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Dire’grazie’

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Non costa, non toglie, non limita, non condiziona. Dire “grazie” non implica nulla che non sia bene, facilita sguardi ed ha un forte potere additivo. Ha un suono pieno che impone un lieve sorriso ai lembi delle labbra mentre lo si pronuncia. Quanti “grazie” sciogliamo in una giornata? Meno di quanti avremmo potuto dedicarne. Eh sì, siamo avari di gratitudine, eppure questa breve grave parola è un toccasana per l’anima, ha un lento effetto guaritore. Ha il dominio della domanda.

Ringraziare qualcuno è il segreto della felicità, sia per chi il “grazie” lo pronuncia e sia per chi lo riceve, è un modo per dare importanza a qualcosa che si è fatto, a qualcosa che si è detto, è un modo per dare e creare senso.

“Grazie” è la migliore preghiera che chiunque possa recitare. Esprime umiltà, grandezza e comprensione.Chi riceve gratitudine si sente meglio, sa di essere stato utile, sa di aver fatto qualcosa di buono e questo aumenta la sua autostima, quindi si sente motivato a offrire e dare di più. Dall’altro lato, chi ringrazia sa che sta dando valore e questo lo rende felice, aumenta il livello di buona salute fisica, può rafforzare le relazioni sociali, produrre stati emotivi positivi e aiuta a far fronte nel migliore dei modi ai periodi di logorìo della vita. E dunque facciamoli uscire senza pensarci i “grazie” che affiorano spontanei, soprattutto se irrompono verso chi non vorremmo. Proviamo a esagerare, a sussurrarli piano ma con tono fermo. A tirarli fuori a caso, magari accompagnati da un sorriso o un saluto.

È il “grazie” che dobbiamo prima di tutto a noi stessi per essere proprio lì dove dobbiamo invece che dove vorremmo, per aver osato con coraggio nel pensiero buono spingendo via il cattivo, per essere stati, insomma, proprio così, semplicemente e volutamente noi. E quindi “grazie” a noi e, per noi, alla vita che persevera con le albe puntuali dopo ogni notte nera, all’amico che si nasconde dietro un litigio, al sapore buono che sappiamo apprezzare senza il bisogno della fame. Grazie per quella insignificante volta che il dolore ha concesso una tregua nell’abisso della sofferenza, a quell’istante impercettibile di flebile felicità che spicca ingenua nel tormento. Diciamo “grazie” sempre. L’Universo, Dio, la Natura si fermano attenti ad ascoltare il suono magico di questa parola da chiunque essa provenga e faranno in modo che mille altre tregue o istanti generino in noi altrettanta gratitudine. Ecco perché dire “Grazie” è la migliore delle preghiere.

Evelyn Zappimbulso

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