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Nicola Zingaretti e le speranze del popolo laico

 Nicola Zingaretti e le speranze del popolo laico. Pensieri in libertà di un elettore qualunque.

Il dado è tratto. Il popolo di centrosinistra ha scelto Nicola Zingaretti quale leader del PD. Ha scelto bene? Ha scelto male? E’ presto per dirlo. L’affluenza alle urne del PD è stata notevole, quasi a significare la speranza che la politica rivolga le maggiori attenzioni ai lavoratori, oggi sottopagati e sottoposti alla volubilità dell’economia globale che non garantisce sicurezza in ordine al diritto al lavoro. Tanto che i giovani o si trasferiscono all’estero o rimangono in Italia, ospiti dei genitori o dei nonni, a lacerarsi nella disperazione propria di chi non è in grado di essere autonomo. Così non si formano famiglie, non si mettono al mondo figli e la specie non si perpetua. Ma soprattutto si diffonde un sentimento di malessere che rende debole il corpo sociale.

Cosa può fare il nuovo segretario del PD? Prima di tutto deve eliminare le cause della lacerazione della sinistra mediando tra le diverse esigenze nell’interesse del Paese, inteso come comunità. Quindi, deve bandire da sé e dal PD ogni velleitarismo volto al soddisfacimento di interessi particolari per far posto alla reintroduzione del principio di prevalenza dell’interesse pubblico che, poi, è l’interesse dei lavoratori. Di tutti i lavoratori, anche dei lavoratori stranieri e di quelli che lavorano in proprio. Donde la necessità di ricucire gli strappi all’interno del partito. Conseguentemente, nella scelta dei suoi collaboratori il neo segretario deve allargare il suo sguardo anche verso altri gruppi che, all’interno del partito, rappresentano tesi e necessità diverse.

Alcuni autorevoli personaggi politici hanno rilevato, ad esempio, l’assenza delle donne nella sfida elettorale delle primarie. Ebbene, il neo segretario può cambiare rotta e, ad esempio, indicare quale presidente del partito una donna, possibilmente non facente parte della dirigenza nazionale. Una sindaca potrebbe appalesarsi come una scelta intelligente, in quanto intesa a valorizzare le donne e gli amministratori locali che da qualche tempo stanno diventando un soggetto politico autonomo. Mentre scrivo mi viene in mente la sindaca di Ancona che, in una trasmissione televisiva, ha dimostrato di avere i numeri e la grinta per occupare una carica così importante.

Molti elettori delle primarie hanno deciso di votare perché animati dalla speranza del risorgere della sinistra, intesa come movimento che difende le classi più deboli di fronte alla prepotenza e all’ingordigia delle classi abbienti che la crisi economica ha reso straricchi, oltre ogni limite di decenza. I lavoratori aspirano alla conquista di un posto di lavoro che consenta loro una vita dignitosa e libera e renda possibile la formazione di nuovi nuclei familiari, intesa come luogo di affetti ma anche di formazione e di educazione dei nostri figli. Ma non come si prefiggono i vari Fontana, il Fontana presidente della Lombardia e il Fontana ministro della famiglia.

Raffaele Vario

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