Noi e il Condominio

Troppi gatti in casa, proprietaria condannata per maltrattamenti

33 gatti in casa, condannata la proprietaria

Troppo gatti in casa. 33 per la precisione, tenuti in un appartamento troppo piccolo ed in pessime condizioni igieniche, incompatibili con la loro natura. Per questi motivi, il Tribunale di Milano ha condannato la proprietaria per maltrattamenti di animali ai sensi dell’art. 727 del codice penale. Sentenza confermata anche dalla Corte di Cassazione.

Alla luce delle prove raccolte in giudizio, è emerso che l’imputata “ha detenuto presso la propria abitazione 33 gatti con modalità incompatibili con la loro natura, recando loro gravi sofferenze”. Decisivo l’accertamento delle “condizioni di sovraffollamento” e delle “pessime condizioni igieniche” dell’appartamento. Per i giudici non ci sono dubbi. Ci sono tutti gli elementi per configurare il reato di “abbandono di animali” di cui all’articolo 727 del codice penale, ai sensi del quale “Chiunque abbandona animali domestici o che abbiano acquisito abitudini della cattività è punito con l’arresto fino ad un anno o con l’ammenda da 1.000 a 10.000 euro. Alla stessa pena soggiace chiunque detiene animali in condizioni incompatibili con la loro natura, e produttive di gravi sofferenze”.

La proprietaria dei gatti ha provato a difendersi producendo una serie di documenti, tra cui la planimetria dell’appartamento, alcune fotografie degli animali, fatture di acquisto del cibo differenziato anche per età degli animali. Tutti elementi che – secondo la difesa – dimostrerebbero la cura ed attenzione dell’imputata nei confronti dei propri gatti. Quanto alle scarse condizioni di salute degli animali, l’imputata afferma che si trattava di patologie che si erano manifestate per ragioni diverse dalla negligenza nella cura o dal sovraffollamento.

La Corte di Cassazione (sentenza n. 1510 del 14 gennaio 2019) ha però respinto ogni eccezione e reso definitiva la condanna. Secondo gli Ermellini è corretta la valutazione dei fatti data dal Tribunale in primo grado, laddove sono state accertate le precarie condizioni in cui erano detenuti i gatti.
Confermata anche la decisione di confiscare i gatti, che sono stati affidati alle competenti strutture per essere curati e affidati ad altri proprietari.

Giuseppe Nuzzo

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