persone: il Ministro Salvini lo avrebbe commesso in relazione all’operazione di soccorso e salvataggio di 190 migranti effettuata  in data 16 agosto 2018 dell’unità navale della Guardia Costiera “U. Diciotti” in zona SAR maltese, successivamente trattenuti a bordo della predetta imbarcazione ormeggiata nel porto di Catania fino al 25.08.2018.

Dunque, l’accusa riguarda fatti previsti dal codice penale, art. 605, che recita: “Chiunque priva taluno della libertà personale è punito con la reclusione da sei mesi a otto anni”.

Lo stesso articolo prevede aumenti di pena (da uno a dieci anni) se il fatto è commesso da un pubblico ufficiale, con abuso dei poteri inerenti alle sue funzioni.

Come era prevedibile, l’opinione pubblica non è concorde nella valutazione dei fatti contestati nella domanda di autorizzazione a procedere. Per alcuni il comportamento di Salvini, Ministro italiano e, dunque, pubblico ufficiale, si configurerebbe quale violazione dell’art. 605 c.p. Per altri, invece, le attività intraprese dal Ministro sarebbero frutto di decisioni esclusivamente politiche volte alla tutela del territorio italiano messo in pericolo dall’invasione di clandestini e, quindi, esenti da ogni valutazione sotto il profilo penale.

Per alcuni, dunque, si tratterebbe di un caso politico nuovo nella storia del Parlamento italiano. In particolare, i senatori pentastellati, che fin dalla nascita del movimento si sono sempre dichiarati in favore dell’autorizzazione a procedere, ora mostrano qualche perplessità giustificata, a loro parere, dal rischio di ledere l’autonomia delle istituzioni, quasi una ferita al potere del Governo e del Parlamento. Anche qualche giornalista, che si professa di sinistra, vede nella domanda di autorizzazione a procedere una forma di persecuzione. E’ il caso di Piero Sansonetti, direttore “Il Dubbio”, il quale, dopo aver premesso che non condivide le scelte politiche di Salvini, ritiene, tuttavia, che esse (cioè le scelte politiche) vanno trattate come tali ed eventualmente combattute con la dialettica politica: “le scelte politiche –le migliori come le peggiori-sono scelte politiche, non reati. Trasformarle in reati, per combatterle, è una decisione che può essere originata dalle migliori intenzioni di impegno civile, ma che lede in modo evidente lo stato di diritto e la divisione dei poteri”.

Ma sono sempre lecite le scelte politiche? Anche quando la loro attuazione avviene attraverso la violazione di norme penali?

La risposta la si trova proprio nella nostra Costituzione, costruita sul principio della separazione dei poteri, che non esonera nessuno dall’obbligo di osservare le leggi. Nessuno, cioè, può ritenersi princeps legibus solutus, anzi i soggetti investiti di poteri pubblici sono assoggettati a maggiori obblighi.

D’altra parte, a voler esaminare le dichiarazioni dello stesso Ministro, che parla di difesa dei confini nazionali dalle invasioni barbariche (barbari intesi come stranieri) non possiamo esimerci dal chiederci se non siamo tornati nel Medioevo, quando davvero i Barbari invadevano con le armi i nostri territori. Oggi a invadere l’Italia sono i derelitti dell’umanità, perseguitati nei loro paesi dalla fame e dalla crudeltà dei loro governanti e animati dalla speranza di vedere riconosciuti altrove i loro diritti di esseri umani.

Al riguardo l’attuale Presidente della Corte Costituzionale, Giorgio Lattanzi, che non può essere annoverato tra i partigiani dell’uno o dell’altro schieramento, ha sottolineato che la nostra Costituzione è stata costruita partendo dalla persona, senza distinzioni di colore, di etnia, di religione: vale per tutte le persone che si trovano in Italia, cittadini o stranieri che siano.

Armando Spataro, magistrato emerito, che ha conquistato una grande considerazione per le sue indagini e per il suo equilibrio, ritiene che gli autori di reati possono annidarsi ovunque, anche nelle istituzioni e, pertanto, vanno perseguiti anche se commessi da membri del Governo. Ovviamente, sempre che le accuse risultino fondate. Ma questo è il compito della Magistratura, il cui convincimento deve basarsi su prove certe e non su pressioni dei mass-media o di personaggi appartenenti a correnti politiche. E’ il principio del libero convincimento del giudice, garantito dalla Costituzione.

La Giunta per le Autorizzazioni del Senato è chiamata a esaminare la domanda dei giudici siciliani e, se trova che veramente vi è stato uno sconfinamento della Magistratura nella sfera della politica, farà bene a negare l’autorizzazione. Ma si tenga presente che la U. Diciotti è una unità navale della Guardia Costiera e, quindi, secondo il diritto internazionale, condiviso dall’Italia, è da considerare territorio italiano a tutti gli effetti.

Infine, le dichiarazioni del Presidente del Consiglio dei Ministri e di altri Ministri vorrebbero dimostrare che l’attività svolta dal Ministro dell’Interno rientrerebbe nell’indirizzo politico del Governo. Donde, la considerazione che la domanda di autorizzazione sarebbe frutto di uno sconfinamento inammissibile in uno Stato di diritto. Anzi, ipotizzano un conflitto di attribuzioni tra i due poteri costituzionali che andrebbe risolto diversamente.

Resta sempre che nessuno può impunemente commettere reati.

Raffaele Vairo

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