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Carlo Bonini: “Finalmente si è capito che la mafia non è un dato geografico”

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Quella pronunciata dalla Corte d’appello di Roma nel processo-bis al clan Fasciani di Ostia è “una sentenza storica, una vera svolta”. La pensa così Carlo Bonini, inviato de la Repubblica e autore, insieme a Giancarlo De Cataldo, di Suburra, il romanzo edito da Einaudi nel 2013 che ha raccontato l’ascesa delle organizzazioni mafiose nella Capitale, le mire dei clan sugli affari del litorale romano e gli intrecci fra criminalità e potere politico.

Perché è importante questa sentenza?
“Per due ordini di ragioni. Intanto ci dice che Ostia, un quartiere della Capitale del Paese, è stata sottratta per lungo tempo alla sovranità dello Stato. La sentenza di oggi fa di più: realizza un vero passaggio d’epoca. Roma, per giurisprudenza consolidata, era considerata immune dalla presenza della mafia. Si pensava che nella Capitale operassero soltanto le mafie tradizionali – Cosa nostra, camorra, ‘ndrangheta – diversificandosi per funzione. I gruppi criminali endogeni, ‘romani’, venivano considerati come associazioni a delinquere ‘semplici’, sempre in un’ottica di degradazione e disvalore, caratterizzate da un rango criminale secondario. La sentenza di oggi spazza via tutto questo”.

La pronuncia della Corte d’appello farà scuola anche per il futuro?
“Penso proprio di sì. Questa sentenza, chiudendo un ciclo aperto dal processo su Mafia-Capitale, risolve una questione annosa dicendoci una cosa rivoluzionaria: la mafiosità di un’organizzazione non è un dato antropologico, né tantomeno geografico. Ciò che connota un’organizzazione come mafiosa sono altri fattori: gli indici di aggressività, il controllo del territorio, l’uso della violenza, anche solo sotto forma di intimidazione. Quella di oggi è una sentenza che cambia la percezione del fenomeno, affrancando la dimensione mafiosa dalla natura territoriale, dai suoi luoghi d’elezione. Neanche la Banda della Magliana aveva avuto la qualificazione di organizzazione criminale di stampo mafioso. Non c’è dubbio che l’esperienza del procuratore Pignatone, per anni a Palermo e poi a Reggio Calabria, sia stata molto importante nel permettere questo salto di qualità a livello di attività investigativa e di comprensione del fenomeno criminale”.

Non è la prima volta che Ostia è al centro di vicende simili…
“E’ così. Contano ragioni storiche e urbanistiche. Ostia è una periferia storica della città. A partire dagli anni 60 il litorale è oggetto di un esperimento sociale. Interi nuclei familiari si spostano in seguito alla creazione di nuovi quartieri di edilizia popolare. Alcune storiche famiglie criminali, come gli Spada, si stabiliscono in questa parte di città. Ostia diventa terreno fertile per attività criminali: spaccio, narcotraffico. Hanno giocato anche fattori geografici: il mare, la presenza di un porto e dell’aeroporto di Fiumicino nelle vicinanze. Ostia diventa la porta d’ingresso delle rotte dall’Olanda. E poi già negli anni 70 a Ostia è radicata la presenza delle mafie tradizionali, siciliani e camorra soprattutto, federate con la Banda della Magliana”.

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