Interviste & Opinioni

L’Unità

L’Italia unita ha 158 anni. Tra Monarchia e Repubblica. Tempo intercalato dalla dittatura fascista. Da Paese d’Emigrazione a terra di gran flusso Immigratorio. Così s’è evoluta questa nostra Patria. Pur con i noti problemi, che ancora ci sono, il Bel Paese ha 158 anni.

Età di tutto rispetto che ci ha portato, nel bene e nel male, a dove siamo. Con la premessa che, solo avendo presente il nostro passato, potremo garantire il nostro futuro.

Con l’unità d’Italia avremmo dovuto essere tutti uguali. Anche se i fatti continuano a dimostraci d’esserlo più nelle parole, che nei fatti. Certo è che la Democrazia ha offerto nuovi momenti d’impegno sociale. Il ‘900 è stato il secolo più variegato della nostra storia ultracentenaria. Due guerre mondiali, una dittatura e difficoltà economiche che continuano ad accompagnarci anche nel nuovo Millennio.

Per noi, sono condizioni importanti quelle degli ultimi sessant’anni di vita repubblicana. Siamo, infatti, stati testimoni del tramonto di grandi partiti nazionali. Abbiamo gioito per la fine della guerra fredda e per la caduta del muro di Berlino.

Con la fine del secolo scorso, è tramontato il comunismo e il capitalismo si è ridimensionato. Pure l’Italia, insomma, ha subito progressivi cambiamenti anche se non tutti razionalmente scontati.  La Penisola del nuovo secolo, ancora tanto giovane, ha, però, da ritrovare un suo equilibrio politico; anche come Paese incastonato nella realtà UE.

Non sono mancati, nel frattempo, errori politici. Ma, oggettivamente, gli errori degli uomini non fanno la storia, ma possono servire da monito. Oggi, nel Bel Paese, c’è un Esecutivo di Centro/Destra e già con contrasti interni. I prossimi anni, però, dovranno rendere al Paese la dimensione sociale che ha smarrito.

In definitiva, i nostri politici, trovato un accordo serio a livello Esecutivo, dovranno recuperare i mezzi per restituire alla Penisola il ruolo che le compete anche a livello europeo. Ora che Di Maio e Salvini ritengono d’avere i mezzi per governare il Paese, pur con tutti i soliti distinguo, auguriamo loro d’essere coerenti per non vanificare, a fronte dei sacrifici che saremo chiamati ad affrontare, le attese e le speranze di un grande Popolo che confida nella Democrazia partecipativa. Anche perché senza connessione partecipativa l’auspicata unità nazionale resterebbe un termine privo di significato.

Giorgio Brignola

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