Cronaca

“Abusata da prete per 13 anni”, il racconto

Un altro sopravvissuto agli abusi sessuali dei preti ha raccontato come “per un cattolico, la cosa più difficile è riuscire a parlare dell’abuso sessuale; ma una volta che hai preso coraggio e inizi a raccontare – nel nostro caso, parlo di me – la prima cosa che ho pensato è stata: vado a raccontare tutto a Santa Madre Chiesa, dove mi ascolteranno e mi rispetteranno”. “La prima cosa che hanno fatto è stata di trattarmi da bugiardo, voltarmi le spalle e dirmi che io, e altri, eravamo nemici della Chiesa. Questo è uno schema che non esiste soltanto in Cile: esiste in tutto il mondo, e questo deve finire”, ha aggiunto. “Il perdono falso, il perdono forzato non funziona. Le vittime hanno bisogno che si creda loro, che le si rispettino, che ci si prenda cura di loro e si guariscano – ha continuato – Bisogna far guarire le vittime, esser loro vicini, bisogna credere loro e accompagnarle. Voi siete i medici dell’anima e tuttavia, salvo rare eccezioni, vi siete trasformati – in alcuni casi – in assassini dell’anima, in assassini della fede. Quale terribile contraddizione”. L’appello della vittima ai presidenti delle Conferenze episcopali: “Vi chiedo, per favore, di collaborare con la giustizia, che abbiate una cura particolare nei riguardi delle vittime, che quello che sta accadendo in Cile, cioè, quello che il Papa sta facendo in Cile, si ripeta come modello in altri Paesi del mondo. Vediamo tutti i giorni la punta dell’iceberg: nonostante la Chiesa affermi che è tutto finito, continuano a emergere casi: perché? Perché si procede come quando ci si trova di fronte a un tumore: si deve trattare tutto il tumore, non limitarsi a rimuoverlo; quindi serve la chemioterapia, la radioterapia, bisogna fare dei trattamenti. Non serve estirpare il tumore e basta. Vi chiedo di ascoltare quello che il Santo Padre vuole fare, non limitandovi ad assentire con un cenno del capo per fare poi un’altra cosa”.

Al summit in Vaticano sulla ‘protezione dei minori’ è stata ascoltata anche la testimonianza di un sacerdote oggi 53enne vittima di abusi sessuali da parte di un prete quando era ragazzo. “Imparate ad ascoltare le vittime”. “Che cosa mi ha ferito? Mi ha ferito l’incontro con un prete. Da adolescente – ha raccontato il sacerdote nella testimonianza messa a disposizione dal Vaticano – dopo la conversione, andavo dal prete perché mi insegnasse come leggere la Scrittura durante la messa; e lui toccava le mie parti intime. Ho passato una notte nel suo letto. Questo mi ha ferito profondamente”. “L’altra cosa che mi ha ferito è stato il vescovo al quale, dopo molti anni, da adulto, ho parlato dell’accaduto. Sono andato da lui insieme con il mio provinciale. Prima ho scritto una lettera al vescovo, sei mesi dopo un colloquio con il prete. Il vescovo non mi ha risposto e dopo sei mesi ho scritto al nunzio. Il nunzio ha reagito manifestando comprensione. Poi ho incontrato il vescovo e lui mi ha attaccato senza tentare di comprendermi, e ciò mi ha ferito. Da un lato il prete e dall’altro questo vescovo. Che cosa sento? Mi sento male – ha detto – perché né quel prete ha risposto alla mia lettera né il vescovo, e sono passati 8 anni: neanche lui ha risposto”. L’appello ai capi della Chiesa riuniti con il Papa in Vaticano: “Che cosa vorrei dire ai vescovi? Che ascoltino queste persone, che imparino ad ascoltare le persone che parlano. Io volevo che qualcuno mi ascoltasse, che si sapesse chi è quell’uomo, quel prete e che cosa fa”.

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