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I patti prematrimoniali: patti chiari e condivisi prima del sì

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Dopo il ddl del Senatore Leghista Pillon, Presidente del World Congress of Families (WCF),  in discussione presso la Commissione Giustizia) del Senato  che introduce una serie di importanti modifiche in materia di diritto di famiglia tra le quali in particolare l’affido condiviso perfetto per dare  concreta attuazione ad alcune  norme  della Legge n. 54 del 2014 rimaste inattuate, la obbligatorietà del ricorso alla Mediazione familiare, introduce la figura del Mediatore familiare prevedendone  i titoli di studio ed i percorsi formativi per renderla professionalizzante e l’abolizione dell’assegno divorzile,  dal governo arrivano altre buone notizie relative all’introduzione nel nostro ordinamento dei patti prematrimoniali; si tratta di accordi che dovranno regolare i rapporti personali e patrimoniali dei coniugi e dei criteri che dovranno presiedere all’educazione congiunta dei figli. Un annuncio che ha subito creato un incredibile interesse nelle coppie che vogliono sposarsi, negli studiosi del diritto di famiglia, nei Mediatori familiari che saranno chiamati in prima persona a verificate l’attuazione dei predetti accordi o a mediare nel caso in cui si dovessero riscontrare riottosità, ripensamenti e ostruzionismi immotivati. La legge che si spera sia approvata quanto prima  determinerà senza ombra di dubbio un’autentica rivoluzione del costume. Molti all’annuncio sono andati con il pensiero a qualche anno fa quando l’attore George Clooney e l’avvocato Amal Alamuddin, prima di pronunciare il fatidico sì nel 2014,  si premurarono di firmare un accordo prematrimoniale per la ripartizione della ricchezza familiare ed al quale fare riferimento nel caso di crisi del rapporto coniugale e dl ricorso alla separazione. I patti prematrimoniali hanno una grande valore intrinseco, intanto il ricorso agli stessi rende l’istituto molto più democratico ed al quale tutti i cittadini che lo vorranno (e quindi non solo i miliardari)  potranno fare ricorso ma contribuirà notevolmente nella gente comune a stabilire precisi doveri matrimoniali tra i quali quello relativo alle spese di mantenimento da sempre fonte di contrasti, incomprensioni, litigi ed infiniti quanto dispendiosi contenziosi.

I patti prematrimoniali sono , inoltre, una norma anti-impoverimento: si vuole evitare che ci siano padri che dormono in macchina o madri senza tetto a causa delle decisioni contrarie dei tribunali. Ascoltiamo in questi giorni un coro unanime e favorevole, sono soprattutto le donne a dichiarare  che è ormai tempo di introdurre in Italia i patti prematrimoniali. Non si tratta, come qualcuno sostiene , di contrattualizzare l’amore, ci mancherebbe altro; alla base dei patti  dovrà esserci l’idea  che la coppia che si ama si imponga di  essere trasparente e onesta  nei rapporti reciproci per mettersi al riparo da incomprensioni future sempre possibili e talvolta  nascoste dietro l’angolo. I patti prematrimoniali che gli americani (la pratica  è assai diffusa in America) chiamano accordi “prenup” ovvero accordi prenunziali contengono  principalmente regole di carattere economico come , ad esempio, la parte, stabilita , di stipendio che i coniugi si impegnano a versare su un apposito conto corrente dal quale potranno essere prelevate somme  che serviranno solo ed esclusivamente per le spese di casa; oppure se la madre lavora e quindi percepisce un reddito il costo della baby sitter sarà diviso a metà. Annamaria Bernardini, noto avvocato matrimonialista  sottolinea:” Chiamandoli “” programma  matrimoniale”: ne ho già fatti una cinquantina per coppie gay e sette, otto per coppie etero. Non sono nulli, anche in assenza di una legge che li disciplini; le coppie se promettono per iscritto, poi mantengono fede a questo abito su misura che hanno comprato per la loro unione. La svolta è epocale, è finito il tempo in cui ci si sposava in tre, io , l’altro e lo Stato, che mette il becco in tutto”. Sui patto finiscono dettagli religiosi e organizzativi, definiti prima del sì, quando si è più sinceri e generosi verso l’altro.” Ho scritto, per una coppia in cui lui era ebreo, che lei s’impegnava a celebrare le festività rabbiniche, spiega De Pace. “per un’altra coppia ho messo nero su bianco dove avrebbero abitato i coniugi in caso di trasferimento di lavoro di ,lui o di lei. . In linea generale le donne in base ad un sondaggio sembrano restie verso i patti prematrimoniali e  trovano poco romantico parlare di soldi prima del matrimonio. Certo per chi ama il proprio uomo e intende sposarlo l’amore è al primo posto e predomina su tutti gli altri sentimenti e su tutte le altre esigenze. Nella realtà, però, non è cosi; dopo sposati i soldi contano eccome, sono necessari e ce ne vogliono veramente tanti non solo per affrontare il quotidiano menage familiare e l’educazione dei figli, ma anche  per poter realizzare quei progetti e quei sogni vagheggiati e pensati nel corso della fase  prematrimoniale e che consentirebbero  ai nubendi di viaggiare all’unisono sulla stessa lunghezza d’onda ed a rendere l’unione più solida e avvolgente. Tutto questo non è in distonia con la logica e la filosofia dei patti prematrimoniali: fare prevenzione e stabilire degli accordi, dei punti fermi che potranno avere una loro validità nel caso in cui la coppia va in crisi al punto tale che la conflittualità e cosi alta da portarli ad avviare la separazione  la stessa sa di poter  contare su questi accordi presi con serenità in tempi, per così dire, non sospetti. Pensare di fare la stessa operazione nel corso della tempesta spesso distruttiva quando gli animi sono esacerbati per la fine dell’amore è pura utopia.

Giacomo Marcario

Comitato di Direzione de “ Il Corriere Nazionale”

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